Vizi statali e pubblici debiti

| Dal recuperare l’oro delle monete alla tassa sul macinato, fino all’emissione inconsulta di titoli di stato a breve scadenza: le soluzioni di chi governa per ridurre l’indebitamento statale. Le differenze fra Italia e Francia

+ Miei preferiti
di Marco Belletti

Per risolvere il problema del debito pubblico, gli imperatori dell’antica Roma facevano limare le monete e con l’oro ricavato ne coniavano di nuove. Un altro metodo molto utilizzato era quello di disconoscere il debito, scelta di cui si sono serviti quasi tutti i sovrani della storia: soluzione devastante in quanto rifiutare il rimborso rendeva impossibile trovare nuove fonti di finanziamento, anche per acquistare le armi necessarie per combattere le guerre dichiarate nel frattempo alle nazioni vicine.

Molto raramente gli stati hanno saldato i loro debiti, anzi hanno sempre cercato di trovare in ogni modo soluzioni alternative e a pagarne le conseguenze sono stati sempre i creditori, un tempo i banchieri oggi i risparmiatori. Le rarissime volte in cui uno stato ha seriamente cercato di onorare i propri debiti è finita male, almeno per i politici. Come quando il Ministro delle finanze del Regno d’Italia Quintino Sella impose nel 1869 la tassa sul macinato per estinguere il debito accumulato durante le guerre risorgimentali. In un attimo le sommosse popolari ottennero il risultato di far cadere la “destra storica” di cui Sella era uno dei massimi rappresentanti. E siccome i politici farebbero di tutto pur di non essere costretti ad abbandonare la poltrona di comando, ecco che soluzioni come questa non sono mai più state prese in considerazione…

In tempi più recenti per cercare di ridurre il debito pubblico si è trovata una soluzione che ha messo d’accordo tutti, il cui nome è inflazione.

Durante il fascismo fu emesso un titolo chiamato “Rendita Italia”: pagava un interesse molto elevato per l’epoca, il 5%, ma sarebbe stato impossibile ottenere il rimborso del capitale in quanto il Governo pagava solo gli interessi.

Gli anni Ottanta dello scorso secolo furono l’era felice dei “BOT People”, con lo Stato che per finanziare il proprio debito emise titoli a tre, sei e dodici mesi. La cedola era alta ma lo Stato ci lucrava in quanto l’inflazione era maggiore e quindi a ogni rinnovo dei titoli i risparmiatori ci rimettevano. Ma siccome l’economia – come l’inflazione – in quel periodo girava a mille, nessuno sembrava accorgersene.

Il debito pubblico è il passivo che uno Stato ha nei confronti di persone, imprese, banche o nazioni estere che hanno sottoscritto un credito con l’acquisto di obbligazioni o titoli per coprire il fabbisogno delle casse statali, per ripianare il deficit del bilancio nazionale o per la copertura degli interessi.

Sigle come BOT, BTP, CCT, CTZ sono conosciute dagli investitori nel nostro Paese e quasi tutti gli italiani hanno avuto a che fare con questi titoli almeno una volta nella vita.

L’Italia in questo momento ha il quarto più elevato indebitamento pubblico del mondo, alle spalle di Stati Uniti, Giappone e Cina. Tuttavia, durante il 2019 – secondo quanto recentemente dichiarato dall’agenzia Bloomberg – la Francia ci supererà e scenderemo al quinto posto tra gli stati più indebitati. Ma essere superati non significa, almeno per questa volta, un peggioramento.

Gli analisti di Bloomberg a fine 2018 ritenevano che il debito pubblico francese ammontasse a 2,31 trilioni di euro (cioè miliardi di miliardi), solo 1,4 miliardi di euro (un’inezia) meno del debito italiano. Lo scorso anno il deficit francese è stato di 80 miliardi di euro rispetto ai 37 di quello italiano, per cui entrambe le nazioni peggioreranno nel 2019 la loro posizione debitoria con in più il sorpasso transalpino di almeno 50 miliardi di euro: la Francia diventerà così lo stato europeo più indebitato al mondo.

Sempre secondo Bloomberg, questo risultato deriverebbe dai costi delle concessioni – tra l’altro inefficaci – accordate dal presidente Macron ai “gilets jaunes”.

In ogni caso la situazione francese è differente rispetto a quella italiana in quanto il 56% dell’indebitamento di Parigi è con l’estero in confronto al 34% di Roma. In pratica, mentre l’Italia è in buona parte indebitata con i cittadini italiani, la Francia deve restituire denaro a stranieri, enti e persone che non possono essere tassati per ridurre il debito.

Gli imprenditori e i privati cittadini italiani che hanno prestato denaro allo Stato italiano a questo punto hanno motivo di preoccuparsi, poiché in qualità di aziende creditrici o semplici contribuenti possono realisticamente aspettarsi una maggiore pressione fiscale. Secondo l’OCSE è proprio la Francia a detenere il record mondiale per quanto riguarda la raccolta delle tasse, pari al 46% del PIL nazionale, rispetto a una media OCSE del 34%.

Sommare queste differenti informazioni fa riflettere sul fatto che esiste un livello di tassazione oltre il quale la gente non accetta di giungere e la rivolta dei gilets jaunes ne è la dimostrazione. Ma come può fare il governo di Parigi per non torchiare eccessivamente i contribuenti e nello stesso tempo provare a ridurre il debito pubblico? Una soluzione che accontenterebbe tutti i francesi e scontenterebbe tutti i cittadini europei sarebbe quella di minacciare il fallimento dello Stato e in questo modo “obbligare” la BCE a intervenire sfilando quattrini dal portafoglio comunitario per salvare la Francia, che ovviamente sarebbe un Paese troppo grande per poter fallire senza gravi conseguenze.

In questo scenario James Douglas Hansen nella sua nota diplomatica su “Real Geopolitics” propone una diversa chiave di lettura su come la Francia risolverà la situazione. Siccome sono i tedeschi che di fatto gestiscono la Banca Centrale Europea, Hansen afferma che il trattato franco-tedesco di “partenariato” militare e politico firmato recentemente ad Aquisgrana – senza la presenza di rappresentanti dell’Unione Europea – non avrebbe solo l’obiettivo di far dominare congiuntamente l’Europa ai due partner. Sotto sotto potrebbe esserci un aiuto di Berlino, ma visto che la Francia non ha soldi per accendere nuovi prestiti, che cosa mai potrebbero volere i tedeschi dai loro vicini?

La Germania – spiega Hansen – non ha una struttura militare organizzata ed è protetta di fatto dalle forze militari di altre nazioni, sostanzialmente Polonia e (sempre meno) Stati Uniti. La Francia, oltre a poter disporre della bomba atomica, ha anche un esercito costantemente impiegato in varie piccole guerre in giro per l’Africa, e quindi adeguatamente addestrato: ecco che le forze armate francesi potrebbero diventare il braccio armato tedesco in cambio di un poderoso aiuto economico per contrastare la crescita del debito di stato di Parigi.

A questo punto sorge davvero spontanea la domanda sull’Italia: quando anche il nostro Paese si troverà a dover affrontare la situazione senza uscita di provare a ridurre il debito pubblico senza poter aumentare le tasse (rischiando una rivoluzione), che cosa mai potrebbe offrire a chi vorrebbe aiutarci offrendoci denaro? Spazio alla creatività tricolore.

Economia
Disney, 28mila dipendenti a casa
Disney, 28mila dipendenti a casa
Si tratta soprattutto di contratti part-time di personale delle divisioni parchi e resort, costretti alla chiusura da troppi mesi. L’utile operativo è sceso del 58% rispetto al 2019, con un miliardo di dollari di perdite
In vendita i carrelli delle bibite per fare cassa
In vendita i carrelli delle bibite per fare cassa
In piena crisi di liquidità, la compagnia di bandiera australiana “Qantas” ha deciso di vendere i “bar carts” pieni di vino, snack e kit di cortesia. È stato un successo, ma anche la fine di un’epoca
L’economia cinese è in crescita
L’economia cinese è in crescita
È l’unica economia al mondo a mostrare chiari segni di ripresa e a registrare maggiore fiducia dei consumatori, aumento della produzione industriale e picchi di vendita di auto e immobili
L’Australia è in recessione
L’Australia è in recessione
Dopo tre decenni di crescita che l’avevano spinta fra le più sane economie del mondo, la pandemia e prima ancora la stagione dei devastanti incendi hanno ridotto il Pil, i consumi e il turismo
La Gran Bretagna potenza globale, l’incubo di BoJo
La Gran Bretagna potenza globale, l’incubo di BoJo
Il sogno del premier di liberarsi della UE per stringere accordi commerciali con il resto del mondo si sta infrangendo: la Brexit è vicina al "no deal", con gli Stati Uniti nulla di fatto e le tensioni con la Cina aumentano
Il club dei milionari che chiede più tasse
Il club dei milionari che chiede più tasse
Sono 83 fra le persone più ricche del pianeta, e hanno firmato una petizione in cui chiedono ai governi maggiori tassazioni sulle loro fortune. Nell’elenco nessun italiano
Streets of London
Streets of London
Il Regno Unito riapre i battenti, ma la sua capitale – una delle metropoli più frizzanti del mondo - potrebbe non essere più la stessa. Tanti i settori in crisi, e tante le speranze, ma con due incognite: il ritorno del virus e la Brexit
I colossi dei cieli alle corde
I colossi dei cieli alle corde
British Airways pronta a mettere all’asta parte della propria collezione di opere d’arte, Lufthansa annuncia l’accordo con i sindacati per una forma di “disoccupazione parziale”
Le città a rischio post-pandemia
Le città a rischio post-pandemia
Uno studio realizzato per l’Anci ha valutato i settori produttivi delle 14 città metropolitane italiane, dando due parametri di perdita: una soft, l’altra hard
La Hertz verso la bancarotta
La Hertz verso la bancarotta
Il colosso mondiale dell’autonoleggio ha presentato istanza di fallimento: è l’ennesima vittima eccellente della pandemia, e anche un pessimo segnale per l’industria automobilistica mondiale