Jamie Oliver cambia casa

| A meno di due mesi dal clamoroso crack finanziario che ha decretato la fine dell’impero gastronomico, lo chef inglese si trasferisce in una tenuta principesca costata 6 milioni di sterline. Una scelta che non è piaciuta

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Non è piaciuta molto la decisione di Jamie Oliver, il celebre chef inglese a capo di un impero che lo scorso maggio è finito in amministrazione controllata dopo una perdita pari a oltre 100 milioni di sterline. Un crack che ha fatto il giro del mondo, lasciando a piedi oltre 1.300 dipendenti dell’impero di Jamie. Ma passata la bufera, Jamie Oliver e famiglia hanno deciso di trovare consolazione trasferendosi in una nuova residenza per cui – a due mesi dal crollo - ha sborsato 6 milioni di sterline. Il celebre chef e la sua famiglia si sono trasferiti nell’impressionante proprietà Tudor nell’Essex, una delle sue due multimilionarie residenze: una villa del XVI secolo con sei camere da letto e circondata da una tenuta di una trentina di ettari disseminata da fontane. Era stato lo stesso chef ad avviare gli imponenti lavori di ristrutturazione, per trasformare le antiche scuderie in studi attrezzati per registrare i suoi celebri programmi televisivi e ospitare le sue masterclass di cucina. La coppia ha cinque figli (Poppy, 17 anni, Daisy, 16, Petal, 10, Buddy Bear, 8, e River di 2).

Il trasloco ha suscitato feroci polemiche, con Jamie accusato di insensibilità e menefreghismo di fronte alle migliaia di persone rimaste senza lavoro, riprese più volte dai giornali in lacrime mentre chiudeva per l’ultima volta i ristoranti della catena. Jamie Oliver aveva commentato la situazione “Un momento difficile per tutti. Sono profondamente rattristato da tutto questo e vorrei ringraziare tutto il personale e i nostri che da oltre un decennio si dedicano a questa attività con il cuore e l’anima. Vorrei anche ringraziare tutti i clienti che ci hanno apprezzato e sostenuto: è stato un vero piacere servirvi”.

Solo tre ristoranti rimarranno aperti, ambedue all’interno del’aerporto di Gatwick, a fronte dei 22 di cui è stata confermata la chiusura. Oliver ha aperto il suo primo “Jamie’s Italian” nel 2008, iniziando un’espansione che ha toccato tutto il Regno Unito, ma lo scorso anno è emerso che lo chef era in debito di 2,2 milioni di sterline con il personale ed era in debito con le tasse di di 71,5 milioni di sterline. “Jamie’s Italian” ha chiuso 12 dei suoi 37 locali come parte di un accordo volontario, mentre la catena di steakhouse “Barbecoa” è entrata in amministrazione controllata.

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