Andrea si difende: violata la riservatezza

| Secondo alcune fonti, il principe sarebbe disposto a testimoniare per iscritto, ma non di persona. Il violento attacco della giustizia americana l’ha messo in una posizione assai scomoda

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Se fosse la scena di un film, la situazione in cui si trova il Principe Andrea sarebbe definita “Mexican standoff”: un momento di stallo in cui due persone si tengono sotto tiro a vicenda.

Secondo alcuni amici, il Duca di York è “completamente disorientato” dalle accuse di aver rifiutato gli inviti a deporre sul caso del suo “amico” Jeffrey Epstein. In realtà, continuano, Andrea non ha commentato se il rifiuto fosse vero o meno, come invece afferma il pubblico ministero americano Geoffrey Berman, mentre gli avvocati di Andrew assicurano che era pronto a fornire la propria testimonianza. Il problema, non indifferente, è che la giustizia americana pretende un incontro di persona, mentre Andrea vorrebbe limitarsi a dichiarazioni per iscritto, magari compilate con l’aiuto dei suoi legali.

Una situazione cavalcata dagli avvocati delle vittime di Epstein, come Gloria Allred: “Penso che il principe Andrew, a questo punto, abbia pochissima credibilità. E ho molti sospetti su quello che dice attraverso chi lo rappresenta. Non dovrebbero esserci condizioni e neanche ritardi, solo la trasparenza nei confronti delle vittime, che si sono meritate la verità”.

L’insolito battibecco fra Andrew e gli investigatori del caso Epstein è esploso lunedì, quando è emerso che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva presentato una richiesta al Ministero degli Interni britannico per poter interrogare il principe. Nella richiesta, si specifica che il Duca di York non avrebbe mai accettato di collaborare, anche se al momento non è accusato di alcun crimine e rientra unicamente nell’elenco dei testimoni citati nell’indagine dell’FBI. 

Andrea ha lanciato un attacco senza precedenti contro il sistema giudiziario statunitense, lamentandosi di essere stato trattato come un cittadino di seconda classe e insistendo sul fatto che per tre volte si era offerto di testimoniare. Dichiarazioni che hanno scatenato la reazione del procuratore federale di Manhattan: “Il principe non ha mai testimoniato, anzi, ha ripetutamente rifiutato la nostra richiesta di fissare un colloquio, e quasi quattro mesi fa ci ha informato che non era sua intenzione venire negli Stati Uniti per essere sottoposto a interrogatorio”. Da Buckingham Palace fanno sapere che il duca è sempre stato ben disposto, ma agendo in questo modo gli americani hanno violato le regole sulla riservatezza.

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