The money club

| L’annuale classifica di “Forbes” ha parlato: 2.153 ultramiliardari si aggirano su questo pianeta. Una categoria in calo quasi ovunque ma non in Italia, dove i ricchissimi in 10 anni sono cresciuti da 12 a 43

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È dal 1987, che “Forbes” la rivista americana di economia e finanza, curiosa nelle tasche della gente che conta per svelare chi ha incamerato più denari. L’ha fatto anche quest’anno, proclamando ancora una volta Jeff Bezos, patron assoluto del colosso “Amazon”, come l’uomo più ricco del pianeta. Con un patrimonio stimato in 131 miliardi di dollari, 19 in più dello scorso anno, Bezos può guardare al futuro con un certo ottimismo, e difficilmente lo vedremo in coda per il reddito di cittadinanza. Lo segue a debita distanza Bill Gates con 96,5 miliardi, a sua volta tallonato da Warren Buffett, finanziere, 82,5 miliardi di dollari sul conto corrente. Giù dal podio il primo degli europei, il francese Bernard Arnault, proprietario del colosso del lusso “LVMH” (Moët Hennessy Louis Vuitton SE), un poveraccio con appena 76 miliardi al caldo. Quinto un messicano, Carlo Slim, re delle telecomunicazioni e fra i proprietari del “New York Times”, assestato su 64 miliardi. Poco più in basso, con 62,7 miliardi, si piazza Amancio Ortega, “mister Zara”, quindi Larry Ellison (Oracle), 62,5 e Mark Zuckenberg, il folletto di “Facebook”, che malgrado i problemi della sua creatura ha chiuso l’anno passato con 62,3 miliardi, scivolando dal quinto all’ottavo posto. L’ex sindaco di New York Michael Bloomberg deve accontentarsi del nono posto, con 55,5 miliardi, e a chiudere la classifica dei magnifici dieci è Larry Page, quello di “Google”, con 50,8 miliardi di dollari.



Eppure, anche se si parla della stratosfera del denaro e di personaggi che posso permettersi di spernacchiare ogni crisi possibile, anche a quei livelli qualcosa si sente. Il trend dei paperoni punta inesorabilmente verso il basso: dallo scorso anno si è persa traccia di 55 miliardari, ovvero l’11% di nomi in meno sulla lista di Forbes. Se a questo si aggiunge che il 46% dei 2.153 riccazzi considerati (che complessivamente valgono 8.700 miliardi di dollari), è più povero di quanto non fosse l’anno prima, il sintomo del malessere diventa chiaro. A spingere verso il basso le cifre è la Cina, che perde per strada 49 miliardari, imitata dalla vecchia Europa, mentre il Brasile e soprattutto gli Stati Uniti tengono duro, aumentando la popolazione dei magnati: gli USA ne piazzano 607, di cui 14 fra i primi 20. A proposito: Donald Trump, il presidente, non sale e non scende, confermando 3,1 miliardi di dollari.

Fra le nuove leve del club Colin Huang, fondatore del discount cinese “Pinduoduo”, Daniel Ek e Martin Lorentzon, padroni di “Spotify”, James Monsees e Adam Bowen, padroni del colosso delle sigarette elettroniche “Juul Labs”. La più giovane in classifica è Kyle Jenner, clan Kardashian: a soli 21 anni ha messo insieme un miliardino di dollaroni. A darle una mano, nella speciale categoria degli “under 30” che anche Gustav Magnar Witzoe, modello ed erede della “SalMar ASA”, colosso del salmone norvegese.

Poi c’è l’Italia, che alla faccia dei redditi di cittadinanza sale di numero: dieci anni fa esatti, nel 2009, i paperoni tricolori erano 12, e oggi sono saliti a 43. A guidare la classifica italiana sono i soliti: i Ferrero, la “Nutella family”, con 22,4 miliardi di dollari (39esimo posto nell’assoluta), Leonardo Del Vecchio, quello di “Luxottica”, con 19,8 (cinquantesimo), e Stefano Pessina, patron della “Walgreens Boots Alliance”, con 12 miliardi di dollari (107esimo), inserito in classifica anche se di fatto cittadino monegasco. Terzo posto per Massimiliana Landini Aleotti, erede della “Menarini”, con 7,4 miliardi. Giorgio Armani è al 173esimo posto, Silvio Berlusconi al 257 (6,3 miliardi), i Benetton all’877esimo, Miuccia Prada al 916, Nicola Bulgari e Diego Della Valle occupano la casella numero 1.605. A sorpresa, escono di scena i Barilla: nel 2018 Emanuela, Guido, Luca e Paolo vantavano 1,1 miliardi di dollari a testa.

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