La fuga di Ghosn? Roba da professionisti

| Un esperto ricostruisce i dettagli della fuga dell’ex presidente di Renault-Nissan: un’operazione perfino banale per certe organizzazioni

+ Miei preferiti
C’è un mandato di cattura internazionale che pende sulla testa di Carlos Ghosn, l’ex presidente di Renault-Nissan protagonista del primo giallo dell’anno: la fuga in Libano dal Giappone, dov’era in attesa del processo per frode fiscale. Una spy-story che ha messo in imbarazzo l’intelligence giapponese e inizia ad avere risvolti preoccupanti anche dal punto di vista diplomatico.

La polizia di Tokyo non sa da che parte iniziare: dopo la perquisizione dell’appartamento, sta tentando di ricostruire come abbia fatto Ghosn a eludere la sorveglianza, imbarcarsi su un volo privato e raggiungere il Libano senza che nessuno si accorgesse di nulla, fino all’annuncio beffa dello stesso Ghosn. E non va meglio in Turchia, dove il jet privato avrebbe fatto tranquillamente scalo: sette persone sono state arrestate, compresi quattro piloti, ma la verità sembra ben lontana dall’arrivare.

Nel frattempo, l’ex potente manager di origini brasiliane scagiona la famiglia, messa in mezzo da diversi media come pedina fondamentale nell’organizzazione del raid: loro non c’entrano nulla, assicura, e promette di svelare ogni cosa nella conferenza stampa organizzata a Beirut il prossimo 8 gennaio.

Ma dove non arrivano le intelligence, ci pensano gli esperti. Christophe Naudin, celebre criminologo, ex istruttore di sicurezza aerea per i corpi speciali francesi e per la sicurezza aeroportuale che nel 2015 aveva aiutato “vecchi amici” a evadere da una prigione nella Repubblica Dominicana, dov’erano stati condannati a 20 anni di galera, ha accettato di tentare una ricostruzione della fuga di Ghosn per l’agenzia di stampa francese “AFP”, sfruttando alcuni dettagli che solo davanti agli occhi di qualcuno del mestiere diventano indizio e prova.

“Ci sono persone che sanno come mettere in atto questo genere di operazione, tutto sommato banale. La parte più complicata è stata farlo uscire da casa per raggiungere l’aeroporto Kansai di Osaka, dove lo attendeva un volo per Istanbul e poi da Istanbul a Beirut. Il viaggio è stato fatto in auto, perché prendere il treno è troppo rischioso, Ghosn avrebbe potuto essere riconosciuto. Il volo è stato sicuramente effettuato su un business jet e non un jet privato, un dettaglio molto importante, perché significa che l’equipaggio non è al corrente di chi sta trasportando. I piloti hanno una lista dei passeggeri, ma non la guardano. È inoltre necessario un piano di volo studiato per sorvolare paesi che non sono amici del Giappone, nel caso l’aereo fosse costretto ad atterrare: in questo caso si parla di Corea del Sud, Cina e Russia, più altre zone dove invece l’eventualità di un atterraggio viene negoziata e monetizzata”.

Secondo la ricostruzione di Naudin, “Ghosn ha un nome latino e possedeva tre passaporti, francese, libanese e brasiliano: se avessi dovuto organizzare la sua fuga avrei portato in Giappone un uomo che gli somigliava diversi giorni prima, con un passaporto su cui fosse impressa la data di ingresso nel Paese: il documento a quel punto va consegnato alla squadra di estrazione, mentre l’uomo ne denuncia lo smarrimento. A quel punto, è sufficiente raggiungere la lounge dell’aeroporto: un responsabile del volo si occupa di prelevare i passaporti dei passeggeri per presentarli alla polizia di frontiera con una ‘dichiarazione generale’ che comprende ospiti ed equipaggio”.

Il passaporto presentato – che deve avere un numero diverso da quelli registrati dalle autorità giapponesi – finisce nelle mani di un agente di polizia che controlla il numero e il timbro d’ingresso, ma l’alfabeto latino e la fonetica del nome sono molto difficili da verificare: c’è un software che aiuta, ma la traslitterazione nei caratteri giapponesi ‘Katakana’ è imprecisa: sono convinto che il poliziotto sia stato ingannato. All’arrivo a Istanbul, Gosh diventa un semplice passeggero in transito che passa senza problemi e cambia anche aereo. A quel punto è fatta”.

Esteri
È un giallo la scomparsa di Diary Sow
È un giallo la scomparsa di Diary Sow
Studentessa senegalese considerata una celebrità in Patria, è svanita nel nulla il 4 gennaio scorso, mentre rientrava a Parigi dopo le feste di Natale
Le vite che il volo Sriwijaya Air si è portato via
Le vite che il volo Sriwijaya Air si è portato via
Le famiglie in attesa di scoprire il destino dei propri cari raccontano chi erano alcune delle vittime del Boeing 737. Le autorità stanno raccogliendo campioni di Dna per identificare i resti
Boeing inabissato, trovati detriti e resti umani
Boeing inabissato, trovati detriti e resti umani
L’esercito indonesiano ha individuato un segnale che ha permesso ai sommozzatori di individuare il punto in cui l’aereo sarebbe esploso. Ancora da chiarire le cause del disastro
Condannato il ladro di Buckingham Palace
Condannato il ladro di Buckingham Palace
Adamo canto, ex maggiordomo reale, avrebbe rubato un centinaio di oggetti appartenenti alla Royal Family per poi rivenderli su eBay
Polonia, il vaccino prima ai Vip
Polonia, il vaccino prima ai Vip
Esplode uno scandalo che fa indignare il Paese: una ventina di personaggi illustri sarebbe stato vaccinato perfino prima di medici e infermieri. Il ministro della salute annuncia un’inchiesta
2021, l’anno in cui il Regno Unito potrebbe andare in pezzi
2021, l’anno in cui il Regno Unito potrebbe andare in pezzi
Il 2020 appena concluso ha lacerato il tessuto sociale del Regno Unito, mostrando disuguaglianze ed egoismi. Se la Scozia preme per l’indipendenza, cresce il malumore anche in Irlanda e Galles
Lo strappo del padre di BoJo
Lo strappo del padre di BoJo
Mentre Boris festeggia la faticosa conquista della Brexit, suo papà Stanley fa le valigie: “voglio restare europeo”, dice annunciando la richiesta di cittadinanza francese
Il discorso di addio della Merkel
Il discorso di addio della Merkel
Nel consueto discorso di fine anno rivolto ai tedeschi, la cancelliera annuncia che è “l’ultima volta in cui mi rivolgo a voi in questo ruolo”. Il suo mandato scade il prossimo 23 settembre, e ha già annunciato di non volersi ricandidare
L’anno difficile di Elisabetta
L’anno difficile di Elisabetta
Una donna sola al comando: più volte nel corso del 2020, la regina ha affrontato questioni pubbliche e scossoni privati. Mai in affanno o sopra le righe, continua a guidare il Paese durante la Brexit e la pandemia come solo lei sa fare
La rabbia esplode tra i camionisti fermi a Dover
La rabbia esplode tra i camionisti fermi a Dover
Da tre giorni fermi con i loro tir, hanno tentato di forzare un blocco della polizia inglese. La Francia ha annunciato la riapertura delle frontiere, ma l’obbligo di test e tamponi allunga i tempi