Per la corte suprema UK è illegale il blocco del parlamento

| Uno smacco al premier Boris Johnson, che era riuscito perfino a convincere la regina Elisabetta. La sempre più intricata questione della Brexit si avvia verso elezioni anticipate

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“Illegale”: si riassume con una sola parola la doccia fredda della Corte Suprema inglese alla “prorogation”, la norma con cui premier Boris Johnson aveva deciso di fermare l’attività del Parlamento fino al 14 ottobre, a pochi giorni dalla scadenza del 31, la data ultima di scadenza della “Brexit”, l’uscita del Regno Unito dall’UE che ormai inizia ad assumere i contorni di una tragedia epocale.

La decisione, raggiunta peraltro all’unanimità, considera arbitraria l’imposizione del premier, con “effetti sulla nostra democrazia estremi”. Il riferimento è alle proteste che avevano accompagnato la decisione di imbavagliare i lavori di Westminster per evitare la legge che obbliga il premier a trattare un’uscita che non prevede il “no deal”, la mancanza di accordo cha trascinerebbe il Regno Unito in un baratro inesplorato e di grande pericolosità. Con la decisione della corte, che riapre ufficialmente il parlamento, lo storico speaker della camera John Bercow ha immediatamente convocato i deputati per sancire la “ripresa dei lavori”.

Ma la situazione peggiore è quella in cui piombato Boris Johnson – al momento impegnato a New York alla conferenza sul clima - che malgrado fino a ieri abbia negato di pensare alle dimissioni, si troverà nelle prossime ore a dover rispondere anche dell’onta di aver convinto la regina a firmare un provvedimento secondo lui perfettamente legale, che in realtà è stato considerato l’esatto contrario dall’arta corte britannica.

Una richiesta di dimissioni è arrivata in tempo reale da Jeremy Corbyn, e lo spettro delle elezioni anticipate si fa sempre più realistico, ormai quasi una strada obbligate per uscire da un impasse senza sbocchi.

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