Iniziato a Parigi il processo per l’estradizione dei terroristi italiani

| Si prevede un lungo e difficile percorso, mentre gli imputati si presentano in aula per la prima volta e si susseguono gli appelli a Macron per bloccare la richiesta italiana

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Intorno alle 18 di ieri, è iniziato davanti alla Corte d’Appello di Parigi il processo sulla richiesta di estradizione per nove ex terroristi condannati in via definitiva dalla giustizia italiana per reati di sangue che finora hanno usufruito dalla controversa “dottrina Mitterand”.

Il 28 aprile scorso, dopo intensi contatti fra i governi francese e italiano, sono scattate le manette a polsi di personaggi che hanno letteralmente scritto con il sangue gli “anni di piombo” in Italia: Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella, Sergio Tornaghi, Giorgio Pietrostefani, ai quali si aggiungono Luigi Bergamini e Raffaele Ventura. L’unico ancora in fuga è Maurizio Di Marzio, per cui proprio in queste ore scatta la prescrizione.

L’iter per l’estradizione non si annuncia semplice: secondo diversi esperti potrebbe durare anni prima di arrivare alla pronuncia di un giudice sulla validità o meno della richiesta di estradizione.

Gli ex terroristi sono arrivati alla spicciolata, ognuno accompagnato dai propri avvocati, e non sono mancati i momenti di tensione, con insulti all’indirizzo di giornalisti e fotografi. Fra i pochi che accettano di scambiare qualche battuta Gabriella Petrella, che si dice sconvolta dal caso: “Stiamo raschiando il fondo del barile. Ho vissuto questi anni con grande dolore e compassione verso le vittime e le famiglie coinvolte, compresa la mia. Ho fatto 10 anni di carcere fra Italia e Francia, e 30 in esilio, una pena senza sconti e senza grazie che ti impedisce di tornare nella tua terra”.

Su media francesi continuano intanto ad accumularsi gli appelli e le iniziative di sostegno agli ex terroristi firmate da decine di intellettuali francesi: una, chiede direttamente al presidente Macron il proprio impegno per opporsi all’estradizione di persone che hanno ripudiato e rinunciato alla lotta armata da anni. La risposta è affidata ad un testo firmato dall’ex presidente della Camera Luciano Violante, che ricorda: “Anche le vittime del terrorismo avrebbero voluto rifarsi una vita”.

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