Nuova Zelanda, condannato l置omo che ha ucciso Grace

| La giuria ha ritenuto colpevole di omicidio e vilipendio di cadavere un uomo neozelandese che un anno fa uccise una 22enne inglese nascondendo il cadavere in una valigia

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Grace Millane aveva 22 anni e due occhioni grossi e azzurri: vive a Wickford, nell’Essex, e il regalo dei genitori per la laurea in pubblicità e marketing era stato il viaggio intorno al mondo che sognava da tempo. Grace era una “backpacking”, i ragazzi che pur di viaggiare riducono l’essenziale ad uno zaino: con quello era già stata in Sudamerica, e il 20 novembre dello scorso anno era entrata in Nuova Zelanda, arrivando ad Auckland dieci giorni dopo. Intorno alle 21 del giorno successivo, il 1 dicembre, i portieri del “CityLife” hotel la notano all’ingresso: la raggiunge un uomo, e i due si allontanano, poi tornano in albergo, dove pare trascorrano la notte insieme. Da quel momento, di Grace si perde ogni traccia.

I genitori iniziano a preoccuparsi il giorno successivo, quando la giovane non risponde più al telefono e ai messaggi: tre giorni dopo la denuncia, la polizia inizia le indagini, ma non trova “nessuna prova che la ragazza non avesse fatto perdere le proprie tracce volontariamente”. Le indagini accertano però un dettaglio che fa cambiare idea alle forze dell’ordine: Grace e il misterioso uomo si erano dati appuntamento dopo essersi conosciuti su “Tinder”. Soggiornava nel suo stesso hotel e aveva noleggiato un’auto ritrovata giorni dopo a 275 km di distanza

L’8 dicembre, la polizia annuncia che le indagini avevano cambiato piega, parlando per la prima volta di omicidio. Il corpo di Grace viene ritrovato il giorno successivo chiuso in una valigia abbandonata in un’area boschiva della “Scenic Drive”, a circa 20 km da centro di Auckland. È stata strangolata in albergo, e dopo averla uccisa l’uomo ha scattato diverse foto del cadavere mentre guardava film pornografici.

L’uomo viene individuato e arrestato, ma per le leggi neozelandesi il suo nome e qualsiasi riferimento viene omesso. Una giornalista neozelandese rischia molto svelando che si tratta di un uomo di 27 anni originario della regione di Wellington, cresciuto con i nonni dopo la separazione dei genitori. Lavora come barista e carpentiere, e sul su conto anche qualche noia con la giustizia per furto e guida in stato di ebbrezza. Poche ore fa, dopo tre settimane di processo, i 12 giurati hanno emesso il verdetto di colpevolezza, e alla fine del prossimo febbraio il giudice comunicherà la lunghezza della pena. “Le nostre vite sono distrutte - hanno commentato i genitori della vittima pochi minuti dopo la sentenza – Grace ci è stata tolta nel modo più brutale, e non meritava di morire così. Dobbiamo tornare a casa e tentare di raccogliere i pezzi della nostra esistenza. Ringraziamo le autorità, la polizia e tutti i neozelandesi per la loro gentilezza”.

La vicenda di Grace ha destato un impatto enorme sull’opinione pubblica neozelandese, al punto da costringere il primo ministro Jacinda Ardern a presentare le proprie scuse alla famiglia Millane: “A nome della Nuova Zelanda, voglio scusarmi. Vostra figlia avrebbe dovuto essere al sicuro, e non lo è stata”. Il 10 gennaio scorso, ai funerali di Grace nella Brentwood Cathedral, erano presenti migliaia di persone.

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