I britannici possono viaggiare (ma non sanno dove andare)

| Il via libera a viaggi e spostamenti si scontra con un sistema di classificazione dei paesi a semaforo: quelli che rappresentano le mete turistiche tradizionali sono tutti in giallo, quindi sconsigliati

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Dopo aver sopportato lunghi mesi di blocco, restrizioni di viaggio e maltempo fuori stagione, nelle scorse ore gli abitanti del Regno Unito hanno finalmente ricevuto l’agognato via libera per una vacanza all’estero. Una sorta di “liberi tutti” che ha scatenato la corsa online per trovare voli, camere d’albergo e sole.

Ma in molti si sono ritrovati di fronte ad un problema non indifferente: non sapere esattamente dove poter andare. Al centro della curiosa confusione c’è un sistema a “semaforo” che classifica le destinazioni in base al rischio Covid-19: i paesi in rosso sono out e quelli con il giallo sconsigliati. Nessun problema per quelli in verde, ma a patto che siano aperti al turismo internazionale. Se a questo si aggiunge una procedura estremamente costosa fatta di test, scartoffie e regole di quarantena che differiscono in base ai tre colori, senza contare il nuovo sistema di controllo dei passaporti post-Brexit, il risultato è il caos.

Sotto il sistema a semaforo, 12 paesi sono attualmente aperti ai britannici senza necessità di quarantena al ritorno. Di questi, le uniche destinazioni tradizionali del turismo di massa dove i residenti britannici vaccinati o testati possono facilmente fare rotta sono Portogallo, Islanda, Gibilterra e le isole Faroe. Australia, Nuova Zelanda e Singapore rientrano nella lista verde del Regno Unito, ma attualmente non accolgono i residenti britannici. E al momento, Israele, il Brunei, le isole Falkland, la Georgia del Sud e le isole Sandwich del Sud, Sant’Elena, Ascensione e Tristan da Cunha non sono esattamente luoghi di vacanza.

La maggior parte delle migliori destinazioni europee, tra cui Francia, Grecia, Italia e Spagna, sono marchiate con il giallo: in teoria gli inglesi possono andarci, purché siano pronti a mettersi in quarantena al loro ritorno.

Il 17 maggio, quando le restrizioni di viaggio sono state revocate, il segretario all’ambiente britannico George Eustice ha annunciato che i sudditi di sua Maestà erano libere di recarsi nei paesi gialli “sia per far visita alla famiglia che incontrare amici”. Ma poche ore dopo, il premier Boris Johnson ha dato un colpo di freno: un paese marchiato con il giallo “non è un posto dove si dovrebbe andare in vacanza”. Se possibile, alcuni funzionari di governo, tra cui il segretario ai trasporti Grant Shapps, hanno aggiunto ulteriore confusione invitando i residenti britannici a evitare anche le destinazioni in verde a causa dei crescenti timori sul rischio della variante Covid identificata per la prima volta in India.

E anche se il governo ha promesso di rivedere regolarmente la lista dei Paesi inclusi nel semaforo, al momento non ci sono certezze, e a ridosso delle vacanze scolastiche, tanti inglesi non sanno cosa fare, o rassegnati a ignorare le esortazioni del premier.

“Penso che il governo abbia chiarito che una volta rimosse le misure restrittive non è più illegale andare in vacanza -dice un operatore turistico - quindi, se si voleva limitare chi era diretto alle destinazioni della lista gialla, allora era necessario rendere molto più chiaro che è considerato illegale”. Preoccupazioni e timori che si ribaltano direttamente sugli operatori turistici europei, abituati a fare molto affidamento sulle massicce presenze dal Regno Unito.

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