Le noie di Harry con il fisco americano

| Superati i 183 giorni di permanenza sul suolo statunitense, chiunque è tenuto al pagamento delle tasse, che per il principe transfugo ammonterebbero a una cifra enorme

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Il principe Harry è “ospite” in America dal 7 maggio scorso, dopo aver lasciato Vancouver, in Canada, ed essere approdato a Los Angeles, California, città natale di sua moglie Meghan.

Ma l’amore non è contemplato dalla legge statunitense, che dopo 183 giorni continuativi di permanenza sul suolo americano, prevede che chiunque sia legalmente tenuto a pagare le tasse. Che per il rampollo dei Windsor significa una montagna di denaro: l’unica via d’uscita, sempre secondo la legge, è che Harry interrompa la permanenza sul suolo americano. Sul caso si sono gettati a capofitto i media americani, che hanno chiesto l’intervento di esperti in materia fiscale come David Holtz, avvocato tributario di Los Angeles: “è facile immagine che l’International Revenue Service lo stia osservando molto da vicino, e questo significa un grosso problema, perché l’ammontare della somma potrebbe essere colossale, visto che l’IRS è assai zelante e sa fare radiografie minuziose di redditi e guadagni”.

In ballo non c’è solo l’ormai celebre contratto milionario raggiunto da lui e Meghan con “Netflix”, ma anche il denaro ricevuto dal padre Carlo e dai fondi fiduciari, i conti correnti e i beni che Harry possiede nel Regno Unito.

Secondo alcune fonti, decine di fiscalisti e avvocati sarebbero già al lavoro sul caso, pronti ad appellarsi al dettaglio del visto di ingresso con cui Harry è entrato negli Stati Uniti, di tipo diplomatico, quindi esente solo nel caso rientri nella sezione “0-1” in cui vengono registrate persone di “straordinaria abilità in campo scientifico, artistico, atletico, manageriale e dello spettacolo”. A sentire la stampa britannica, negli ultimi mesi Harry avrebbe ampliamente dimostrato di essere bravo a recitare, ma forse non basta.

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