La Cina rialza la testa

| Malgrado tanti restano in isolamento, la città di Wuhan sembra uscita dal peggio e i funzionari cinesi attaccano gli Stati Uniti, pretendendo la riconoscenza perché il sacrificio di milioni di persone ha reso meno peggiore il contagio

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Dopo essersi almeno in parte cosparsa il capo di cenere per il disastro causato nel mondo con il coronavirus, la Cina si gode quella che sembra la prima, piena vittoria su un’epidemia comunque destinata alla storia.

Attraverso le parole di Wang Zhonglin, capo del partito comunista di Wuhan, la capitale della provincia di Hubei epicentro del virus, la popolazione della città – la gran parte della quale rimane in isolamento – sembra non essere abbastanza riconoscente. “È necessario educare alla gratitudine i cittadini e ringraziare il presidente Xi Jinping e il Partito comunista cinese”. Frasi che hanno scatenato critiche online, e per lo più cancellati dalla censura, anche se su alcuni media statali rimangono visibili. Eppure, se Wang sembra essersi spinto troppo in là, creando grattacapi alle pubbliche relazioni di Pechino, il sentimento che tentava di esprimere è comunque ampiamente condiviso. Mentre il coronavirus si diffonde in tutto il mondo, la Cina si è fatta sempre più sentire per quella che sembra essere una mancanza di apprezzamento per i suoi sforzi di contenere l’epidemia ed evitare che la crisi fosse ancora peggiore.

I primi casi del virus sono stati segnalati a Wuhan alla fine dello scorso anno, e da allora la Cina ha sostenuto il peso dell’epidemia con quasi tre quarti degli oltre 110mila casi globali confermati, più di 3.000 morti e milioni di persone in isolamento. Sforzi di contenimento che sembrano aver avuto successo, con il numero di nuovi casi che nelle ultime settimane ha subito un brusco rallentamento.

Sottolineando i risultati, Xi stesso è arrivato a Wuhan per un giro d’ispezione, il primo dall’inizio della crisi. I media statali e gli alti funzionari respingono con forza le critiche sulla gestione del virus da parte di Pechino. “Nei suoi sforzi per combattere l’epidemia, la Cina si è comportata come un Paese altamente responsabile - ha detto la scorsa settimana il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian – la forza, l’efficienza e la velocità in questa lotta è stata ampiamente riconosciuta. Per proteggere la salute e la sicurezza delle persone in tutto il mondo, il popolo cinese ha fatto enormi sacrifici e ha dato un grande contributo”.

Zhao ha ricordato la pandemia della suina del 2009, “scoppiata negli Stati Uniti” prima di diffondersi in centinaia di altri Paesi e uccidere migliaia di persone: “Non ricordo che nessuno abbia chiesto agli Stati Uniti di scusarsi”.

Il “Global Times”, un tabloid di proprietà statale, ha accusato il segretario di Stato americano Mike Pompeo di aver tentato di “scaricare la responsabilità” sulla Cina, criticando la gestione del virus da parte di Pechino. “Come capo della diplomazia statunitense, Pompeo ha insistito nel parlare del ‘virus Wuhan’ malgrado l’opposizione dell’OMS e dell’opinione pubblica internazionale, nel tentativo di suscitare risentimento contro la Cina tra i Paesi colpiti. La mossa di Pompeo non solo espone le malvagie intenzioni degli Stati Uniti nei confronti della Cina senza riguardo per il buon senso, ma segna anche un nuovo minimo nella sua condotta personale”.

La scorsa settimana, Pompeo ha riferito che è stato “incredibilmente frustrante” lavorare con il governo cinese per ottenere dati sul coronavirus: “l’unica soluzione per ottenere il vaccino”. Ha accusato la risposta iniziale al virus, durante la quale i funzionari cinesi sembravano minimizzare la gravità, e di aver preso tempo per escogitare una risposta.

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