Il killer del sottomarino confessa l’omicidio

| Peter Madsen, inventore di sottomarini tascabili, ha ammesso di aver ucciso e fatto a pezzi la giornalista Kim Wall. Si chiude con una confessione il “giallo del sottomarino” che da tre anni tiene banco in Danimarca

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Malgrado la condanna all’ergastolo e le schiaccianti prove contro di lui, l’imprenditore danese Peter Madsen si era sempre dichiarato innocente: lui, con la morte della giornalista svedese Kim Wall non c’entrava nulla.

Appassionato di mare e di esplorazioni spaziali, Madsen ha ideato e realizzato diversi sommergibili, uno dei quali – l’UC1 Freya, lungo appena 7,5 metri - è esposto al Museo Danese della Tecnologia di Elsinore. Nell’agosto del 2017, l’imprenditore aveva accettato un’intervista proposta dalla reporter freelance invitandola sull’UC3 Nautilus, il suo più recente sottomarino privato, ma dopo poche ore di navigazione questo era affondato, permettendo solo a Madsen di sopravvivere. Tratto in salvo, l’uomo racconta che la Wall era morta per il colpo incidentale di un pesante portellone in metallo.

Due mesi dopo il ritrovamento del corpo decapitato, nelle acque della baia di Køge affiorano due buste che contengono la testa, le gambe e gli abiti di Kim Wall. Non è che la conferma dei sospetti della polizia, convinta che la reporter avesse rinvenuto decine di immagini di omicidi di donne sul computer dell’imprenditore: scatta l’arresto per violenza carnale, omicidio e vilipendio di cadavere.

Condannato all’ergastolo il 25 aprile 2018, dopo aver ammesso di aver fatto a pezzi il corpo della reporter ma non di averla uccisa, nelle scorse ore Peter Madsen ha deciso di confessare nel corso di un documentario che racchiude oltre 20 ore di conversazioni telefoniche con un giornalista: “C’è un solo colpevole, e sono io. Ma non ho mai fatto male ad altre donne”. Ma questo, sarà la giustizia a stabilirlo.

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