Tutto previsto, i grillini affondano la Tav

| Il grillino Fico si vanta di avere partecipato alle manifestazioni contro l'Alta Velocità. Con lui Grillo e Casaleggio:"Non serve più". Spunta Toninelli: "Meglio l'aereo". Regione e Confindustria: "Non sa di cosa parla"

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Tutto come previsto. Per i grillini la Tav è un totem ideologico che va abbattuto senza pietà. La commissione costi/benefici, con gli esperti (cinque su sei sono No Tav) nominati da Toninelli e dalla creatura di Grillo, Di Maio, hanno dato un parere negativo e i cantieri ora si possono, anzi si devono fermare. Bisogna vedere cosa farà la Lega, cosa deciderà in merito Salvini e come reagiranno Confindustria e le categorie economiche che si erano schierate a difesa del progetto. Ma sentite cosa ha detto Fico alla stampa parlamentare, lui che rappresenta l'ala sinistra del movimento 5stelle, in questo momento in preda a un forte malpancismo per i provvedimenti di Salvini in merito ad emigrazione e sicurezza: "Benissimo sia le piazze Si Tav che quelle No Tav, ma non é che da presidente della Camera ho cambiato idea da quella prima manifestazione nel 2005 a cui andai con Grillo e Casaleggio. Un'idea (No Tav, ndr) oggi rafforzata: i flussi progettati allora, come quello sul ferro, che era di 17 milioni originariamente, di 8 milioni negli anni '90 e siamo invece a 3 milioni di tonnellate, meno che nel 1994. La Torino-Lione sulla base di quei dati non serve più. Non é una priorità". Così il presidente della Camera Roberto Fico nel saluto alla stampa parlamentare per il Natale. La priorità secondo Fico "é costruire ferrovie nel Sud e i collegamenti con Sicilia e Calabria". "La rinnovata forza della società civile é positiva, sono molto contento se ci sono proteste non violente, piazze piene che si esprimono in libertà di espressione su temi fondamentali del presente", ha aggiunto Fico parlando delle manifestazioni degli ultimi mesi. Una sentenza senza appello. Si perderanno così migliaia di posti di lavoro, i finaziamenti europei, punti di Pil. E subito dopo è arrivato il ministro delle "No Infrastrutture" che, abbandonata la veste dell'uomo di Stato super-partes, indossata con sussiego sino a ieri, oggi  sbraca: "Il Tav è un enorme spreco di denaro pubblico, non avallato da effettiva necessità”. Che ci stanno a fare i tecnici dell’analisi costi-benefici? Niente. Il ministro, intervistato a Circo Massimo su Radio Capital,  ha spiegato che " le previsioni formulate sul traffico merci sulla linea sono sovrastimate e questo fa capire, asserisce, l’incompetenza di chi ha promosso quest’opera”.  

Luigi Di Maio


Lui, che di mestiere fa il perito di sinistri per un'assicurazione, di certo se ne capisce eccome, di trasporti. Vabbè. "Il traffico passeggeri tra Milano/Torino e Parigi non interessa nessuno e non ce lo chiede nessuno. Si tratta un scenario non realistico perché “sono tratte che si fanno tranquillamente in aereo“. Anche trsa Roma e Milano, ma lì la Tav sta prevalendo rispetto alle linee aeree. Ma vallo a spiegare a Toninelli e ai No Tav che gni giorno trasbordano le terga dalla poltrona ai sedili dell'Alta Velocità.

Sergio Chiamparino, il  governatore del Piemonte e Piero Fassino, ex sindaco di Torino, e il presdiente di Confindustria Piemonte Dario Gallina, esprimono “grande preoccupazione” per “ritardi e alle incertezze”. “Non meni il can per l’aia, sia per una volta trasparente rendendo pubblici i risultati di questa pseudo-analisi e poi abbia il coraggio di prendere finalmente una decisione”, è l’attacco di Sergio Chiamparino al "ministro". Per il governatore del Piemonte, “una cosa è evidente dai discorsi di Toninelli e Fico: che tra le accise sulla benzina che lo Stato non percepirebbe con il passaggio delle merci sulla ferrovia e i benefici ambientali che ne deriverebbero, entrambi scelgono le accise e bocciano i benefici”.

 

Tutto previsto perchè, dopo essere fuggiti dai No al Tap in Salento, all'Ilva di Taranto e al Terzo Valico di Genova, il sì alla Torino-Lione è politicamente impossibile. Ora Di Maio e C. vengono definiti "traditori" e il governo del cambiamento è diventato quello del "tradimento". La Tav assume il ruolo di agnello sacrificabile di fronte ai sondaggi in caduta dei grillini, alle prese ora anche con un colossale conflitto di interessi tra la Casaleggio e i media del movimento. Aspettiamo le reazioni, ma una su tutte appare la più probabile. Torino tornerà in piazza, molto presto, per difendere la Tav. Difficilmente il governo, specie il fronte leghista, potrà non tenerne conto. Con buona pace di un ministro del "non lavoro", Di Maio, che vuol chiudere i cantieri per dare i soldi degli italiani a milioni di nullafacenti, infine a costretto a misurarsi con i numeri, quelli veri, e non targati dal movimento No Tav.

 
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