Brexit, la posta in gioco è sempre più alta

| Martedì prossimo a Bruxelles è in programma uno degli ultimi appuntamenti possibili per raggiungere un accordo. Ad averne maggiormente bisogno è il Regno Unito, che però continua a fare i capricci

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La Gran Bretagna ha lasciato l’Unione Europea otto mesi fa, e nulla è cambiato per la maggior parte della gente, ma potrebbe non durare a lungo, perché la Brexit si avvia verso la stretta finale.

Un’ondata impressionante di casi di coronavirus sta facendo pressione sui politici britannici ed europei affinché facciano concessioni ed evitino la caotica rottura del 1° gennaio 2021 che distruggerebbe ulteriormente un’economia segnata dalla recessione e costringerebbe migliaia di camion a fare la fila alla frontiera rendendo più difficili le forniture di cibo e medicine.

L’ultimo ciclo di negoziati in programma tra i negoziatori, Michel Barnier per la UE e il suo omologo britannico David Frost, inizia martedì prossimo a Bruxelles. E mancano solo due settimane all’incontro cruciale dei leader dell’UE, e un mese alla scadenza finale per l’accordo.

La posta in gioco non è mai stata così alta: la pandemia ha fatto sprofondare la Gran Bretagna nella più profonda recessione di qualsiasi altra grande economia sviluppata, e una recrudescenza di casi di coronavirus ha costretto il governo a imporre nuove restrizioni. Ma il virus sta nuovamente imperversando in ampie zone dell’Europa, con allarmanti ondate in Francia e Spagna.

Finora, il Regno Unito ha continuato a godere del libero accesso ai paesi della UE (e viceversa), grazie a disposizioni transitorie che scadono il 31 dicembre. Ma ora, il Paese ha urgente bisogno di un accordo con Bruxelles se vuole che le aziende britanniche evitino costi commerciali più elevati e altri ostacoli. Al momento, le trattative non sono riuscite a fare nessun passo in avanti su due punti chiave: i diritti sulla pesca e le regole sugli aiuti di Stato alle imprese.

Le speranze di un accordo sono state quasi uccise all’inizio di questo mese, quando il premier britannico Boris Johnson ha istigato Bruxelles dicendo che intendeva rompere i termini dell’accordo di divorzio che avevano regolato l’uscita del Paese dall’Unione Europea. Ma l’idea che il Regno Unito potesse intenzionalmente violare il diritto internazionale ha scatenato una polemica politica in patria ed è stata duramente condannata da mezzo mondo. Ma il tumulto è stato oscurato dall’aumento allarmante del numero di nuovi casi di coronavirus in Gran Bretagna.

La settimana scorsa sono entrate in vigore nuove restrizioni volte a controllare una seconda ondata. Pub e ristoranti stanno subendo un’ulteriore pressione finanziaria dopo essere stati limitati al servizio al tavolo e costretti a chiudere alle 22:00. 

Le aziende britanniche hanno perso quasi 700.000 posti di lavoro tra marzo e agosto e la Banca d’Inghilterra ha avvertito che 2,5 milioni di persone potrebbero rimanere senza lavoro entro la fine dell’anno. Mujtaba Rahman, amministratore delegato per l’Europa di “Eurasia Group”, ritiene che l’ondata di coronavirus stia inducendo Johnson a ripensare al rischio che la Gran Bretagna esca dal suo più grande mercato di esportazione senza un accordo per proteggere il commercio. “L’aggravarsi dei problemi di Boris Johnson, con un aumento delle infezioni, nuove restrizioni a livello nazionale e un’incombente crisi della disoccupazione, ha portato i ministri a concludere che ha estremo bisogno del successo politico di un accordo con la UE”.

Tuttavia non esiste un accordo commerciale disponibile per il Regno Unito che possa offrire gli stessi vantaggi dell’adesione all’Unione Europea, la più grande area del mercato unico del mondo e destinazione del 43% delle esportazioni britanniche. Lasciare il blocco significa costi più elevati per le aziende britanniche, in qualsiasi circostanza.

Anni di incertezza sui futuri termini del commercio con la UE hanno danneggiato l’economia del Regno Unito. Secondo gli analisti di “Berenberg”, la crescita del PIL nei tre anni successivi al referendum di Brexit del giugno 2016 è rallentata all’1,6% a causa della stagnazione degli investimenti delle imprese. Ma arrivare ad un accordo commerciale con Bruxelles contribuirebbe a limitare ulteriori danni alle imprese che cercano disperatamente di riprendersi dalla pandemia, che nel secondo trimestre ha causato un crollo del PIL britannico del 20%.

Lo scenario più dannoso, l’eventualità che il Regno Unito non riesca ad assicurarsi un nuovo accordo commerciale, potrebbe insidiare le catene di approvvigionamento e causare enormi disagi alla frontiera, dove i sistemi doganali verrebbero probabilmente sopraffatti. La Gran Bretagna importa il 26% dei suoi prodotti alimentari da fornitori dell’UE, e gli esperti di trasporto hanno messo in guardia contro la carenza di cibo. I produttori di automobili, già scossi dal crollo delle vendite dovuto alla pandemia, si troverebbero ad affrontare una tariffa del 10% sui veicoli venduti nei mercati europea, mettendo in dubbio il futuro dell’intera industria.

Il governo britannico ha stimato nel novembre 2018 che una fine disordinata delle relazioni commerciali tra la Gran Bretagna e l’Unione Europea ridurrebbe la produzione del 7,7% nei prossimi 15 anni rispetto a quanto avrebbe ottenuto scegliendo di restare nella UE: per l’economia sarebbe uno shock immediato.

Se i negoziati dovessero portare a una svolta, tuttavia, un accordo potrebbe essere pronto per il vertice UE, previsto per il 15 e 16 ottobre. Ma con il permanere di differenze significative, l’ipotesi sembra assai improbabile. Le banche d’investimento sono molto più pessimiste sulla prospettiva di un accordo rispetto a tre mesi fa, ma per contro, ci sono maggiori possibilità di progresso nelle settimane immediatamente successive al vertice, anche se “È il Regno Unito che dovrà fare le concessioni più consistenti e più ovvie”.

Barnier, il negoziatore della UE, ha indicato la fine di ottobre come “scadenza rigorosa” che darebbe agli Stati membri  e al parlamento il tempo sufficiente per firmare un accordo. Ma con la pressione esercitata, anche questo potrebbe scivolare inesorabilmente.

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