Brexit, le 10 domande che contano

| L’accordo c’è, e questo è l’unico dato certo che rilassa le due sponde della Manica. È arrivato sul filo di lana, ad appena una settimana dalla fine del periodo di transizione, ma le questioni sospese restano tante

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Come nei film, il temutissimo “no deal” è stato evitato all’ultimo. Sarebbe stato l’ennesimo disastro, da aggiungersi a quello della pandemia, e invece segna una nuova era dopo più di 40 anni di adesione del Regno Unito all’Unione Europea. Il testo dell’accordo, articolato in più di mille pagine, racconta come funzionerà il rapporto fra le due parti in futuro.  Ecco 10 domande e risposte iniziali:

1. Pesca

Era uno dei temi più difficili delle trattative: quanti pesci potranno pescare in futuro le imbarcazioni europee nelle acque del Regno Unito e quanto durerà il periodo di transizione prima che le nuove misure entrino in vigore a pieno regime? I funzionari coinvolti nei negoziati affermano che il Regno Unito inizialmente voleva un taglio dell’80% del valore del pesce pescato dalle imbarcazioni della UE nelle acque britanniche, mentre Bruxelles ha proposto inizialmente un taglio del 18%.

Risposta: Il valore del pesce pescato dalla UE nelle acque del Regno Unito sarà ridotto del 25%, molto meno di quanto inizialmente richiesto dal Regno Unito. Il taglio sarà introdotto gradualmente nell’arco di un periodo di transizione di cinque anni e mezzo, più breve di quanto inizialmente richiesto da Bruxelles. Una volta terminato il periodo di transizione, il Regno Unito controllerà pienamente l’accesso alle sue acque e potrebbe effettuare tagli molto più profondi. Se decide di escludere i pescherecci europei, questi potranno essere compensati per le perdite subite sia attraverso le tariffe sui prodotti britannici, sia impedendo alle imbarcazioni inglesi di pescare nelle acque europee.

2. Il “level playing field” (la parità di condizioni)

Come saranno le regole della concorrenza per garantire che le imprese da un lato non ottengano un vantaggio sleale? Risposta: Esistono misure di parità di condizioni che impegnano sia il Regno Unito che la UE a mantenere standard comuni sui diritti dei lavoratori, oltre a molte normative sociali e ambientali. Questa era una richiesta fondamentale di Bruxelles: il Regno Unito non sarà obbligato ad attenersi alla legislazione della UE, ma si impegna a evitare la concorrenza leale.

Il Regno Unito ha anche accettato di attenersi a principi comuni sul funzionamento dei regimi di aiuti di Stato, ma può scegliere di sviluppare un sistema che prenda decisioni solo dopo aver presentato prove che impediscano la concorrenza sleale.

3. Risoluzione delle controversie

Sarà oggetto di trattative negli anni a venire. Come verrà effettivamente applicato l’accordo se una delle due parti rompe uno dei termini e delle condizioni? Se in futuro il Regno Unito deciderà di allontanarsi in modo più radicale dalle regole della UE, quanto velocemente Bruxelles potrà reagire? Avrà la possibilità di imporre tariffe (o tasse sulle esportazioni del Regno Unito) in un settore in risposta a una violazione degli accordi?

Risposta: Se una delle due parti si allontana dagli standard comuni esistenti al 31 dicembre 2020, e se ciò ha un impatto negativo sull’altra parte, può essere attivato un meccanismo di contestazione che potrebbe comportare l’imposizione di tariffe e ulteriori tasse sulle merci. La norma si basa su una clausola di “riequilibrio” che conferisce sia alla UE che al Regno Unito il diritto di adottare misure in caso di divergenze significative. Questa clausola è molto più rigorosa delle misure che si trovano in altri recenti accordi commerciali europei, ed è stata una richiesta fondamentale portata avanti dalla squadra europea.

Il controllo generale dell’accordo commerciale significa anche che le tariffe possono essere mirate ad un settore specifico a seguito di una disputa di un altro. Ci sarà un sistema di arbitrato vincolante che coinvolgerà funzionari di entrambe le parti: significa che la minaccia di introduzioni di tariffe future per eventuali controversie sarà un fattore costante nelle relazioni tra il Regno Unito e l’Unione Europea.

4. Corte di giustizia europea (CGCE)

Il massimo organo giurisdizionale della UE rimarrà il massimo arbitro del diritto europeo, ma non secondo il governo britannico, che ha parlato di giurisdizione diretta della Corte di giustizia europea in Gran Bretagna, quindi, al momento, la corte europea avrà un ruolo di supervisione sulle future relazioni.

Risposta: La UE ha abbandonato la richiesta che la CGCE svolga un ruolo diretto nel controllo della governance degli accordi in futuro. Questa era una chiara linea rossa britannica. Un luogo in cui la Corte di giustizia europea continuerà a svolgere un ruolo è l’Irlanda del Nord, che ha uno status speciale ai sensi dell’accordo di rescissione: rimarrà soggetta alle norme del mercato unico e dell’unione doganale della UE, il che significa che la Corte di giustizia europea rimarrà la massima autorità giuridica per alcune controversie in una parte del Regno Unito.

5. Viaggi

Quali saranno le regole per i britannici che vogliono recarsi in Europa (e viceversa) dal 1° gennaio 2021? Si conoscono già alcuni dettagli, ma arriveranno accordi aggiuntivi su argomenti come la sicurezza o l’assicurazione del veicolo? Risposta: i cittadini anglosassoni e quelli europei avranno bisogno di un visto se vogliono rimanere per più di 90 giorni, e potranno comunque utilizzare la tessera Sanitaria Europea che rimarrà valida fino alla scadenza. Il governo del Regno Unito prevede che sarà sostituita da una nuova Global Health Insurance Card (GHIC), ma non ci sono ancora ulteriori dettagli su come ottenerla.

I passaporti per animali domestici della UE non saranno più validi, ma le persone potranno ancora viaggiare con animali domestici, seguendo un processo diverso e più complicato.

Le due parti hanno concordato di cooperare sul roaming mobile internazionale, ma non c’è nulla nell’accordo che impedisca ai viaggiatori di pagare di più per l’uso del cellulare.

6. Servizi finanziari

L’accordo commerciale riguarda principalmente le regole per le merci che attraversano le frontiere, ma influirà molto meno sui servizi. Ci sarà una dichiarazione separata da parte della UE che riconoscerà le norme britanniche che disciplinano i servizi finanziari come “equivalenti” alle norme UE? Ciò renderebbe molto più facile per le imprese britanniche che esportano servizi continuare a fare affari nel mercato europeo.

Risposta: Come previsto, da parte inglese non c’è molto di cui rallegrarsi. Il Regno Unito continuerà a sperare che la UE emetta una decisione di “equivalenza” sui servizi finanziari, ma le società si troveranno facilmente di fronte a grossi problemi: l’accesso garantito che le imprese britanniche avevano al mercato unico della UE è finito.

7. Dati

Si tratta di una questione davvero importante. Quali saranno le norme di protezione dei dati per le aziende britanniche che trattano con la UE? Anche in questo caso, il Regno Unito spera che Bruxelles emetta separatamente la cosiddetta decisione sull’adeguatezza dei dati, che riconosce le norme britanniche come equivalenti alle proprie. Ma i dettagli dovranno essere esaminati con attenzione.

Risposta: Entrambe le parti dichiarano di volere che i dati attraversino le frontiere nel modo più agevole possibile, ma l’accordo sottolinea anche che gli individui hanno diritto alla protezione dei dati personali e della privacy e che “standard elevati in questo senso contribuiscono alla fiducia nell’economia digitale e allo sviluppo del commercio”.

Ecco perché è così importante la decisione della UE di riconoscere formalmente che le norme britanniche in materia di dati sono più o meno le stesse delle proprie. Nel frattempo, la UE ha accettato un periodo di quattro mesi, prorogabile di altri due, in cui i dati possono essere scambiati nello stesso modo in cui lo sono ora, a patto che il Regno Unito non apporti modifiche alle sue regole sulla protezione dei dati.

8. Norme di prodotto

È scontato che da qualsiasi parte si guardi la faccenda, si andrà incontro ad una maggiore burocrazia e ritardi alle frontiere. Ma le due parti si metteranno d’accordo per rendere le cose un po’ più facili? In ballo c’è il “riconoscimento reciproco della valutazione di conformità”, che significherebbe che i controlli sugli standard dei prodotti non dovrebbero essere così invadenti.

Risposta: Non c’è un accordo sulla valutazione della conformità, anche se il governo del Regno Unito aveva sperato ci fosse. Ma è forse solo un promemoria di quanti nuovi ostacoli al commercio ci saranno: in futuro, se si vuole vendere il proprio prodotto sia nel Regno Unito che nella UE, potrebbe essere necessario farlo controllare due volte per ottenerne la certificazione.

Per quanto riguarda le altre questioni di confine, non esiste un accordo sul riconoscimento reciproco degli standard sanitari e di sicurezza per l’esportazione di alimenti di origine animale, il che significa che ci dovranno essere controlli piuttosto invadenti e costosi per i prodotti che entrano nel mercato unico della UE.

Ci saranno comunque alcune misure che riducono le barriere tecniche al commercio e il riconoscimento reciproco dei sistemi, che renderanno più facile per le grandi imprese operare oltre confine.

9. Qualifiche professionali

Molte persone, dai contabili agli chef, che lavorano nei paesi UE o nel Regno Unito, e finora non avevano problemi di spostamenti mentre il Regno Unito faceva parte della UE. Ma le qualifiche professionali del Regno Unito saranno riconosciute in tutta la UE in futuro, e quali saranno le restrizioni?

Risposta: La più breve è un no: non saranno riconosciute automaticamente. Ciò renderà più difficile per i cittadini britannici che forniscono qualsiasi tipo di servizio lavorare nella UE, e viceversa. Spesso dovranno rivolgersi ai singoli paesi per cercare di far accettare le loro qualifiche, senza alcuna garanzia di successo. L’accordo prevede che il Regno Unito e la UE si accordino sul riconoscimento reciproco delle qualifiche individuali, ma è punto debole e a forte rischio.

10. Sicurezza

Non si tratta solo di commercio: il Regno Unito perderà l’accesso automatico e immediato a una serie di banche dati della UE che la polizia utilizza ogni giorno, che coprono cose come i casellari giudiziari, i database di impronte digitali e l’elenco dei ricercati. Come funzionerà la cooperazione in materia di sicurezza in futuro?

Risposta: Il Regno Unito perde l’accesso ad alcuni database molto importanti, ma avrà accesso continuo ad altri, compreso il sistema di controllo incrociato delle impronte digitali in tutto il continente. Ma nel complesso, la cooperazione in materia di sicurezza non si baserà più sulla possibilità di accesso “in tempo reale”. E in alcuni casi, i dati saranno resi disponibili solo in condizioni molto più severe.

È stato raggiunto un accordo sull’estradizione e sul ruolo del Regno Unito nell’Europol, l’agenzia di sicurezza transfrontaliera. Gli inglesi avranno accesso alle riunioni senza però avere voce in capitolo nelle decisioni.

I disaccordi sui dati saranno trattati da un nuovo comitato e non dalla Corte di giustizia europea, come espressamente richiesto dal Regno Unito. Ma nel complesso, la velocità con cui il Regno Unito ottiene dati importanti, e l’influenza sulle decisioni, è stata assai ridotta.

Ci sono molte altre domande a cui rispondere, perché questo accordo costituirà la base delle relazioni tra il Regno Unito e l’Unione Europea per i decenni a venire.

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