Il triste destino dei ponti di Londra

| L’Hammersmith Bridge si sta sgretolando: è stato chiuso al traffico causando enormi problemi al traffico, ma non ci sono i fondi per ripararlo e neanche per un rattoppo. Ma non è l’unico ponte ad essere messo male

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Da ognuno dei 33 ponti che attraversano il Tamigi si gode uno straordinario panorama di Londra, l’elegante e multietnica capitale inglese. Il più antico, documenti alla mano, è quello di Richmond, datato 1777, il più recente il “Millenium Bridge” del 2002. Sono la gioia dei turisti, ma decisamente meno dell’amministrazione comunale, costretta dalla crisi del 2008 in poi a tagliare i fondi necessari alla continua manutenzione e oggi messa anche peggio, dopo la recessione post pandemia che affligge il Regno Unito e gli anni delle battaglie politiche della Brexit.

Risultato, buona parte dei ponti di Londra sono in pericolo, qualcuno addirittura chiuso per evitare disastri come quello del ponte Morandi di Genova.

È il caso del maestoso “Hammersmith Bridge”, realizzato nel 1825 per collegare i sobborghi di Hammersmith e Fulham con Barnes, chiuso dalle autorità per una corrosione che ormai sfiora i timori di un prossimo crollo, vietando addirittura il traffico marittimo al di sotto. Avrebbe bisogno di un restauro completo, con una spesa stimata incirca 140 milioni di sterline (150 milioni di euro), ma è fuori discussione: in cassa non ci sono neanche i denari necessari per una riparazione parziale che permetta a pedoni e ciclisti di attraversarlo.

Tanti, fra i residenti dei due sobborghi costretti a giri immensi, prendono ad esempio l’Italia –cosa assai inusuale - capace di ricostruire il ponte di Genova in un anno appena e per di più durante la pandemia. Altri invece ricordano i tempi in cui Boris Johnson era sindaco di Londra e nei suoi deliri di onnipotenza aveva immaginato un nuovo ponte sul Tamigi coperto di alberi e verde, presentando (e pagando) un costoso progetto d’architettura all’avanguardia miseramente finito in qualche cassetto. Meglio sarebbe stato investire quel denaro nel restauro, ma era una pratica poco fotogenica per le ambizioni di BoJo.

E anche se i problemi strutturali dell’Hammersmith Bridge sono particolarmente gravi, altri due importanti passaggi verso il centro della città, il Vauxhall Bridge e il London Bridge, sono chiusi al traffico automobilistico per riparazioni che non possono più attendere. Il mese scorso, il Tower Bridge, il simbolo di Londra, è rimasto chiuso per due giorni dopo un guasto meccanico che ha bloccato l’apertura del levatoio.

Problemi che attanagliamo l’autorità per i trasporti di Londra che insieme ai ponti gestisce la metropolitana, le linee degli autobus e alcune strade principali, costretta a negoziare un piano di salvataggio da quasi 2 miliardi di sterline concesso dal governo per compensare il drastico calo delle entrate dovuto al lockdown.

Non aiuta il fatto che Zac Goldsmith, deputato dei Tories eletto nel distretto che comprende Barnes, abbia perso il suo seggio alle ultime elezioni. Goldsmith, amico personale di Johnson, in campagna elettorale si era pubblicamente impegnato a far riparare l’Hammersmith Bridge. Il suo successore, Sarah Olney, ha confessato di non essere riuscita a convincere nessun ministro a rispondere alle sue richieste di aiuto.

Parole che riempievano gli anni e i mesi, mentre gli abitanti del quartiere di Hammersmith sceglievano di fare da soli, riuscendo perfino a scongiurare un disastro: nel 2014 hanno assunto degli ingegneri per far controllare il ponte, e questi sono tornati su mostrando una rete fittissima di minuscole fratture nei piedistalli in ghisa, prova inconfutabile di anni di corrosione accompagnata dalla più completa incuria.

Nell’aprile dello scorso anno le autorità hanno chiuso il ponte alle auto, consentendo il passaggio solo a pedoni e ciclisti. Poi, dopo la recente ondata di caldo, gli ispettori hanno scoperto che le fratture si erano allargate, facendo scattare il pericolo che le basi dei piloni potessero frantumarsi, facendo sprofondare il ponte nel Tamigi. Due minuti dopo, il ponte è stato chiuso a tutti.

L’Hammersmith era sfuggito per un soffio alla distruzione nel 1996, quando l’I.R.A. irlandese aveva piazzato sotto ad un’arcata due panetti di plastico che per fortuna non sono esplosi. Quattro anni dopo, un’altra fazione irlandese ce l’ha fatta, costringendo le autorità a chiudere il transito per due anni.

Christopher Morcom, 81 anni, ha ricordato che nel 1967, un imprenditore americano, Robert McCulloch, aveva acquistato l’ormai fatiscente “London Bridge”: dopo averlo smantellato, se l’era portato pietra su pietra fino al lago di Havasu City, dove è diventato un’attrazione turistica nel mezzo del deserto. “Non so se l’Hammersmith Bridge sia riparabile, forse dovremmo provare a venderlo agli Stati Uniti”.

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