Addio all’inglese come lingua della UE?

| “Se non abbiamo il Regno Unito, non avremo neanche l’inglese”, commentava un’eurodeputata nel 2016. La questione non è così semplice, essendo la lingua più parlata del mondo, ma molto dipende dal futuro dell’UK

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Come ormai tutto il mondo ha imparato, entro la fine di gennaio la Brexit diventerà realtà, dopo tre anni di sfinimenti & patimenti. Ma quella di uscire dalla UE è solo una delle tante decisioni che nel tempo avranno conseguenze visibili sul futuro del Regno Unito. Di una, ad esempio, si discute da tempo nei palazzi di Bruxelles: ha ancora un senso che l’inglese continui ad essere la lingua ufficiale dell’Unione Europea e del Parlamento UE?

Nel 2016, Danuta Hübner, deputato al Parlamento europeo e presidente della commissione per gli affari costituzionali, aveva lanciato il sasso: “Se non avremo il Regno Unito, non avremo neanche l’inglese”. Ma è così semplice?

Fino agli anni Novanta, la lingua dominante della UE era il francese. Quando l’UE era la Comunità Europea e veniva definita la politica linguistica ufficiale, le lingue dei tavoli di lavoro erano l’olandese, il francese, il tedesco e l’italiano. Tuttavia, con l’adesione di un maggior numero di paesi, molti dei quali avevano l’inglese come seconda lingua, il numero di persone che parlavano inglese è cresciuto fino a quando l’anglosassone è diventata la più comune.

Attualmente, l’UE elenca 24 lingue ufficiali, e il Regno Unito è l’unico paese membro a dare la lingua ufficiale, anche se altri hanno già definito una lingua diversa: la Repubblica d’Irlanda indica il gaelico irlandese e Malta la propria.

Quando la Gran Bretagna si ritirerà dall’UE (lasciando da parte eventuali negoziati con la Scozia o altri territori), per eliminare l’inglese come lingua ufficiale, come chiarito in una dichiarazione della Commissione Europea in Irlanda del 27 giugno 2016, ci dovrebbe essere un voto unanime del Parlamento Europeo. Parlando al momento del referendum, nel 2016, il commissario Günther Oettinger aveva spiegato: “Abbiamo una serie di Stati membri che parlano inglese: è la lingua mondiale che tutti noi accettiamo”. Quindi, anche se ci fosse la volontà di farlo, sbarazzarsi dell’inglese non sarebbe affatto semplice.

Anche se si arrivasse a questo, sarebbe un duro colpo per la l’inglese? Storicamente, ha resistito a numerose tempeste. Quando le colonie dell’impero britannico hanno cercato di ottenere l’indipendenza, era logico che l’inglese - la lingua degli oppressori - venisse rifiutata. Il fatto che ciò non sia accaduto, e che l’inglese sia usato come prima o seconda lingua ufficiale in più di 70 paesi in tutto il mondo, indica in parte il suo status socioeconomico e politico nel corso del XX secolo. Il numero di persone per le quali l'inglese è una seconda lingua non ufficiale continua a crescere. Con il declino dell'impero britannico è arrivata l’ascesa degli Stati Uniti, che hanno l’inglese come lingua ufficiale: secondo la professoressa Lynne Murphy dell’Università del Sussex, sono stati proprio gli Stati Uniti, con la loro potente presenza, a salvare dalla scomparsa la lingua inglese.

In alcune situazioni postcoloniali, l’inglese è considerato una lingua più o meno neutrale. In India, ad esempio, l’inglese avrebbe dovuto essere gradualmente eliminato a favore dell’hindi dopo l’indipendenza nel 1947. Tuttavia, poiché non tutti in India parlano hindi, e molti non lo vogliono per ragioni culturali e politiche, l’inglese ha continuato ad essere usato, ed è ora una delle lingue ufficiali dell’India. A Hong Kong, l’inglese è ancora una lingua ufficiale nonostante il ritorno del territorio nella Repubblica Popolare Cinese nel 1997. Poiché Hong Kong è un centro internazionale per il commercio e la finanza, la scelta ha un senso pragmatico, ma ci sono anche prove che gli hongkonghesi sentano la lingua inglese come parte della loro identità, qualcosa li distingue dal resto della Cina continentale. C’è poi il caso di Singapore, dove si parla malese, tamil e vari dialetti cinesi, ma l’unica lingua unificante è l’inglese.

Spesso, per la verità, si tratta di lingue derivate dall’inglese, sviluppate in un proprio vocabolario e con una propria grammatica. L’inglese semplicemente non appartiene più ai tradizionali “madrelingua”, ma a tutti coloro che lo parlano, e continuerà a svilupparsi e cambiare a seconda delle esigenze comunicative delle diverse comunità.

Quindi, l’inglese cesserà di essere una lingua dell’UE? Probabilmente non nel breve e medio termine, né nelle conversazioni tra i paesi membri, neanche nei confronti dei deputati europei, né nell’interazione con altri paesi del mondo. A lungo termine, tuttavia, il continuo predominio dell’inglese come lingua globale può dipendere dalle sue fortune politiche e socioeconomiche. Essendo così consolidata e diffusa, è probabile che venga utilizzata come lingua franca globale per un certo periodo di tempo, ma le situazioni e le lingue cambiano. Lo insegna la storia: una volta il latino era la seconda lingua di tutti, ora non è più la prima per nessuno.

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