L’inverno rigido di mister Johnson

| Il premier inglese precipita nel malcontento: l’aumento dei casi Covid, la disoccupazione che cresce e il crollo dei colloqui sulla Brexit sono questioni che stanno venendo a galla tutte insieme

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Venerdì, i casi di coronavirus nel Regno Unito hanno raggiunto un nuovo record, ad appena un giorno di distanza dalla dichiarazione di resa del ministro delle finanze, che di fatto ha rinunciato a salvare centinaia di migliaia di persone dalla disoccupazione. Il Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak ha annunciato un piano per sovvenzionare i salari per i prossimi sei mesi, anche se il programma di licenziamento che aveva salvato milioni di posti di lavoro nei primi giorni della pandemia è in fase di graduale eliminazione. Per gli economisti di “Goldman Sachs”, una decisione che potrebbe portare alla disoccupazione altri 2,2 milioni di persone.

A questo si aggiungono i moti di ribellione che si stanno scatenando all’interno del partito conservatore al governo per via delle nuove restrizioni, che paralizzeranno nuovamente diverse aziende. Non basta ancora, perché l’accordo commerciale con l’UE per evitare il caos assoluto è quanto mai a rischio ancora prima della ripresa dei colloqui, previsti nella prossima settimana.

Mentre la pandemia infuria e i paesi di tutta Europa cercano di rispondere senza paralizzare le loro economie, i premier di Spagna e Francia finiscono sotto pressione, ma per Boris Johnson la crisi sembra ormai una consuetudine, perché pochi governi si trovano a dover affrontare così tante sfide, su così tanti fronti e in così poco tempo.

Il presagio del disastro si è acuito dopo l’inversione a U sul ritorna negli uffici e di conseguenza in pub e ristoranti. Lo scorso agosto, il governo aveva varato misure e incentivi per sostenere il comparto della ristorazione, con una mossa che secondo alcuni scienziati avrebbe contribuito a diffondere nuovamente il virus.

Ma ancora una volta è caso: i proprietari dei locali lamentano di non avere sufficiente sostegno finanziario e continuano a licenziare personale, mentre da ogni angolo del Paese giungono richieste per capire cosa possono e non più possono fare.

Tutto questo in un momento in cui la Gran Bretagna lotta per soddisfare la domanda di test per il Covid-19, mentre punta dritta verso la stagione fredda e l’influenza che renderà più complicato individuare il virus, dopo aver registrato il maggior numero di morti di qualsiasi altro paese europeo. Ci sono due grossi problemi, ha detto un membro conservatore del Parlamento: “la macchina al numero 10 di Downing Street si è inceppata e Johnson deve darsi una calmata”.

In mezzo arrivano i colloqui per la Brexit, anche loro diretti verso una fase finale assai rischiosa. La domanda è se e quando BoJo si deciderà a salvare uno straccio di accordo, dopo che il suo governo ha dichiarato l’intenzione di violare il diritto internazionale rinnegando una parte di quanto già stipulato con la UE. Una decisione che ha innervosito i funzionari di Bruxelles e ha dato ulteriore fiato ai nazionalisti scozzesi, che a questo punto ancor di più pretendono un nuovo referendum sull’indipendenza. Ma Londra tira dritto, e molte aziende stanno perdendo la speranza che l’accordo sia ancora possibile, aumentando lo stoccaggio dei magazzini per prepararsi ad un peggio che sembra non avere fine. Inoltre, tre delle principali catene di supermercati britannici hanno introdotto limiti su prodotti come la farina e la pasta, vista la corsa all’accaparramento che si registra ormai ovunque nel Paese.

L’inquietudine dei conservatori per la Brexit e per l’impatto delle nuove regole sulle libertà civili continua a crescere, mentre il partito conservatore è pure in vista della conferenza autunnale, in programma il prossimo fine settimana, e in cui si prevedono fiamme e scintille.

Charles Walker, vicepresidente di un autorevole comitato di legislatori, ha usato una metafora per avvertire il governo: “Se continui a picchiare un cane, non meravigliarti se prima o poi ti morde”.

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