Navalny condannato, la Russia tenta di soffocare il dissenso

| In una lunga dichiarazione dopo la lettura della sentenza, il dissidente russo chiede ai suoi concittadini di non arrendersi: “Il piccolo ladro chiuso nel suo bunker non può rinchiudere milioni di persone”

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Tre anni e cinque mesi: Alexey Navalny, il nemico numero uno di Vladimir Putin, è stato condannato da un tribunale di Mosca, com’era ampiamente previsto. Navalny, che appariva tranquillo, ha commentato che Putin passerà alla storia come “l’avvelenatore delle mutande”, riferendosi al metodo che sarebbe stato utilizzato l’estate scorsa per avvelenarlo con un gas nervino. Da allora, la presenza di Navalny – la cui vicenda ha fatto il giro del mondo - si è trasformata in una spina ancora più affilata nel fianco per Putin.

Una condanna che ha fatto scattare le reazioni di buona parte del mondo, a cominciare da UE e Stati Uniti, ma soprattutto ha riportato i russi sulle strade, per chiedere l’immediata liberazione del dissidente e invocare un Paese senza “lo zar Vladimir”. In migliaia hanno sfidato l’ordinanza rischiando l’arresto, trovandosi di fronte ad una massiccia presenza della polizia in assetto antisommossa.

Nonostante un giro di vite sulle manifestazioni di massa in tutta la Russia, circa 2.000 persone hanno marciato attraverso il centro di Mosca: le operazioni di respingimento da parte delle forze dell’ordine erano iniziate all’esterno dal tribunale ancora prima che il verdetto fosse emesso. Le detenzioni di massa e la brutalità dei giorni scorsi dovevano essere un chiaro deterrente, con molti degli arrestati, compresi i giornalisti, costretti a sopportare dure condizioni di detenzione.

Navalny, le cui meticolose indagini sulle accuse di corruzione contro Putin e i suoi alleati hanno fatto infuriare il Cremlino, è stato condannato a tre anni e mezzo con l’accusa di aver violato la libertà vigilata non presentandosi di persona alle autorità mentre riceveva a Berlino le cure salvavita dopo il tentativo di avvelenamento.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la condanna originale di Navalny per frode nel 2014, per la quale era in libertà vigilata, era “fondamentalmente ingiusta” e politicamente motivata, intesa soltanto “a mettere a tacere una voce critica verso il governo e per impedirgli di impegnarsi in attività politiche”. Per via della condanna, a Navalny è stato impedito di candidarsi alla presidenza nel 2018.

Come sottolinea Damelya Aitkhozhina, avvocato di “Human Rights Watch”, in tribunale Navalny ha sostenuto che, fino a quando è stato avvelenato, aveva scrupolosamente osservato agli obblighi della sua condanna, inviando la notifica del suo spostamenti in Germania non appena è uscito dal coma. Mentre veniva curato (e salvato) all’estero, Navalny ha messo in imbarazzo il Cremlino con una telefonata a un agente dei servizi segreti russi identificato come il suo avvelenatore dal gruppo investigativo “Bellingcat”. L’agente, convinto di parlare con un ufficiale superiore, ha spiegato che era penetrato nella stanza d’albergo di Navalny e rivestito la sua biancheria intima con Novichok, una neurotossina sviluppata in Unione Sovietica. Lo stesso agente nervino usato da agenti dell'intelligence russa per tentare di uccidere l’ex spia Sergey Skripal in Gran Bretagna nel 2018.

Il mese scorso, dopo essere stato arrestato al suo ritorno a Mosca, la fondazione di Navalny ha diffuso un nuovo documentario in cui svelava una sontuosa residenza da 1,3 miliardi di dollari di proprietà di Vladimir Putin, costruita sottraendo fondi statali.

Mentre i canali televisivi controllati dallo stato si rifiutano di mandare in onda le accuse di Navalny, il documentario è stato visto più di 100 milioni di volte su YouTube in sole due settimane. Una delle caratteristiche più sorprendenti del film è il tono spesso sardonico e ironico con cui Navalny espone il caso contro Putin, senza tradire qualsiasi paura. Con lo stesso tono, Navalny ha rilasciato una durissima accusa contro Putin in una dichiarazione di 16 minuti letta davanti alla corte. Il suo arresto, ha detto Navalny alla corte, era illegale e interamente motivato dalla paura di Putin. “L’ho offeso mortalmente sopravvivendo. Sono sopravvissuto grazie a brave persone, a piloti e medici competenti. Poi ho commesso un’offesa ancora più grave: non sono corso a nascondermi. Alla fine, è successo qualcosa di terrificante: ho partecipato in prima persona alle indagini sul mio avvelenamento, dimostrando che Putin, attraverso il Servizio di Sicurezza Federale russo, era responsabile del tentato omicidio. Tutto questo sta facendo impazzire il piccolo ladro chiuso nel suo bunker. Non ha mai partecipato a nessun dibattito o fatto campagna elettorale: l’omicidio è l’unico metodo che conosce. Passerà alla storia come ‘Vladimir, l’avvelenatore delle mutande’”.

Navalny ha poi esortato i russi a non temere il loro sovrano: “Sono qui in piedi, sorvegliato dalla polizia, e la Guardia Nazionale è là fuori con mezza Mosca isolata. Tutto questo perché il piccolo uomo chiuso in un bunker sta perdendo la testa. La cosa principale in tutto questo processo non è quello che mi succede, in fondo rinchiudermi non è difficile, ma ciò che conta di più è il motivo per cui questo sta accadendo: intimidire milioni di persone. Spero vivamente che la gente non guardi questo processo come un monito per avere più paura, perché questa non è una dimostrazione di forza, ma di debolezza. Non si possono rinchiudere milioni di persone, spero che la gente se ne renda conto”.

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