Due condanne per il peggior caso di pedofilia della Germania

| Per almeno 10 anni, due uomini hanno approfittato di centinaia di bambini all’interno di un camper in cui uno dei condannati viveva insieme ad una bimba di sei anni avuta in affidamento. La Germania è sconcertata

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È considerato uno dei peggiori casi di abusi sessuali nella storia della Germania, quello che si concluso con la condanna di due uomini emessa dal tribunale distrettuale di Detmold. I due, noti come Andreas V., 56 anni, e Mario S., di 34, per via delle leggi sula privacy tedesche che impediscono di svelare i veri nomi, sono stati condannati rispettivamente a 13 e 12 anni di carcere per abusi sessuali su decine di ragazze e ragazzi tra i tre e i 14 anni e per aver prodotto pornografia infantile in oltre 450 casi.

Entrambi gli uomini saranno tenuti in custodia dopo aver scontato la pena detentiva e, in base al verdetto, potrebbero finire in carcere per il resto della loro vita.

Sono 34 fra bambini e adolescenti finite nella rete dei due uomini in un campeggio nella foresta di Luegde, nella Germania centrale, tra il 1998 e il 2018. Un terzo uomo collegato al caso - noto come Heiko V. - è stato giudicato in un altro processo lo scorso luglio per complicità in abuso e violenza verso minori.

Andreas V. viveva stabilmente nel campeggio e tra le sue vittime ci sarebbe anche la figlia adottiva di sei anni, che i pubblici ministeri dicono che abbia usato come “esca” per attirare altri bambini. La polizia è convinta che Andreas V. fosse il capo di una banda di pedofili che aveva nel suo camper la base operativa e il luogo in cui abusare di decine di bambini che venivano anche ripresi, per poi vendere i video sul deep web.

Secondo le autorità, a inchiodare i tre uomini ci sarebbe il contenuto di dieci computer, nove telefoni cellulari, più di 40 hard disk e più di 400 unità flash. Il giudice Anke Grudda, il che si è occupato del caso, ha ammesso che “è molto difficile spiegare a parole quello che è successo: parole come aberrante, mostruoso e ripugnante non sono sufficienti a descrivere tutte le atrocità subite per anni dai quei poveri bambini”.

Il caso, che da giorni tiene banco sui media, ha scandalizzato la Germania, soprattutto dopo la sconcertante ammissione della polizia di aver perso alcuni dei dati utilizzati come prove. Axel Lehmann, responsabile del consiglio distrettuale di polizia, ha dovuto ammettere pubblicamente che “molti errori” sono stati commessi da singoli individui, aggiungendo che è in corso un’indagine e al momento non gli è possibile commentare nello specifico le mancanze delle autorità.

Ma quella sull’operato della polizia non è l’unica polemica che infiamma la Germania: malgrado le numerose accuse di abusi sessuali e pedofilia a pendere sul suo capo, nel 2016 ad Andreas V. è stato concesso l’affidamento in adozione di una bimba di sei anni. Una leggerezza che è al centro di un’indagine della sede locale del centro per l’assistenza all’infanzia.

Domande e dubbi che si è fatto anche Roman von Alvensleben, un avvocato il cui studio ha rappresentato tre vittime del caso: “Trovo assurdo affidare un bambino a qualcuno che vive in una roulotte o in una baracca. Le autorità erano consapevoli di ciò che stava accadendo. La bimba adottata è diventata un’esca per attirare altri bambini, che appena facevano amicizia venivano invitati a giocare insieme o a gite in parchi di divertimento. Questo è quello che ha fatto la madre di un piccolo di cui mi sono occupato, ma non era consapevole di ciò che stava accadendo a suo figlio”.

L’avvocato ha anche aspramente criticato i funzionari dei servizi sociali per non essere riusciti a proteggere i bambini, aggiungendo: “La definisco una gravissima violazione dei doveri da parte delle autorità”.

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