Carceri allo sfascio, veleni e tensioni

| Battute al vetriolo tra un funzionario sotto indagine per straordinari contestati e un sindacalista che si era occupato della vicenda. Ma dagli archivi l'eco di vecchie indagini, con arresti e accuse gravi

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Rivolta nelle carceri di Sanremo, ogni giorno un’aggressione di detenuti ad agenti. Carenze d’organico e uno stato di degrado mai visto, che riguarda pure le dotazioni più elementari, come le divise, come i mezzi, come le strutture. Passano i governi, azzurri, rossi, o giallo-verdi e non cambia niente. E la crisi del sistema carcerario si avvita su se stesso, trascinando all’interno degli istituti italiani anche un profondo stato di malessere, che si estende anche ai comportamenti dei singoli. Ci si incontra per caso ai cancelli dell’ingresso, e nascono tra il personale scambi di battute al vetriolo, segno di una tensione sempre più acuta. Accade a Torino, quando un funzionario, sotto inchiesta per alcune ore extra di lavoro segnate ma che sarebbero state, almeno in parte, utilizzate per altro, incrocia un sindacalista che aveva seguito anche la sua vicenda. Un episodio che ha creato un ulteriore malessere. In Procura era stato aperto un fascicolo e c’è attesa per le conclusioni, dopo gli accertamenti svolti recentemente.

Eppure quel funzionario, nel 1998, in servizio anche in quel caso alle Vallette, era già rimasto coinvolto in un’altra vicenda controversa. Al tempo si occupava di gestire lo spaccio ed era finito agli arresti domiciliari per tre mesi perché prendeva una percentuale dai fornitori, il 5 per cento. Una percentuale che poteva essere in denaro o in merce, con cadenza trimestrale. Dalle carte giudiziarie dell’epoca era emerso un quadro sconcertante: “L’omaggio doveva essere fornito mensilmente, nella misura di sei o sette casse di birra ogni cento ordinate, senza che risultasse nelle fatture”, “Un fusto di birra extra ogni due mesi e quattro casse d’acqua, oltre a dieci panettoni nel periodo prenatalizio”. “Un pacco di caffè da tre chili per ogni fornitura”. E guai a non obbedire.

La storia dello straordinario fantasma risale invece al novembre 2017, preceduto da un  procedimento disciplinare. “Per aver effettuato lavoro straordinario – si legge nella nota – oltre il proprio orario, non giustificato da alcuna esigenza di servizio, né da preventiva autorizzazione”. La relazione è finita anche al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) a Roma. Ipotesi di reato, tentata truffa e falso. In un’inchiesta del novembre sul Nucleo Traduzioni e Piantonamenti di Torino, era stata inoltre accertata, nell’ambito di un’indagine del provveditore regionale, una “cattiva gestione per disparità di trattamento circa i turni e lo straordinario dei suoi sottoposti”. Facile indovinare chi era il coordinatore poi sollevato dall’incarico.

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