Francia, monta la rabbia delle banlieue

| Intere comunità si sono sentite abbandonate e minacciate da una crisi economica che si annuncia devastante. L’Eliseo teme il ritorno di disordini sociali

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È stato il quotidiano “Le Monde” a lanciare l’allarme di una sfiducia verso il governo e le istituzioni francesi che nelle settimane del lockdown si è addirittura inasprita. Timori che si respirano anche all’Eliseo, dove si teme che l’avvio della Fase 2 possa portare a tensioni sociali e scontri di piazza.

Un malcontento generale riassunto da un recentissimo sondaggio della “Cevipof”, secondo cui il 53% dei francesi nutre rabbia e rancore nei confronti del governo per la gestione della crisi sanitaria, ma soprattutto per l’abbandono delle classi sociali più deboli di fronte alla crisi economica. Migliaia di persone che vivono nelle banlieue, le periferie delle grandi città spesso focolaio di proteste, si sono sentite ancora una volta abbandonate, senza alcuna speranza e nel più profondo disinteresse della classe politica. Il confinamento in appartamenti troppo piccoli ha alzato il numero di violenze, risse, litigi, difficoltà per i bambini di seguire le lezioni scolastiche a distanza per mancanza di strumenti e connessione. Se non fosse per catene di solidarietà nate spontaneamente e per il lavoro delle associazioni di volontariato, che per mesi hanno distribuito cibo alle famiglie più in difficoltà, la situazione sarebbe stata perfino peggiore.

In più anche in Francia, come in buona parte degli altri Paesi, è montata la polemica delle mascherine, obbligatorie ma introvabili se non a prezzi esorbitanti, creando situazioni di evidente diversità fra chi poteva permettersi di comprarle in abbondanza per tutta la famiglia e chi no.

Sentimenti che agitano la tanto sperata riapertura del Paese, ancora reduce dalle infinite proteste dei Gilet Gialli e dall’aspra battaglia per la riforma delle pensioni che ha costretto Macron ad una sonora retromarcia.

Un allarme lanciato anche da sindaci e deputati di zone considerate “calde”, dove la disuguaglianza sociale si è fatta ancora più evidente nelle settimane di isolamento. “Nelle periferie i problemi nei momenti di difficoltà finiscono per amplificarsi- ha commentato il giornalista Erwan Ruty, autore di diversi saggi sulle realtà delle periferie francesi - quello che accade nelle banlieue è solo la realtà della società francese, più precoce, a volte esacerbata. Purtroppo dal 1995 il terrorismo ci ha dato la prova che alcuni individui cominciano ad essere totalmente scollegati dal resto della società”.

I primi sintomi del malessere diffuso si sono evidenziati a metà aprile, con quattro giorni di scontri fra forze di polizia e i residenti di Hauts-de-Seine, Seine Saint Denis, Aulnay-sous-Bois e Montreuil, ma anche nelle periferie di Tolosa, a Roubaix e Tourcoing, a Strasburgo e Lione. Per gli esperti sono stati l’anticipo di una deflagrazione sociale molto preoccupante.

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