La talpa del 10 di Downing Street

| I tabloid inglesi continuano ad essere inondati di rivelazioni scottanti sugli atteggiamenti e il comportamento del premier Johnson. Sospettato numero uno David Cummings, l'ex braccio destro in cerca di vendetta

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“Preferisco migliaia di morti che chiudere di nuovo tutto”: è la frase che ha conquistato i quotidiani inglesi. Parole pesanti, ancora di più perché sarebbero uscite dalla bocca larga di Boris Johnson. A darla in pasto alla stampa famelica il sospetto che la talpa sia Dominic Cummings, il suo ex braccio destro, personaggio discusso e discutibile con cui è in corso una guerra fratricida dagli effetti potenzialmente devastanti.

Non è la prima rivelazione scottante sulla vita segreta di BoJo, accusato di essere “folle, immorale e al limite dell’illecito”, un personaggio che ha creato “caos e vuoto di onestà”. Una battaglia senza esclusione di colpi iniziata dalla vicenda della ristrutturazione dell’alloggio al 10 di Downing Street in cui Johnson vive insieme alla fidanzata Carrie Symonds e il loro piccolo, che avrebbe superato di gran lunga le 30mila sterline che per legge sono a disposizione dei premier. Pesante anche il secondo capitolo della “querelle”, con la rivelazione dei messaggini Whatsapp scambiati fra BoJo e John Dyson, il re degli elettrodomestici, invitandolo a tornare in Inghilterra per realizzare respiratori polmonari e ventilatori per gli ospedali dopo aver spostato la sede a Singapore per motivi fiscali. Terzo step, “l’affaire” Mohammed Bin Salman, principe ereditario saudita sospettato dell’orrenda morte del giornalista Jamal Khashoggi che avrebbe messo in moto Johnson per appoggiare l’acquisizione della squadra del “Newcastle” da parte della famiglia reale. Boris ne ha discusso con i suoi uomini più fidati, ma il passaggio non è mai andato in porto.

L’imbarazzo è palese e pesante, e malgrado Cummings si sia affrettato a dichiararsi estraneo alle rivelazioni, il sospetto dell’aria di vendetta resta fisso, per di più acuito dall’ex procuratore generale Grieve, secondo cui il Regno Unito sarebbe nelle mani di un premier dalla disonestà “seriale”. E l’immagine di Boris, che aveva faticosamente ripreso quota dopo l’imponente campagna vaccinale, torna sotto la quota di emergenza, soprattutto perché il sospetto di pastette accompagna Johnson da tutta la sua carriera politica, compresa la parentesi da sindaco di Londra.

In difesa di BoJo stanno scendendo in tanti, a cominciare dal ministro della difesa Ben Wallace, che ha definito la frase sulle migliaia di morti semplice gossip.

Ma dopo tanti anni al fianco del premier, le frecce a disposizione di Cumming – il “Rasputin” della politica inglese – sono tante e tutte avvelenate con cura. Da architetto della Brexit a reietto buttato fuori da Downing Street perché poco gradito alla bionda fidanzata di Johnson, quella che ha iniziato non sembra una guerra destinata ad una stretta di mano, ma una corsa alla distruzione in cui forse ne rimarrà solo uno, ma non è detto.

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