Lo scandalo dei “Washington Files”

| Imbarazzo a Downing Street dopo la pubblicazione di messaggi e informative segrete, inviate dal diplomatico al governo. Definizioni impietose su tutto, dalla politica allo stesso Trump

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La speranza della classe politica inglese, è che in caso di Brexit, valgano le promesse lanciate da Trump dopo la recente visita nel Regno Unito, dove è stato accolto dalla regina con ogni riguardo, compresa una sontuosa cena di Stato a Buckingham Palace. In ballo c’era l’impegno del presidente americano di un accordo di libero scambio commerciale fra i due paesi, visti gli splendidi rapporti che intercorrono. A mettere tutto in forse ci ha pensato il “Daily Mail”, che ha ottenuto e pubblicato con grande risalto dei documenti altamente sensibili: le informative diplomatiche inviate da Sir Kim Darroch, ambasciatore del Regno Unito a New York, al ministro degli esteri inglesi. E nulla sarebbe se scorrendo le pagine dei report, non si nascondessero definizioni del presidente Donald Trump tutt’altro che lusinghiere. 

Nell’aria si aggira un possibile incidente diplomatico dagli effetti potenzialmente devastanti, vista la ben nota ipersensibilità alle critiche sul suo conto del presidente americano.

L’ambasciatore avverte e ammonisce, fiutando l’aria che si respira intorno alla Casa Bianca, dove vanno in scena quelli che definisce “feroci litigi”: la carriera politica di Trump potrebbe finire all’improvviso, e con grande “disonore”. Ma soprattutto, che le politiche economiche del Presidente potrebbero distruggere il sistema su cui si basa il commercio mondiale.

Sul piano personale, le definizioni verso Trump non sono migliori: alla persona de presidente, Sir Darroch riserva forse il meglio, definendolo “inetto, insicuro, incompetente e vanesio ”.

È un caso che imbarazza Downing Street, anche perché Sir Kim Darroch è considerato uno dei migliori e più navigati diplomatici britannici, ambasciatore a Washington dal 2016, ex rappresentante del Regno Unito a Bruxelles e ampiamente schierato in favore della permanenza nell’UE. Un uomo solitamente molto cauto e invece questa volta diretto come una mannaia: “Il clima alla Casa Bianca è disfunzionale, e riteniamo questa amministrazione inetta, incompetente, goffa, faziosa e inadeguata a livello diplomatico”. Trump potrebbe essere in debito con “loschi oligarchi russi”, e ancora: “potremmo essere all’inizio di una spirale discendente che può portare alla vergogna e alla caduta”. Ma il presidente potrebbe comunque uscire intatto dalle fiamme, “malconcio ma intatto, come Schwarzenegger nelle scene finali di Terminator”.

I “Washington Files” coprono un periodo che va dal 2017 ad oggi e toccano di tutto, dalla politica di Trump in Medio Oriente ai suoi piani per la rielezione del 2020, ipotesi ritenuta altamente credibile dallo staff presidenziale. Uno dei passaggi più incendiari è una lettera inviata il 22 giugno 2017 al consigliere per la sicurezza nazionale, Sir Mark Sedwill, dopo i primi 150 giorni dell’amministrazione Trump. Il documento, inviato in vista di una discussione del Consiglio di sicurezza nazionale sulle relazioni tra Regno Unito e Stati Uniti, delinea un quadro negativo della personalità e della leadership del Presidente. Racconta di “lotte intestine e caos” all’interno della Casa Bianca, accuse che in realtà hanno già mosso altri detrattori del presidente, ma che lui ha sempre liquidato come “fake news”. E riferendosi ai risvolti del Russiagate, avverte: “Il peggio non può essere escluso”. La nota fa riferimento anche alla politica “incoerente e caotica” con l’Iran, aggiungendo: “È improbabile che la politica statunitense diventi più coerente. Questa è un’amministrazione fortemente divisa”.

Il dossier include anche i telegrammi diplomatici - conosciuti come “DipTel” nel gergo del Foreign Office - che aggiornano Downing Street sugli eventi politici negli Stati Uniti e commentano le decisioni di politica estera di Trump. E la recente decisione di Trump di aver bloccato all’ultimo secondo un attacco missilistico contro l’Iran non perché avrebbe causato centinaia di vittime innocenti, ma semplicemente perché poteva costargli consensi in vista delle elezioni del 2020.

Un’altra nota, inviata il 10 giugno, avverte sulle tensioni possibili all’indomani della Brexit: “Man mano che progrediamo nel nostro programma di rafforzamento degli accordi commerciali, potrebbero emergere divergenze sui cambiamenti climatici, sulle libertà dei media e sulla pena di morte”.

Poche ore fa, travolto dalle critiche, il Foreign Office inglese ha dichiarato che è prassi normale e consolidata che “i nostri ambasciatori forniscano ai ministri valutazioni oneste e schiette della politica dei paesi in cui agiscono, sono pagati per farlo. Ma le loro opinioni non rispecchiano necessariamente quelle dei ministri o del governo. Ci aspettiamo che consigli e segnalazioni siano trattate da ministri e funzionari pubblici nel modo giusto, ma è importante che i nostri ambasciatori possano offrire i loro consigli in modo riservato. Il nostro team di Washington ha forti e ottime relazioni con la Casa Bianca”.

Ma per l’opinione pubblica inglese, le parole dell’ambasciatore rivelano quanto, da lungo tempo, il governo britannico sia preoccupato. Era l’estate del 2017 e il Consiglio di sicurezza nazionale britannico si riuniva: il presidente Trump era in carica da 150 giorni, e il primo ministro Theresa May e i suoi colleghi di gabinetto stavano ancora lottando per trovare una soluzione alla sua caotica amministrazione. Avevano bisogno di consigli. Dalla sua scrivania nella splendida residenza ufficiale a Washington DC, l’ambasciatore britannico Sir Kim Darroch stava tentando di fornire il proprio aiuto. Il consigliere britannico per la sicurezza nazionale, Sir Mark Sedwill, gli aveva chiesto di mettere insieme alcune riflessioni sulla personalità e lo stile del Presidente, e stava compilando una nota informativa. Il documento si componeva di sei pagine di osservazioni molto poco lusinghiere sul carattere e sulla storia politica del Presidente. Nella nota riservata - contrassegnata come “Official Sensitive” - il più importante diplomatico del Regno Unito accusava Trump di “irradiare insicurezza”, riempiendo i suoi discorsi con “false affermazioni e statistiche inventate”, ottenendo “quasi nulla” in termini di politica interna. 

Ma Sir Kim ha sottolineato quanto l’America sia ancora il primo partner di sicurezza del Regno Unito e come i “legami culturali e storici” tra i due paesi siano “profondi”. Il Regno Unito aveva e avrebbe avuto ancora bisogno dell’America: come mercato di esportazione, per la difesa e la cooperazione in materia di intelligence e per un accordo commerciale post-Brexit. I consigli del diplomatico diventano pratici: “Invito il premier Theresa May a chiamarlo spesso, e quando lo si incontra, meglio iniziare complimentandosi per qualcosa che ha fatto di recente”. Di fronte al caos, Sir Kim ha sottolineato come il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron fossero impegnati a prendere le distanze da Trump: “Non credo che il Regno Unito dovrebbe seguirli”.

Le prime reazioni non si sono fatte attendere: Nigel Farage, il leader del Brexit Party e amico di Trump, ha chiesto a Sir Kim di lasciare l’incarico.

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