«Non restituite gli ex terroristi all’Italia»

| Un appello degli intellettuali francesi, pubblicato su Le Monde, ribadisce la visione democratica e soprattutto umana la Dottrina Mitterand. Nei giorni scorsi, la ministra Cartabia aveva avuto colloqui con l'omologo francese

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Nei giorni scorsi, l’annuncio di un fitto colloquio fra il ministro della giustizia italiana Marta Cartabia e il suo omologo francese Éric Dupont-Moretti aveva riacceso le speranze di una svolta epocale sull’estradizione di terroristi italiani che avevano ottenuto protezione da parte del governo francese, sulla scia della discussa “Dottrina Mitterand”. La guardasigilli italiana ha consegnato l’elenco con i nomi degli 11 terroristi latitanti, 4 dei quali condannati all’ergastolo in contumacia. Tra gli altri Luigi Bergamin, tra gli ideologi dei “Pac” a cui apparteneva anche Cesare Battisti, Ermenegildo Marinelli, accusato di banda armata e omicidio, oggi imprenditore, Maurizio Di Marzio, accusato di assalto e tentativo di sequestro dell’agente Nicola Simone, Enzo Calvitti, con tre condanne per omicidio, Marina Petrella, coinvolta nel sequestro Moro, e ancora Giovanni Alimonti, Raffaele Ventura, Giorgio Pietrostefani, Narcisio Manenti, Roberta Cappelli, Sergio Tornaghi e Paolo Ceriani Sebregondi.

Ma ora, in favore degli “esuli politici italiani” è arrivata una levata di scudi sotto forma di lettera firmata da un gruppo di intellettuali francesi. Pubblicata su “le Monde”, la lettera è un appello al governo francese per difendere la dottrina Mitterand, che “non significa dare lezioni all’Italia in materia di giustizia, ma ricordare che in alcuni casi il funzionamento della giustizia italiana faceva temere che non tutte le garanzie di equità sarebbero state rispettate”. La lettera prosegue ricordando che tutti gli “esuli” hanno pubblicamente dichiarato di aver “abbandonato la militanza politica, considerando la loro attività come conclusa, ripudiando la violenza”.

“Oggi i militanti italiani esuli arrivati all’inizio degli anni Ottanta hanno 40 anni di più. Sono ormai ampiamente nell’età della pensione. Sono stati giornalisti, ristoratori, medici, grafici, documentaristi, psicologi. Hanno avuto figli e nipoti. Non hanno mai smesso di ripetere che la guerra è finita e sono da molto tempo estranei a quello che erano stati, senza mai rifiutare di ammettere la loro responsabilità. È a queste donne e a questi uomini, 40 anni dopo che si chiedono i conti nel nome di una giustizia secondo cui il perdono equivale all’oblio e che la riconciliazione vale meno della riapertura delle ferite. La Dottrina Mitterrand è un modo di rifiutare la concezione della giustizia come puro strumento di vendetta, anche 40 anni dopo, una norma che noi consideriamo come un passaggio illuminato della democrazia”.

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