Irlanda, sesta notte di proteste

| Elementi infiltrati hanno alzato il livello degli scontri, mettendo a ferro e fuoco Belfast: un autobus dato alle fiamme e scontri violenza con la polizia sono proseguiti per tutta la notte

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Sono ormai 6, i giorni di protesta che stanno sconvolgendo l’Irlanda del Nord. Nella notte, Belfast è stata teatro di numero episodi di violenza, con un autobus di linea dato alle fiamme e violenti scontri con le forze dell’ordine, bersagliati dal lancio di pietre, copertoni e cestini dei rifiuti.

Immediata la condanna del premier nordirlandese Arlene Foster, seguite a breve distanza da quelle di Boris Johnson: entrambi si dicono convinti che i tumulti siano orchestrati da elementi criminali infiltrati che non hanno nulla a che vedere con le recriminazioni. Dello stesso parere il capo della polizia Davy Beck, che ha parlato di “attacco orchestrato nei minimi dettagli”.

I disordini sono scoppiati dopo la mancata punizione di alcuni membri del “Sinn Fein”, il partito repubblicano un tempo vicino all’IRA, per aver violato le norme di restrizioni sanitarie per partecipare al funerale di Bobby Storey, ex membro dell’Irish Republican Army, un caso che ha tenuto banco per giorni sulle pagine dei quotidiani. Ma fra i motivi si intrecciano anche le proteste e i malumori per i primi effetti visibili della Brexit, che si fanno sentire in modo pesante ai confini marittimi con Inghilterra, scelti da quest’ultima come soluzione per evitare il ritorno della barriera doganale tra Belfast e Dublino.

Secondo la polizia, l’attacco notturno di Belfast ha causato il ferimento dell’autista dell’autobus sequestrato e di un giornalista, preso d’assalto da un gruppo di manifestanti. Negli scontri, concentrati tra Shankill Road e Lanard Way, nella zona nord di Belfast, oltre alla zona del sobborgo di Newtonabbey, sono stati dati alle fiamme penumatici e cassonetti dei rifiuti: gli agenti hanno contato almeno 30 bombe molotov lanciate verso di loro.

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