Coronavirus, il Regno Unito nel panico

| L’inizio dell’epidemia fa crescere la psicosi: gli scaffali dei supermercati vuoti e la chiusura di molte aziende aumentano il timore fra la popolazione

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Trentasei nuovi casi di Covid-19 nel Regno Unito in poche ore: è il più grande picco registrato sul suolo britannico dall’inizio dell’epidemia, che porta a 87 il numero di pazienti infetti. Curiosamente, i funzionari sanitari si sono rifiutati di rivelare esattamente dove si trovavano gli infetti, confermando solo che 80 sono in Inghilterra, tre in Scozia, tre in Irlanda del Nord e uno in Galles. Uno dei casi è quello di una donna trentenne che ha contratto il virus mentre era in vacanza con la famiglia in Italia. Cinque dei nuovi casi di coronavirus - tre in Inghilterra, uno in Scozia e uno in Irlanda del Nord - hanno contratto l’infezione nel Regno Unito, suscitando il timore che il virus si stia rapidamente diffondendo nel Paese.

Alla conferma dei nuovi casi, sono scattati effetti a catena tra le aziende con sede a di Londra e di tutto il Regno Unito, che hanno mandato i dipendenti a casa chiudendo gli uffici. Fra le tante “Sony” e “Nike”, che hanno chiuso le chiudendo le sedi di Londra e del Sunderland “per eccesso di cautela” ordinando la pulizia profonda degli edifici. La società di contabilità statunitense “Deloitte” ha confermato che a un dipendente del suo ufficio di Londra è stato diagnosticato il coronavirus dopo un viaggio in Asia, e la “Goldsmith’s University” ha confermato il caso di uno studente, facendo tremare l’intera comunità studentesca. Anche agli impiegati della sede centrale di “Louis Vuitton”, nel centro di Londra, è stato detto di lasciare gli uffici a seguito di “molteplici casi confermati”. Lo stesso per la sede di “Method Investments and Advisory Ltd”, svuotata di gran corsa dopo che la direzione ha annunciato al personale che qualcuno della sede centrale era stato infettato.

I funzionari governativi hanno avvertito che fino al 20% della forza lavoro del Regno Unito potrebbe ammalarsi se scoppiasse una vera e propria epidemia sul territorio nazionale, ma è stato annunciato oggi che le assenze saranno considerate mutua e regolarmente retribuite.

Anche scuole e gli ambulatori medici in tutto il Paese continuano a chiudere o a mandare a casa il personale e gli alunni quando le infezioni vengono diagnosticate nelle varie comunità: si contano almeno cinque casi di coronavirus diagnosticato su persone che non si sono recate in zone a rischio. 

L’ufficiale medico capo dell’Inghilterra ha avvertito che il coronavirus potrebbe fare molte vittime sul suolo britannico, aggiungendo che un’epidemia è “molto probabile”, dato che i casi continuano a crescere. Il messaggio agghiacciante del professor Chris Whitty è arrivato dopo che il primo ministro Boris Johnson ha ammesso che per debellare il coronavirus potrebbero servire fino a tre mesi di isolamento. Misure che secondo un sondaggio condivide quasi tre quarti dei britannici.

Il governo ha diffuso spot pubblicitari per esortare a lavarsi le mani ogni volta che si rientra a casa, e malgrado gli appelli alla calma, diversi supermercati nel paese sono vuoti. Secondo il piano governativo, le scuole potrebbero essere chiuse per settimane, milioni di persone costrette a lavorare da casa e invitate a limitare le uscite per motivi non strettamente necessari. Secondo alcune proiezioni ufficiali disastrose, le autorità del Regno Unito calcolano perdite fino a mezzo milione di persone se la malattia non venisse controllata.

Il professor Neil Ferguson, dell’Imperial College di Londra, ha ammesso oggi che il mondo “ha tentato con tutte le sue forze di fermare la diffusione del virus, ma ha fallito. Si può vedere dalle statistiche e dal numero di paesi colpiti, che la battaglia è stata persa. Ora ci stiamo muovendo verso il tentativo di rallentare la diffusione e permettere ai sistemi sanitari di far fronte e mitigare l’impatto dell’epidemia. Il Regno Unito si trova nella fase iniziale, e il tempo per contenere la crisi sta scadendo”. Meno tragico il parere del dottor Stephen Griffin dell’Università di Leeds: “È giusto essere preoccupati e preparati, ma non è il momento di farsi prendere dal panico. Il numero di casi rimane basso rispetto alla popolazione del Regno Unito e l’attuale strategia di contenimento sta funzionando. Ciononostante, possiamo probabilmente aspettarci un aumento del numero di casi nei prossimi giorni e nelle prossime settimane”.

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