Le conneries di monsieur Macron

| Ha ammesso di averne fatte tante, troppe. E sul tavolo anche gli insulti della piazza, portati all’Eliseo da amici e collaboratori: “Vogliono la tua testa”

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“Ho fatto un sacco di conneries”. Parole che avrebbe pronunciato Emmanuel Macron, il presidente francese messo sotto assedio dai gilet jaunes. Ma per capire quanto la frase nasconda un pentimento profondo, bisogna prima spiegare che “conneries”, tradotto dal francese corrente, starebbe per l’italico “stronzate”.

In pratica, “ne ho fatte un sacco”, così tante da essersi messo a tavolino con i suoi ministri per varare un nuovo pacchetto di misure economiche e sociali. Con la speranza che bastino al popolo incacchiato dei gilet gialli.

Le conneries riconosciute da Marcon? Tante, ma fra le peggiori la limitazione della velocità a 80 km/h, la riduzione della quota statale sugli affitti, l’aumento delle tasse scolastiche e poi la celebre campagna di ammodernamento del parco auto circolante, partita esattamente al contrario: aumentando il prezzo dei carburanti per costringere la gente a cambiare vettura. O a cambiare presidente.

Secondo “Le Parisien”, Emmanuel sarebbe da giorni chino sui provvedimenti presi dal suo governo, e più volte qualcuno l’ha sentito sbottare: “Troppe tasse, troppe imposte”. In più, le confessioni a cuore aperto di suoi collaboratori e do Arnaud Péricard e Karl Olive, sindaci di Saint-Germain-en-Laye e Poissy, che hanno bruscamente ridestato “le president” dal torpore dell’Eliseo portandogli il polso della piazza: “Ti odiano”, “Ti rifiutano” e “Vogliono la tua testa”.

La retromarcia a tutta velocità del presidente ragazzino inizierà questa settimana, con la ricomparsa a reti unificate, seguita dall’invito al popolo della protesta e i sindacati per “parlare del grave momento e trovare soluzioni”. Ma che basti a rimediare le “conneries” non è affatto detto.

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