Svezia, violente proteste anti-musulmane

| Oltre 300 persone hanno manifestato a Malmö per il divieto di ingresso nel Paese del leader dell’ultradestra danese. Dal rogo delle copie del Corano, la situazione è presto degenerata in guerriglia urbana

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Trecento manifestanti hanno messo a ferro e fuoco Malmö, terza città svedese, per protestare contro la presenza musulmana. Una folla inferocita che ha dato vita a scontri anche violenti con le forze dell’ordine, per stessa ammissione del portavoce quasi del tutto impreparate a fronteggiare la situazione.

La protesta è nata per il divieto di ingresso in Svezia - primo Paese in Europa per numero di migranti per abitante - del leader dell’ultradestra danese Rasmus Paludan, un tizio sotto la lente della polizia e dei servizi segreti che col suo gruppo estremista inneggia alla linea dura contro gli immigrati islamici. La reazione violenta è sfociata poco dopo con diverse persone che hanno bruciato copie del Corano in strada urlando slogan contro i musulmani.

La situazione è degenerata con l’intervento delle forze antisommossa della polizia, che hanno tentato di disperdere la folla, a cui i manifestanti hanno risposto con un fitto lancio di sassi e bottiglie all’indirizzo degli agenti.

In un Paese considerato fra i più pacifici, tolleranti e multietnici al mondo, a Malmö spetta il poco piacevole primato di città più violenta della Svezia per via di un tasso di criminalità assai elevato, in parte causato proprio dalla presenza di migranti e dall’altra dalla sanguinosa guerra fra gang rivali che si contendono il dominio delle periferie più disagiate. I sentimenti xenofobi, sempre più accesi, sono iniziati nel 2015, quando l’apertura verso l’accoglienza della cancelliera tedesca Angela Merkel ha spinto migliaia di persone verso il nord Europa, attirati dal welfare e da una popolazione tollerante. Ne è derivata un’escalation di ostilità che si ripercuote pesantemente anche a livello politico: l’ex neonazista Jimme Akesson, alla guida di “SverigeDemokraterna”, continua a guadagnare consensi in Svezia, mentre in Finlandia il partito di Jussi Alla-Aho è diventato la seconda forza politica del Paese guidato dalla giovane socialdemocratica Sanna Marin.

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