Boris Johnson: più Erdogan o più Trump?

| Analizzando quanto successo in Turchia con la salita al potere di Erdogan, si potrebbero evitare in altre nazioni governi dittatoriali o populisti e nazionalisti? Che effetti avrà il colpo di stato “soft” di Boris Johnson in Gran Bretagna?

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Di Marco Belletti
In un lungo articolo su “The Independent”, il celebre giornalista freelance inglese Patrick Cockburn afferma di riconoscere la politica di Boris Johnson per quello che è (un colpo di stato) in quanto ha già vissuto personalmente in Turchia un’analoga situazione. Specializzato nell’analisi delle guerre in Medio Oriente e degli avvenimenti geopolitici in Iraq e Siria, nei suoi scritti Cockburn ha anche studiato a fondo gli effetti della Brexit sulle politiche irlandese e britannica.

Per il giornalista inglese, Johnson, Erdogan e Trump sono simili, tutti “specializzati” nel patriottismo aggressivo, nella difesa dell’indipendenza nazionale in presunto pericolo, nella nostalgia per la gloria passata dei loro Paesi.

Oggi, la Gran Bretagna sta vivendo un lento colpo di stato: il governo di destra sta progressivamente chiudendo ed emarginando l’opposizione effettiva e concentra il potere bloccando il parlamento, bollando gli oppositori come traditori della nazione, rimuovendo i colleghi di partito critici, spostando dal proprio ruolo i funzionari pubblici di diversa ideologia politica.

Secondo alcuni analisti, spiega Cockburn, è un colpo di stato molto “british” – che dà la sensazione di un’operazione molto più compassata di quanto sia in realtà – ma allo stesso tempo è molto poco britannico in quanto questi golpisti ignorano o manipolano le tradizionali regole non scritte della politica nazionale degli ultimi 400 anni.

In pratica, un modernissimo colpo di stato grazie al quale un leader demagogico, nazionalista, populista e autoritario va al potere con mezzi quasi-democratici e immediatamente dopo si assicura che non possa essere rimosso: nel suo articolo Cockburn non parla di Italia, ma soltanto di Turchia, ma quanto afferma può essere senza difficoltà applicato anche ai tentativi leghisti delle ultime settimane.

Si tratta di un nuovo modo politico di conquistare il potere assoluto che – furbescamente e demagogicamente – ha sostituito il tradizionale golpe con l’intervento militare e dei carri armati, modalità che di fatto incattivisce il popolo e ne consente una più cosciente sollevazione.

Cockburn spiega di avere visto per la prima volta questo nuovo tipo di colpo di stato tre anni fa in Turchia, quando di fatto fu una reazione a un golpe militare tradizionale. Una parte dell’esercito turco cercò di dare vita a un putsch il 15 luglio 2016, regalando all’allora primo ministro Erdogan un’opportunità unica per instaurare una dittatura in cui le successive elezioni e la reale distribuzione del potere hanno potuto essere salvaguardate dagli attacchi di media, sistema giudiziario, servizio pubblico e di sicurezza. Quando una piccola rivista satirica a tiratura ridotta osò pubblicare una vignetta leggermente critica nei confronti del governo, la polizia rastrellò ogni punto vendita confiscando tutte le copie stampate. E in ogni caso, se anche il popolo si fosse ostinato a votare contro il governo, ecco pronta una bella manipolazione elettorale.

I timidi oppositori cercarono conforto nell’affermazione che comunque il peggior politico al governo è meglio del miglior generale. Ma meno di un anno dopo Erdogan indisse un referendum per eliminare il parlamento e ottenere personali poteri dittatoriali. I favorevoli alle modifiche costituzionali risultarono essere una risicata maggioranza, il 51,4 per cento. Cockburn spiega che i risultati dei voti furono comunicati solo nella tarda notte, quando il capo del consiglio elettorale decise che i voti non legalmente validi – pari a un milione e mezzo – avrebbero dovuto essere conteggiati come validi, senza nessun rispetto per la legalità. Spostando, ovviamente, la maggioranza.

Elezioni manipolate che, pur senza essere una farsa completa come capita in altre nazioni, permettono a chi è salito al potere di essere difficilmente esautorato. Questa è la caratteristica dei nuovi colpi di stato del XXI secolo: i leader che governano si stanno dimostrando più difficili da mettere in cattiva luce rispetto alle giunte militari del Novecento.

Cockburn si domanda se anche in Gran Bretagna è possibile che si verifichi una stessa situazione politica, con un colpo di stato civile a combustione lenta che di fatto non permetta a buona parte degli elettori di rendersi conto di quanto è successo.

I britannici che oggi manifestano a difesa del parlamento e della rappresentanza eletta avrebbero dovuto svegliarsi prima: i laburisti che tutto sommato non osteggiavano la Brexit, soltanto ora si stanno rendendo conto che si tratta di uno strumento con cui la destra si è impossessata del potere. Anche in Turchia molti elettori si sono resi conto troppo tardi di che cosa stava succedendo e – sulla base di questa esperienza – qualcuno di loro ha anche ipotizzato il futuro britannico: è il caso dello scrittore turco Ece Temelkuran che nel libro “Come perdere un Paese” descriveva un anno fa dove stava conducendo la Brexit.

L’anno di svolta dei nuovi politici autoritari, nazionalisti e populisti è stato il 2016, quando si ebbe il referendum per la Brexit a giugno, il golpe militare turco e il contro colpo di stato di Erdogan a luglio e l’elezione di Donald Trump a novembre.

Per combattere la decisione di chiudere il parlamento inglese fino a ottobre – prosegue Cockburn – i potenziali leader dell’opposizione, come il presunto radicale Jeremy Corbyn, puntano a recuperare dal passato della nazione ispirazione e idee da giocarsi con gli elettori. Ma lo fanno in modo sbagliato rispetto ai populisti. Oggi è vincente un nuovo modello, quello attuato da Johnson e i suoi accoliti, molto più in sintonia con il mondo moderno, seguendo istintivamente le orme di Trump, Erdogan e altri personaggi da Brasilia a Budapest, da Manila a numerose altre democrazie stanche e vecchie. E perché no, si potrebbe aggiungere, anche quella italiana.

Quindi, conclude Cockburn, è necessario dimenticare gli esempi in arrivo da un passato troppo remoto e – per combattere davvero chi è specializzato nel patriottismo aggressivo – è fondamentale imparare dai più recenti fatti accaduti in altre nazioni che stanno vivendo esperienze simili.

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