La pandemia ha allargato le crepe del Regno Unito

| Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord, i quattro paesi che compongono il Regno Unito, hanno un approccio opposto alla crisi del coronavirus. Una divisione che dopo la Brexit mette sempre più in discussione il futuro del Paese

+ Miei preferiti
Neanche la pandemia è stata in grado di ricompattare il Regno Unito, ora più che mai diviso nei quattro stati: Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord. Anzi, la crisi ha riacceso uno dei più aspri dibattiti politici mettendo ancora una volta in dubbio la sopravvivenza dopo il pasticcio della Brexit.

Boris Johnson si è rivolto al paese dal 10 di Downing Street annunciando il suo piano per far uscire il Regno Unito dall’isolamento. Ha invitato milioni di persone a tornare al lavoro, e ha dato un’idea di quando le scuole e i negozi potrebbero riaprire, spostando il messaggio mantra verso un più ambiguo “State in allerta, controllate il virus, salvate le vite”.

Ma prima ancora che il messaggio di Johnson venisse trasmesso, il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon aveva fatto lo stesso, svelando la scomoda realtà che Johnson ha poco potere su chi vive in Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Gelidamente, la Sturgeon ha commentato che il governo scozzese “non ha ancora analizzato tutti i dettagli del piano, quindi per la Scozia non è possibile accettarlo a scatola chiusa”. Polemicamente ha poi pregato Downing Street “di non diffondere la campagna ‘Stay Alert’ in Scozia, dove il messaggio è ancora quello di restare a casa”.

“Per circa 20 anni, il governo del Regno Unito è stato in realtà solo il governo imposto dall’Inghilterra in enormi aree politiche - commenta John Denham, professore di identità inglese all’Università di Southampton - dalla fine degli anni Novanta, Westminster ha ceduto molto potere agli organi legislativi di Scozia, Galles e Irlanda del Nord, permettendo ai governi decentrati di impostare la politica interna in settori come la sanità e l’istruzione”.

L’episodio ha sollevato nuovi interrogativi su quanto ancora l’accordo attuale possa continuare, e soprattutto quanto sia auspicabile. Tutte e tre le amministrazioni decentrate si sono allontanate da Westminster nella gestione della pandemia, nonostante la percezione che Johnson e Downing Street abbiano guidato la risposta del coronavirus per l’intero Regno Unito.

L’esempio più eclatante è arrivato mercoledì mattina, quando i social media si sono riempiti delle immagini di migliaia di pendolari tornati ad affollare la rete dei trasporti di Londra. In netto contrasto, gli altri tre paesi impongono ancora un rigoroso isolamento. In Inghilterra è possibile incontrare altre persone al di fuori della propria abitazione, ma non è una cosa che si può fare altrove.

La pandemia si è trasformata in un campanello d’allarme su quanto diverse siano le quattro nazioni, e ha fatto luce sull’asimmetrico potere politico del Regno Unito, che negli ultimi quattro anni aveva preso una brutta piega nel dibattito sulla Brexit. “In termini relativi, l’Inghilterra ha uno stato molto più debole rispetto alle altre tre e ha un centro di potere molto più centralizzato. Il coronavirus ha rivelato che su alcune questioni chiave le altre nazioni non possono e non vogliono lavorare con l’Inghilterra. Negli ultimi anni, i rapporti tesi tra il governo britannico e gli altri sono stati esacerbati dal fatto che le quattro nazioni sono gestite da partiti politici che hanno ideologie e idee diverse sul futuro del Regno Unito”.

Tutto questo crea un mal di testa politico a Johnson, che oltre ad essere Primo Ministro è anche leader di quello che è ufficialmente ancora il partito conservatore e unionista. Poco dopo essere entrato a Downing Street, Johnson si è autonominato ministro dell’Unione, nel segno del suo impegno a rafforzare i legami tra le quattro nazioni, dopo il danno causato dalla Brexit. La percezione degli analisti politici è che Johnson lo abbia fatto per mantenere il suo partito felice, piuttosto che per un sincero desiderio di proteggere il Paese.

“Soprattutto gli elettori inglesi tendono a dare priorità alla loro identità e preferiscono che gli interessi inglesi siano anteposti all’Unione. La loro idea di Britishness è vista come un’estensione degli interessi inglesi”. Questa visione anglo-centrica dell’unione irrita il resto del Regno Unito. “In Galles c’è la sensazione che Westminster non capisca o non rispetti il resto del Paese. E il Coronavirus ha sicuramente contribuito a mettere a fuoco la situazione”.

La questione è probabilmente ancora più complicata in Irlanda del Nord: “Se si pensa dal punto di vista nazionalista, l’Irlanda è un’isola: possiamo chiudere i confini esterni e gestire la situazione da soli”.

La gestione della crisi da parte di Johnson ha aggravato le divisioni fra le quattro nazioni in un momento in cui il Regno Unito era già nel bel mezzo di una crisi esistenziale dopo la Brexit. “L’idea anglo-centrica dell’unione è stata promossa come parte della Gran Bretagna imperiale. La verità è che la vecchia idea ha perso il senso ormai decenni fa. Anni in cui le altre zone dell'unione hanno affermato la loro identità, con il risultato che se il governo vuole davvero che l’unione sopravviva, deve essere creando una partnership con Galles, Scozia e Irlanda del Nord”.

Esteri
La scomoda verità delle spettacolari residenze inglesi
La scomoda verità delle spettacolari residenze inglesi
Dietro la bellezza a volte fiabesca di palazzi immersi nel verde, si nasconde il risvolto meno conosciuto dell’impero britannico, fra schiavitù e colonialismo. Luoghi che il “National Trust” ha censito, scatenando le polemiche
L’inverno rigido di mister Johnson
L’inverno rigido di mister Johnson
Il premier inglese precipita nel malcontento: l’aumento dei casi Covid, la disoccupazione che cresce e il crollo dei colloqui sulla Brexit sono questioni che stanno venendo a galla tutte insieme
GB, avvocata di colore scambiata per imputata
GB, avvocata di colore scambiata per imputata
Per ben quattro volte, Alexandra Wilson si è vista fermare e rimproverare perché in quanto donna di colore nessuno pensava potesse essere un avvocato, ma un’imputata
Le spese della Royal Family sotto la lente dei sudditi
Le spese della Royal Family sotto la lente dei sudditi
Andrea ha immolato una montagna di denaro partecipare ad un torneo di golf. E il viaggio in Africa di Harry e Meghan ha stabilito il record assoluto di spesa, mentre all’orizzonte spunta una strana voglia di politica della Markle
GB, torna la corsa alla carta igienica
GB, torna la corsa alla carta igienica
Il timore di un nuovo lockdown ha riproposto le stesse scene dello scorso marzo: code infinite davanti ai supermercati e scaffali vuoti. L’invito delle autorità alla calma non frena l’accaparramento
Gli enormi mal di testa di BoJo
Gli enormi mal di testa di BoJo
L’incubo del numero di infezioni in crescita, la poca voglia degli inglesi di ubbidire ancora, la Brexit da chiudere, la minaccia di un probabile lockdown, l’economia a pezzi: per il premier inglese si prepara un autunno infernale
GB, i curiosi casi dei boydguard sbadati
GB, i curiosi casi dei boydguard sbadati
Una guardia del corpo del ministro degli esteri Dominic Raab ha dimenticato la pistola sul sedile di un aereo. Pochi mesi fa, lo stesso aveva fatto un altro agente di scorta all’ex premier David Cameron. L’imbarazzo della polizia
Il ritorno dei Gilet Jaunes
Il ritorno dei Gilet Jaunes
Hanno sfilato lungo le strade di Parigi controllati da un mare di agenti: qualche tafferuglio bloccato dai lacrimogeni, e stessi slogan di mesi fa. Ma per le stampa francese è un ritorno sottotono
Il killer del sottomarino confessa l’omicidio
Il killer del sottomarino confessa l’omicidio
Peter Madsen, inventore di sottomarini tascabili, ha ammesso di aver ucciso e fatto a pezzi la giornalista Kim Wall. Si chiude con una confessione il “giallo del sottomarino” che da tre anni tiene banco in Danimarca
Il triste destino dei ponti di Londra
Il triste destino dei ponti di Londra
L’Hammersmith Bridge si sta sgretolando: è stato chiuso al traffico causando enormi problemi al traffico, ma non ci sono i fondi per ripararlo e neanche per un rattoppo. Ma non è l’unico ponte ad essere messo male