Nicolas Sarkozy alla sbarra per corruzione

| Insieme a lui il suo ex avvocato di fiducia Thierry Herzog e il giudice Gilbert Azibert. Il giudice avrebbe fornito informazioni riservate sulle inchieste per finanziamento della campagna elettorale, chiedendo in cambio un posto a Monaco

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Comunque vada, quella che per iniziare in un tribunale di Parigi è una pagina destinata alla storia della Francia: è la prima volta che un ex presidente della Repubblica finisce sotto processo per corruzione. L’unico precedente risale al 2011, quando Jacques Chirac fu condannato a due anni di reclusione per peculato (con sospensione della pena), ma si trattava di fatti accaduti quand’era sindaco di Parigi, e in più “Chichi” – com’era chiamato – non si è mai presentato in aula per motivi di salute.

Quanto basta per alzare la soglia attenzione verso l’imputato Nicolas Paul Stéphane Sárközy de Nagy-Bócsa, avvocato e politico parigino classe 1955, nonché 23eesimo presidente della Repubblica Francese, in carica dal 16 maggio 2007 al 15 maggio 2012. Accanto a lui, alla sbarra davanti alla 23esima camera del tribunale giudiziario di Parigi anche Thierry Herzog, il suo ex avvocato, e l’alto magistrato Gilbert Azibert. Tutti e tre, che rischiano fino a 10 anni di galera, contestano le accuse a loro carico.

L’inizio del tanto atteso “Processo Bismuth” - dal nome utilizzato da Sarkozy per un’utenza telefonica segreta - potrebbe tuttavia essere ritardato: la difesa di Gilbert Azibert, citando lo stato di salute dell'imputato, ha presentato una richiesta di rinvio.

Il corposo dossier comprende proprio le intercettazioni delle linee telefoniche di Sarkozy del settembre 2013, e riguardano il presunto finanziamento libico per la sua campagna presidenziale del 2007. Il 10 gennaio i giudici hanno prorogato il provvedimento, ma il giorno successivo, gli investigatori hanno scoperto l’esistenza di due linee con carte prepagate utilizzate quasi esclusivamente per gli scambi tra Nicolas Sarkozy e il suo avvocato Thierry Herzog. Entrambe erano registrate a nome di “Paul Bismuth”, un ex compagno di classe del legale.

Thierry Herzog ha giustificato le linee telefoniche con la necessità di sfuggire a eventuali intercettazione da parte di servizi segreti stranieri, ma i giudici, al contrario, sono convinti che lo schema sia stato messo in atto dopo essere stati informati che la linea ufficiale era finita sotto sorveglianza: nei loro discorsi si parla spesso di “giudici che ascoltano”.

Le indagini non hanno mai permesso di individuare l’origine della fuga di notizie che avrebbe messo in allarme Sarkozy ed Herzog, ma per i giudici il dettaglio è da considerare del tutto ininfluente ai fini del procedimento. Ciononostante, la difesa Nicolas Sarkozy si oppone al fatto che il caso si basi sulle intercettazioni tra un avvocato e il suo cliente.

In effetti, la scoperta della linea, a sua volta messa sotto sorveglianza, aveva riservato numerose sorprese alla polizia: Thierry Herzog e Nicolas Sarkozy parlano in numerose occasioni di Gilbert Azibert, un alto magistrato della Corte di Cassazione molto vicino a Herzog.

All’epoca, alla fine del 2013, Nicolas Sarkozy era appena uscito dallo spinoso caso su un presunto finanziamento ottenuto dalla miliardaria Liliane Bettencourt. Nel corso di una conversazione intercettata il 29 gennaio 2014, Thierry Herzog spiega a Nicolas Sarkozy di aver raggiunto il suo amico, il magistrato, al mattino e di aver ricevuto notizie utili su informazioni riservate a proposito di un’inchiesta avviata dalla Corte di Cassazione nei confronti dell’ex capo dello Stato.

Agli occhi dei giudici istruttori, Gilbert Azibert ha probabilmente appreso notizie coperte da segreto istruttorio da uno dei suoi colleghi. Per quanto riguarda il parere del relatore, anche se l'indagine non ha permesso di sapere se avesse effettivamente avuto accesso a questo documento riservato, i giudici sottolineano che l’esistenza, reale o presunta, delle misure adottate è sufficiente a caratterizzare la corruzione.

Ma per poter dimostrare l’accusa di corruzione, è necessario individuare quale fosse la contropartita offerta in cambio. Ancora una volta, sono le intercettazioni delle “Paul Bismuth” a svelare i dettagli: “Mi ha raccontato qualcosa di Monaco”, riferisce Herzog a Sarkozy il 5 febbraio 2014, riferendosi al desiderio di Gilbert Azibert di ottenere un posto come giudice nel principato. “Gli ho detto, ma stai scherzando? Con quello che hai fatto”. Sarkozy è d’accordo: “Chiamalo oggi e digli che me ne occuperò io stesso: vado a Monaco per incontrare il Principe”. Dettaglio confermato dai protocolli: l’ex presidente soggiorna in forma privata nel Principato tra il 23 e il 28 febbraio.

Poi, improvvisamente, gli investigatori notano un cambio di tono nelle conversazioni tra l’ex presidente e il suo avvocato: Sarkozy racconta di non aver fatto nulla per favorire Gilbert Azibert, e una settimana dopo, Thierry Herzog spiega al suo interlocutore che “A Monaco è tutto ok, Ma siamo stati costretti a dire altre cose al telefono”. Per i giudici, non c’è dubbio che entrambi erano stati informati che le linee di Paul Bismuth fossero state individuate e intercettate. Nicolas Sarkozy assicura di non aver fatto nulla per favorire Gilbert, e lo dimostrerebbe il dettaglio che il giudice non ha mai ottenuto un posto a Monaco.

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