I foreign fighters francesi venduti all’Iraq

| I servizi segreti francesi avrebbero raggiunto un accordo segreto con gli iracheni: 2 milioni di dollari per ogni jihadista transalpino eliminato

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Se ne parla poco, perché solo a pronunciare la definizione “foreign fighters” il panico inizia a strisciare. Ma c’è un’Europa che silenziosamente continua a fare i conti con i propri cittadini che dopo essersi radicalizzati e aver combattuto al fianco delle organizzazioni terroristiche, sono tornati in patria. Molti di loro sono in galera, ma condanne che non superano i sei anni avvicinano sempre più il momento in cui usciranno, con il timore che possano tornare a seminare il terrore. È gente che nessuno reclama, scorie pericolose che tutti vorrebbero eliminare senza far rumore perché non c’è neanche bisogno di essere analisti internazionali per capire che tornando in libertà quasi certamente si rimetteranno in azione, portando la loro esperienza all’interno di cellule pronte a organizzare attentati.

Di un migliaio di combattenti inglesi si sa per certo che circa 150 sono morti in battaglia, ma gli altri sarebbero ancora nascosti in Turchia e tentano in ogni modo di tornare in patria. La situazione peggiore è però quella della Francia, che tiene sotto osservazione 13mila persone: di questi, le certezze riguardano circa 500 persone, in galera con condanne per atti di terrorismo, mentre altri mille si sarebbero radicalizzati in carcere, degli altri notizie frammentarie e il timore che bussino alle frontiere francesi presentando documenti che vietano di sbarrare loro le porte. Ma il peggio sono le date: entro il 2020, il 60% di quelli rinchiusi in galera sarà libero.

A svelare uno dei retroscena della guerra contro i “foreign fighters” sono due testate giornalistiche francesi: “Paris Match” e “Le Figaro”. Lo scorso 25 luglio, il primo ha svelato gli intensi rapporti segreti fra Parigi e Baghdad raggiunti da un tavolo di trattative formato da ambasciate e servizi segreti per gestire la sorte dei jihadisti transalpini detenuti in Iraq, che alla Francia costano 23 dollari al giorno ciascuno. Nel secondo step dell’accordo, i due paesi si sarebbero accordati per 2 milioni di dollari a terrorista, purché a occuparsi dello smaltimento completo siano gli iracheni.

Accuse gravissime, confermate da Hicham al Hachemi, esperto di terrorismo iracheno, che ha parlato di un tacito accordo fra i due paesi raggiunto aggirando le leggi internazionali. A rilanciare la questione in queste ore è il quotidiano “Le Figaro”, che in un’altra inchiesta ha ribadito i termini dell’accordo, parlando apertamente di violazione dei diritti dell’uomo e delle convenzioni internazionali, per di più perché orchestrato da un paese come la Francia che ha abolito la pena di morte. Un caso che sta mettendo in imbarazzo l’Eliseo, specie perché avvalorato dalle parole pesanti di Agnès Callamard, relatrice dell’Onu che si era già occupata del caso del giornalista saudita Jamal Khashoggi, firmataria di una lettera inviata al premier francese Edoaurd Philippe in cui si accusa la Francia di aver trasferito 11 jihadisti dal Kurdistan all’Iraq, dove appena arrivati sono stati condannati a morte.



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