Brexit, il costo del fallimento

| Cosa c’è in gioco se le trattative fra Regno Unito e UE finiranno come ormai sembra assai probabile: con un “no deal” che contenterebbe tutti, gettando nella confusione la vita di milioni di persone

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Restano una manciata di giorni, prima del fatidico 1° gennaio 2021, quando il Regno Unito uscirà definitivamente dall’orbita Europea. Le trattative tra Michel Barnier e David Frost, capi negoziatori delle due parti, fervono ma non si sbloccano, come sapidamente condensato in comunicati che parlano di “pausa per mancanza delle condizioni per un accordo”.

I malumori si concentrano su “significative divergenze” su governance, pesca e il “level playing field” (la parità di condizioni), restando così marcate da richiedere l’intervento di Ursula von der Leyen per la UE e il premier britannico Boris Johnson, forse l’ultima spiaggia prima che lo spettro del “no deal” si avveri.

Nel caso non si raggiungesse un accordo, sarebbe un duro colpo per le imprese e i consumatori su entrambe le sponde della Manica: decenni di libera circolazione di beni, servizi, persone e capitali si concluderebbero in modo brusco, e con conseguenze pesanti.

Le imprese si troverebbero di fronte a dazi, tariffe e un potenziale caos delle merci che transitano oltre il confine, le società finanziarie della City di Londra perderebbero il loro passaporto per offrire servizi in tutta la UE e i consumatori vedrebbero ridotto il loro diritto di vivere dall’altra parte della Manica.

La crisi economica

Secondo le previsioni di “Bloomberg Economics”, senza un accordo commerciale l’economia del Regno Unito subirebbe a breve termine uno shock di circa l’1,5% del PIL, dato che l’Office for Budget Responsibility, l’ufficio per la responsabilità del bilancio, prevede invece al 2%.

Tariffe

Le imprese britanniche tornerebbero a commercializzare con i 400 milioni di consumatori della UE secondo le regole stabilite nel 1995 dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. Ciò significa che le importazioni e le esportazioni sarebbero soggette ad una tassa sulle merci: la tariffa media della UE è del 3%, ma alcuni prodotti subirebbero imposte molto più elevate: le case automobilistiche si troverebbero ad affrontare una tariffa del 10% su tutte le esportazioni di auto, mentre per i prodotti caseari la tassa salirebbe vertiginosamente al 35,4%.

Secondo la “Society of Motor Manufacturers and Traders”, l’industria automobilistica britannica si troverebbe ad affrontare un colpo da 55 miliardi di sterline a causa del crollo della domanda e della produzione locale, ma le tariffe potrebbero anche portare ad un aumento dei prezzi per le aziende e i consumatori: per i supermercati, il costo sarebbe di 3,1 miliardi di sterline all’anno, e circa l’85% degli alimenti importati dalla UE subirebbe tariffe pari o superiori al 5%.

Londra

Le società finanziarie perderanno la possibilità per offrire servizi in tutta la UE, che ci sia o meno un accordo commerciale, saranno costrette a chiudere sedi e spostare il personale. L’accesso ai clienti dipenderà se la UE giudicherà le regole del Regno Unito equivalenti alle proprie in 40 aree: il mancato raggiungimento di un accordo commerciale ostacolerebbe il processo, e anche se venisse concesso, la UE sarebbe comunque in grado di ritirarlo con poco preavviso.

Dogane

Le imprese che esportano verso la UE dovranno presentare dichiarazioni doganali con o senza un accordo commerciale: per spostare le merci da Dover a Calais, il punto di passaggio più trafficato del Regno Unito con la UE, i camion avranno bisogno di un permesso governativo con i documenti corretti per evitare di essere trattenuti dai funzionari francesi. I ritardi al confine minaccerebbero di gettare nel caos i produttori che si affidano a ricambi e forniture just-in-time, comprese le aziende del settore automobilistico e aerospaziale, mentre i prodotti alimentari rischierebbero di marcire nei camion in coda. I prodotti di origine animale dovranno passare attraverso i posti d’ispezione frontalieri designati, accompagnati da certificati sanitari per l’esportazione rilasciati da veterinari. Mentre le merci in uscita dal Regno Unito saranno sottoposte a controlli a partire dalla fine dell’anno, la Gran Bretagna sta rinviando fino al luglio 2021 i controlli completi sulle importazioni di quelle provenienti dalla UE.

Norme

Le aziende potrebbero doversi conformare a due regimi distinti per gli standard e i regolamenti dei prodotti, che necessitano di approvazioni da parte di organismi del Regno Unito e della UE per avere il diritto di vendere in entrambi i mercati. Ad esempio, alcuni prodotti per essere venduti in Gran Bretagna dovranno presentare un nuovo marchio “U.K. Conformity Assessed” (UKCA) del 1° gennaio, invece del marchio “CE”.

Servizi

Anche il settore che rappresenta l’80% dell'economia britannica si troverebbe di fronte a nuove restrizioni. Gli architetti e i consulenti britannici sono tra i professionisti che potrebbero rischiare maggiormente di perdere il diritto automatico di offrire i loro servizi in tutta Europa, mentre le imprese potrebbero avere bisogno di istituire un ufficio nella UE per continuare a operare, richiedendo l’approvazione locale per vedersi riconosciute le qualifiche professionali.

Passaporti

Anche con un accordo commerciale, i visitatori britannici nella UE avranno bisogno di più di sei mesi di validità del passaporto, mentre chi soggiorna nella UE per più di 90 giorni potrebbe dover ricorrere ad un visto. Agli automobilisti potrebbe essere necessaria la patente di guida internazionale, e anche viaggiare con animali domestici diventerà più difficile: saranno richiesti esami, vaccinazioni e certificati sanitari.

Immigrazione

La libera circolazione delle persone tra la Gran Bretagna e la UE finirà. Il Regno Unito sta pianificando di utilizzare un cosiddetto sistema di immigrazione a punti, in cui i lavoratori stranieri devono dimostrare di soddisfare determinati criteri prima di essere autorizzati a raggiungere la Gran Bretagna per lavoro: parlare inglese, disporre di una reale offerta di lavoro e guadagnare più di 20.480 sterline all’anno.

Vino e sigarette

I viaggiatori britannici che si recano nella UE potranno beneficiare di acquisti duty-free nei porti e negli aeroporti. Tuttavia, non sarà più possibile tornare con quantità illimitate di prodotti senza pagare le tasse.

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