Le isole dei tesori

| Sono più d’una, e in realtà si chiamano paradisi fiscali. L’Ecofin ha appena aggiornato l’elenco, ma con dimenticanze macroscopiche

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L’Ecofin, acronimo di Consiglio Economia e Finanza, composto dai ministri delle finanze degli stati membri, è una delle espressioni più delicate del Consiglio dell’Unione Europa. Si occupano di coordinare le economie europee, di tenere sotto sorveglianza la situazione economica, di monitorare le politiche di bilancio, dell’Euro, delle relazioni economiche e dei movimenti di capitale. Proprio sulla base di quest’ultimo punto, l’Ecofin ha diffuso un elenco aggiornato dei nuovi paradisi fiscali, che cambiano con la stessa velocità con cui miliardi di euro si involano facendo perdere ogni traccia. Nella nuova “black list”, si aggiungono Aruba, Barnados, Belize, Bermida, Dominica, Emirati Arabi Uniti, Fiji, Isole Marshall, Oman e Vanuatu. Ma le polemiche non mancano, perché dall’elenco sono rimasti esclusi Paesi su cui pendono forti sospetti di essere “offshore”, spesso al centro di inchieste giornalistiche che hanno svelato movimenti, traffici e corruzione. A sottolinearlo è la “Oxfam” (Oxford Committee for Famine Relief), confederazione internazionale che raccoglie 18 organizzazioni no profit di paesi diversi, secondo cui alla blacklist mancano in modo inspiegabile paesi offshore come Bahamas, Isole Vergini britanniche, Isole Cayman, Guernsey, Isola di Man e Jersey, ma anche diversi paradisi fiscali comunitari: Irlanda, Olanda, Lussemburgo, Cipro e Malta. Questi ultimi facevano parte del corposo dossier “Off the Hook”, in cui si specificava che lo spostamento di profitti è costato a Italia, Germania, Francia e Spagna 35,1 miliardi di dollari in gettito fiscale. Proprio lasciar fuori i paradisi fiscali europei, conclude la Oxfam, “significa mettere a rischio la credibilità della blacklist”. 

In realtà, il trasferimento di forti somme di denaro all’estero è una questione su cui molti paesi agiscono in modo diverso: molti ammettono società nei così detti paradisi fiscali, a patto che tutto sia fatto in modo legale e trasparente.

La stesura della lista non è mai cosa semplice: per interessi propri, i diversi paesi europei hanno spesso posizioni diverse. L’Italia, ad esempio, era contraria ad inserire nell’elenco gli Emirati Arabi Uniti. Chissà perché.

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