Le città a rischio post-pandemia

| Uno studio realizzato per l’Anci ha valutato i settori produttivi delle 14 città metropolitane italiane, dando due parametri di perdita: una soft, l’altra hard

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L’Italia s’è desta, ma col mal di testa. Il dopo-coronavirus lascerà tracce profonde per mesi, forse anni, in un’economia nazionale che già prima della pandemia arrancava, ma nel disastroso quadro globale c’è perfino modo di capire chi se la passa peggio degli altri.

Lo dice uno studio realizzato dal “Cerved” (società specializzata nella gestione del rischio di credito), per l’Anci, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, che ha monitorato l’andamento di 1.600 settori produttivi quantificando l’impatto del virus su 14 città metropolitane italiane.

Viste nel complesso, le 14 metropoli italiane potrebbero subire un ribasso del fatturato compreso fra i 244 ed i 320 miliardi di euro. Nella migliore delle due ipotesi, significa la perdita dell’11,8% dei ricavi almeno fino al prossimo anno, quando un rimbalzo del 10,2% ridarebbe fiato ma senza tornare ai livelli pre-Covid. Nel peggiore dei casi, al contrario, la caduta dei ricavi sarebbe pari al -16,4%.

Nella poco piacevole classifica, per il 2020 svetta Torino, dove il calo potrebbe oscillare fra il 14,4% ed il 20,2%, seguita da Venezia (13,8-19,2%), Genova (12,5-17,9%), e Cagliari (12,4-18,2%). Seguono Messina, Napoli, Firenze, Palermo, Venezia, Roma, Bologna, Milano, Reggio Calabria, Bari e Catania.

Parlando invece del biennio 2020-2021, le maggiori perdite di fatturato toccherebbero per prima Milano (74-976, miliardi di euro), Roma (63,2-82,4), Torino (26-34), Bologna e Napoli (15,4-20), Firenze, Genova e Venezia.

Il capitolo occupazione ribalta ancora una volta la classifica, con Venezia in prima fila, che mette sul tavolo il rischio lavoro per 73.500 dipendenti, seguita da Messina (17.500), Napoli (133.000) e Milano (307.000).

Ovunque fra i più colpiti c’è il settore turistico e alberghiero, seguito dalla cantieristica e l’automotive, che a Torino si amplifica per via dell’indotto: seguono la pelletteria e la valigeria per la Toscana, i trasporti marittimi per Genova.

Facendo una classifica finale, a vedersela peggio in termini percentuale saranno Torino, Venezia, Genova e Cagliari: Catania, bari, Bologna e Milano, malgrado valori assoluti molto alti, sembrano meno esposte.

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