Berlino, i taxi della droga

| Un sms con l’ordine, e la dose di cocaina arriva direttamente sotto caso nel giro di pochi minuti. Un fenomeno così esteso che sta mettendo in crisi la polizia della capitale tedesca

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Nulla di più facile: un sms con l’ordine da inviare ad un numero di cellulare, indicando la quantità richiesta e l’indirizzo di recapito. Un call-center che raccoglie gli ordini e li smista alle varie auto “in servizio”: nel giro di 15 minuti, la cocaina arriva direttamente a casa, pronta all’uso.

È un fenomeno che sta dilagando a Berlino, diventato così vasto da essere finito al centro di ben 35 inchieste della polizia. Li chiamano “i taxi della droga”, o ancora “l’Uber dello sballo”, e viene pubblicizzato attraverso biglietti di visita che spiegano la comodità del servizio nelle zone dello spaccio, ma si registrano anche diversi casi all’interno di locali. E che sia diventato un “successo” lo dimostrano i dati: da uno studio sulle acque reflue di Berlino, la presenza di residui di cocaina è quasi raddoppiata nel giro di quattro anni. Prova lampante che il consumo di droga in città sta registrando picchi mai visti, con il numero di morti per overdose che aumenta di conseguenza: nel 2018 c’erano state 35 vittime, nel luglio di quest’anno si era già raggiunta quota 25.

Olaf Schremm, capo del “Drug Crime”, ha ammesso che i casi sono così tanti da aver mandato in crisi il dipartimento di polizia: “In questo momento siamo letteralmente sepolti da una mole impressionante di denunce e segnalazioni da impegnare l’intero dipartimento, e negli anni scorsi non era così. Si tratta di un fenomeno così diffuso che sappiamo di diversi numeri di call-center clandestini in grado di gestire centinaia di chiamate ogni giorno”. Lo scorso maggio, la polizia ha arrestato due uomini a bordo di un’auto dopo averli seguiti mentre effettuavano una consegna: a bordo avevano un kg di cocaina, per un valore sul mercato di 40mila euro circa.

L’emittente “RBB” è riuscita a intervistare uno dei clienti abituali dei taxi della cocaina: ha detto di chiamarsi Michael, anche se non è il suo vero nome, e inizialmente sniffava cocaina solo nei fine settimana. “È andata bene per un anno, poi ho completamente perso il controllo: consumavo coca ogni giorno, era diventata necessaria per affrontare la vita quotidiana”. Michael ordinava la polvere bianca a domicilio usando a tre diversi numeri: “Era come fare l'ordine di una pizza. E mentalmente toglieva il senso di colpa di dover girare per le strade alla ricerca di un pusher: così diventava una questione privata che non aveva più nulla di sbagliato”. Poi, di colpo, la vita di Michael è precipitata in crisi di astinenza sempre più violente: la sua fidanzata l'ha costritto a rivolgersi ad un centro di terapia ambulatoriale a Charlottenburg, dove è in terapia da diversi mesi, e sta lentamente riportando la sua vita verso la normalità.

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