Il ritorno di BoJo

| Dopo aver combattuto in prima persona contro il coronavirus, il premier torna ai posti di comando mettendo in guardia il Paese: “Non è il momento di allentare le misure di contenimento”

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Dell’allegro guascone spettinato che quasi sorrideva di fronte ai rischi della pandemia, a parte la zazzera ribelle è rimasto quasi nulla: Boris Johnson sembra aver imparato la lezione. Tornato al suo posto al numero 10 di Downing Street dopo la convalescenza per lo stesso virus che non sembrava preoccuparlo, ha messo in guardia il Paese sui rischi di un troppo veloce allentamento delle restrizioni.

Ci sono, a suo parere, segnali reali che il Paese sia vicino all’obiettivo di sconfiggere la prima battaglia contro la guerra al Covid-19 che nel Regno Unito ha ucciso più di 20.000 persone. Ma da scampato alla morte ha anche ammonito tutti: “Siamo in un momento di massimo rischio” che potrebbe sfociare in una seconda epidemia. Per questo, le restrizioni che tanto pesano sulla società anglosassone restano in vigore e immutate almeno fino al 7 maggio, quando il pacchetto della Fase 2 sarà riesaminato.

Pillole di saggezza che non hanno impedito a Johnson di restare al centro di aspre critiche per la corrente alternata con cui è stata gestita la malattia, con particolari attenzioni alle primissime fasi, quando BoJo stupiva il mondo parlando di “immunità di gregge” mentre la comunità medica inglese in preda al terrore chiedeva dispositivi protettivi per gli operatori sanitari e un deciso aumento dei test in tutto il Paese. Anche a questo, indirettamente, il premier ha risposto affermando che le misure di contenimento adottate sono riuscite a impedire che il Servizio Sanitario Nazionale venisse sopraffatto. “Proprio per questo, mi rifiuto di sacrificare tutti gli sforzi del popolo britannico rischiando una seconda ondata di contagi”. Quindi, anche per rispondere ad altre critiche sulla poca condivisione da parte del governo, ha promesso che “le decisioni su quando e come limitare l’isolamento saranno prese con la massima trasparenza possibile”.

Johnson ha anche ringraziato il primo segretario di Stato e il ministro degli Esteri Dominic Raab per averlo sostituito durante la malattia: “Mi spiace essere stato costretto ad allontanarmi dalla mia scrivania per molto più tempo di quanto avrei voluto”. In compenso, ricordano in tanti, avrà poco tempo per riposare: il suo governo si è posto l’ambizioso obiettivo di testare 100.000 persone al giorno entro il 30 aprile. Il premier dovrà anche decidere quando allentare le restrizioni sociali, come uscire dall’isolamento e prepararsi ai probabili picchi futuri del virus.

Esteri
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