La Francia in piazza contro la legge sull’ambiente di Macron

| Manifestazioni in tutto il Paese per un pacchetto di misure che sulla carta avrebbero dovuto trasformare ila Francia in un esempio, e che invece son o state riviste e scorrette per non scontentare i poteri forti

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Doveva essere una svolta epocale per la Francia verso un futuro eco-rispettoso, la riforma che avrebbe consacrato ai posteri il coraggio di Emmanuel Macron. Ma secondo i francesi non è affatto così.

Ribattezzata “Loi Climat et Résilience”, la legge sul clima e la resilienza attesa oggi all’Assemblée Nationale, è stata anticipata da una sonora bocciatura popolare diventata una discesa in piazza registrata in tutta la Francia, trainata da gruppi e organizzazioni ambientaliste. E dire che Macron, tentando di evitare il rischio sempre incombente di una nuova stagione dei “Gilet GiallI” e spingendo per una democrazia partecipativa, aveva voluto ai tavoli delle trattative 150 francesi estratti a sorte per dare voce al popolo, invitato comunque a inviare le proprie proposte per arrivare a ridurre del 40% le emissioni di gas serra entro il 2030.

Dopo 9 mesi di lavoro, secondo gli esperti le nuova legge non solo non avrebbe nulla di rivoluzionario, ma non sarebbe neanche in grado di permettere al Paese di rispettare gli obiettivi degli accordi firmati a Parigi nel 2015.

A margine delle manifestazioni, che ancora una volta invitano Macron alle dimissioni per manifesta incapacità, sono arrivate le accuse di personaggi di spicco della lotta per l’ambiente, come Cyril Dion, che ha denunciato “aggiustamenti in corso” per non scontentare le lobby industriali, ricordano che sull’argomento cambiamenti climatici “non possono esistere negoziati, soltanto urgenze”. 

Non va meglio in Parlamento, dove la legge sta per approdare accompagnata da polemiche, più di 7.000 emendamenti e una maggioranza completamente spaccata in due. Sotto accusa la scomparsa dell’obbligo di ristrutturazione e adeguamento per 20 milioni di abitazioni fatiscenti, l’allentamento degli sgravi fiscali per i veicoli diesel prorogato fino al 2030, l’arrivo di una nuova ecotassa regionale per i mezzi pesanti e il divieto di pubblicità su tutto il territorio nazionale per le imprese accusate di inquinare. Tutte norme che sarebbero state riviste verso il basso.

Per Macron, che sulla legge ha puntato molta della propria credibilità ad un anno esatto dalle presidenziali, la legge sull’ambiente rischia di essere l’ennesimo boomerang.

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