Il CEO di Ryanair accusato di razzismo e islamofobia

| Il variopinto Michael O’Leary, non nuovo ad uscite spettacolari e spesso sconvenienti, suggerisce controlli serrati contro i musulmani che viaggiano da soli: se il pericolo arriva da loro, è lì che bisogna agire

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Michael O’Leary, il boss di “Ryanair”, è sicuramente un personaggio, per quanto ogni tanto discutibile. Conosciuto per essere un gran parlatore, nel tempo è stato descritto come arrogante, spregiudicato, facile alla contraddizione, stravagante e schietto fino al punto di diventare volgare. Anni fa aveva fatto scalpore affermando: “La cosa migliore da fare con gli ambientalisti è sparargli”, e lo stesso trattamento – più o meno – non ha mai nascosto di volerlo riservare agli agenti di viaggio. In tanti ricordano la proposta delle toilette di bordo a pagamento, e altri la volta in cui per lanciare la nuova rotta Dublino-Roma si era vestito da Papa. In un altro episodio si è rivolto ad alcuni passeggeri Ryanair che chiedevano un rimborso per gravi ritardi: “Fottiti. Non abbiamo tempo di ascoltare le vostre storie, tanto da qui non partirà mai alcun rimborso”.

Ma questa volta, sul suo conto si è scatenato un putiferio: l’ad della più celebre compagnia aerea lowcost, con più di 2.000 tratte che collegano 33 paesi, si è attirato accuse di “istigazione al razzismo” e “islamofobia”. Sotto accusa sono finite alcune sue dichiarazioni in cui afferma che “i uomini musulmani dovrebbero essere sottoposti a controlli di sicurezza extra negli aeroporti per prevenire gli attacchi terroristici: l’unico modo per affrontare la minaccia è quello di controllare con grande attenzione i musulmani che viaggiano da soli. Al contrario, le famiglie con bambini piccoli dovrebbero avere corsie di controllo preferenziali, perché è statisticamente meno probabile che facciano saltare in aria le persone. Ma purtroppo, certe cose oggi non si possono dire facilmente, perché diventa razzismo, anche se statisticamente gli attentatori sono sempre stati musulmani maschi. Trent’anni fa il pericolo erano gli irlandesi, ora sono loro: e se è da lì che arriva la minaccia, va affrontata come si deve”.

Fra i primi a bacchettarlo il deputato laburista Khalid Mahmood, che senza mezzi termini accusa O’Leary di “incoraggiare il razzismo in un momento storico in cui non è necessario aggiungere altro. Suggerisco di riservare ai bianchi lo stesso trattamento, magari per controllare se sono fascisti. E inoltre, se può dirmi di che colore sono i musulmani sarei molto felice di imparare da lui qualcosa che non conosco”.

A ruota è arrivato il commento del consiglio musulmano della Gran Bretagna, che ha bollato le frasi come “razziste e discriminatorie nei confronti dei passeggeri musulmani”, mentre il gruppo “Tell Mama” si augura che questo possa trasformarsi in gravi perdite economiche e di credibilità per la compagnia aerea. I musulmani si trovano già ad affrontare controlli serrati nei viaggi aerei, ma è un peccato che una forma di razzismo sia espresso così apertamente, e che l’amministratore delegato di una grande compagnia aerea voglia così sfacciatamente discriminare i suoi clienti. Oltre ad essere discriminatorio e a basare i giudizi sull’immagine delle persone, il che è ripugnante, O’Leary chiaramente non conosce la storia del terrorismo”.

Le frasi di O’Leary arrivano ad un giorno di distanza dalle rivelazioni di una donna musulmana che ha ammesso di aver sfiorato un attentato suicida alla Cattedrale di St. Paul, a Londra. Safiyya Amira Shaikh, 36 anni, nata Michelle Ramsden, si è convertita all'Islam nel 2007 e si ritiene si sia radicalizzata nel 2015 dopo aver seguito gruppi estremisti online.

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