Boris e l'incubo del Natale in lockdown

| Gli esperti sanitari avvertono: chiudiamo tutto o sarà un inferno. Ma il premier deve vedersela con una parte del suo partito che non vuol sentir parlare di fermare il Paese

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I tabloid inglesi usano l’ironia, paragonando le scelte a cui si trova davanti il premier al titolo di un celebre film: “Boris’s nightmare before Christmas”. L’incubo di Boris prima di Natale, e ironia a parte è quello che avrebbero prospettato al premier gli esperti del “SAGE” (Government’s Scientific Advisory Group for Emergencies): il Regno Unito sta affrontando la seconda ondata di pandemia che si prospetta ancora più letale della prima. E l’esortazione, senza mezzi termini, è di chiudere tutto al più presto, pena un’ecatombe.

I consulenti del governo hanno illustrato a Johnson alcune proiezioni secondo cui il picco della seconda ondata sarà inferiore a quello della prima, ma è solo in apparenza che tutto questo suona come una buona notizia: si prevede che durerà più a lungo - fino a marzo, si dice - con un altissimo numero di morti giornaliere. 

Sir Patrick Vallance, Consulente Scientifico Capo, guida gli appelli interni del governo perché BoJo adotti al più presto misure drastiche per rallentare la diffusione della malattia, nel timore che il numero di morti raggiunga le 500 unità al giorno nel giro di pochissime settimane. Secondo il SAGE, tutta l’Inghilterra sarà costretta ad un isolamento di livello tre entro la metà di dicembre. Ma Johnson è impegnato a mantenere un difficile equilibrio con chi chiede restrizioni più severe, chi invece preferirebbe una strategia di uscita dalle misure attuali e il lecito desiderio (sempre più lontano) di garantire ai cittadini un  Natale quasi sereno.

Nonostante gli avvertimenti del SAGE, il segretario per l’Ambiente George Eustice è convinto che l’ipotesi di un blocco nazionale non sia “appropriata perché non ha senso mettere in lockdown anche quelle parti del Paese dove l’incidenza della malattia è molto bassa”. Gli risponde allargando le braccia il professor Sir Mark Walport, uno degli esperti del SAGE, secondo cui non è affatto irrealistico pensare a 25.000 pazienti di Covid-19 negli ospedali entro la fine di novembre.

Per il segretario alla salute Jonathan Ashworth, la mancata adozione di un blocco tempestivo ha fatto sì che i ministri debbano “escogitare qualcosa di rapido per salvare il Natale”, ma di feste e celebrazioni non vuol sentire parlare il SAGE, che ritiene necessario mettere in lockdown tutta l’Inghilterra entro la metà di dicembre, lasciando le questioni del Natale dopo l’ultimo dei problemi.

Ieri intanto sono stati annunciati altri 367 decessi, il numero giornaliero più alto da maggio, con la cifra ufficiale di morti nel Regno Unito è salita a 43.365. “Siamo relativamente all’inizio della seconda ondata e, come sappiamo, c’è un notevole ritardo - da due, a tre o forse quattro settimane - tra il contrarre un’infezione e la possibilità che la gente muoia, quindi il numero di decessi è sempre in ritardo rispetto alle cifre dei casi segnalati in modo tempestivo. In giro ci sono ancora un sacco di persone vulnerabili e il numero di casi sta aumentando in modo significativo: era di 22.800 il 27 ottobre. Una delle differenze, naturalmente, è che ora siamo più bravi a prenderci cura delle persone colpite dal virus, quindi si spera che il tasso di mortalità sia inferiore a quello della prima ondata, ma alla fine il numero dei morti è soltanto il prodotto dei contagi”.

Boris Johnson si è ripetutamente rifiutato di escludere un lockdown a livello nazionale, ma è riluttante all’idea di premere il pulsante a causa dei danni che questo arrecherebbe all’economia. Una fonte di Westminster ha ammesso: “Per certi versi era prevista una seconda ondata. Ecco perché da settembre abbiamo monitorato la situazione da vicino, introducendo in modo tempestivo restrizioni adeguate in particolari zone del Paese. Stiamo cercando di intervenire in modo proporzionato ovunque, ma non riteniamo opportuno un secondo lockdown”.

La pressione sul Johnson arriva mentre i vicini europei si preparano a restrizioni più severe: sia la Francia che la Germania hanno annunciato nuove regole molto stringenti nel disperato tentativo di frenare l’ondata di contagi.

Ma in più, buona parte dei Tories vuole che le quattro nazioni che compongono il Regno Unito concordino “linee guida uniformi”: un approccio unificato che rappresenterebbe un allontanamento dal modo di lavorare attuale, che finora ha visto le quattro nazioni agire in modo indipendente in risposta alla crisi sanitaria.

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