Brexit, l置ltimatum di Johnson

| Un accordo entro il 15 ottobre, o nessun accordo: BoJo alza la posta e detta il calendario, ma secondo molti sta bluffando, per strappare un段ntesa dell置ltimo minuto da rivendicare come vittoria politica

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Da mesi, Londra e Bruxelles si accusano a vicenda di arenare ad arte le affannose trattative sulla Brexit, senza che nessuno sia disposto a cedere di un solo millimetro. Ma ora, in vista di un nuovo ciclo di colloqui, è il premier britannico Boris Johnson ad alzare la voce, dando come limite massimo per raggiungere un accordo il prossimo 15 ottobre. Una data accompagnata da una minaccia: “Uscire senza alcun accordo sarebbe comunque un ottimo risultato per il Regno Unito”.

Ma non tutti sono d’accordo. Quando Boris Johnson ha assunto la carica di primo ministro, molti conservatori non potevano credere al colpo di fortuna: dopo anni passati a guardare il governo di Theresa May volare a Bruxelles con l’aria della sconfitta piegata in valigia, l’uomo che nel 2016 aveva guidato la marcia trionfale verso la libertà era finalmente al comando.

A distanza di appena un anno, buona parte di quell’ottimismo si è trasformata in frustrazione e agitazione. Malgrado Johnson abbia guidato il Regno Unito fuori dall’Unione Europea con una vittoria elettorale schiacciante, c’è chi teme il desiderio del premier di mettere fine alla vicenda della Brexit trasformandola in una vittoria personale.

Nelle ultime settimane, i colloqui tra Londra e Bruxelles sono stati particolarmente difficili. Entrambe le parti ammettono che i negoziati non vanno da nessuna parte, accusandosi l’un l’altro di pretese inaccettabili. E ambedue hanno chiarito che, a meno che le cose non cambino, il tempo dell’addio potrebbe arrivare presto, trasformando la data del 31 dicembre in un mezzo disastro economico dalle proporzioni non ancora stimabili.

Nei commenti preparatori inviati prima del discorso che Johnson dovrebbe tenere a ridosso dell’ottavo round dei negoziati UE, BoJo ha chiesto un accordo con la UE entro il 15 ottobre. “Non ha senso pensare a linee temporali che vadano oltre quel punto. Se non riusciamo a trovare un accordo per allora, è facile che non ci sarà alcuna intesa di libero scambio tra di noi, e dovremmo entrambi accettarlo e andare avanti”.

Ma sono in tanti gli euroscettici preoccupati che Johnson stia gettando le basi per le concessioni con lo scopo di strappare un accordo dell’ultimo minuto da poter rivendicare come grande vittoria, evitando le pesanti ricadute economiche che gli esperti elencano ormai da anni. Altri temono che le recenti rotture siano solo un colpo di teatro, progettate per far apparire qualsivoglia accordo come una prodezza diplomatica capace di eclissare qualsiasi concessione.

La precedente intesa di Johnson con la UE è arrivata dopo mesi di dichiarazioni secondo cui avrebbe rinegoziato quanto strappato dalla May, pena lasciare la UE a mani vuote. Improvvisamente, a Bruxelles è stato raggiunto un accordo, appena 14 giorni prima della scadenza del termine, che tuttavia somigliava molto a quello raggiunto da Theresa May e che molti euroscettici, tra cui Johnson, avevano odiato e boicottato.

La posizione di Johnson all’epoca contava meno, in quanto l’accordo riguardava solo il modo in cui il Regno Unito avrebbe lasciato la UE, e non i rapporti futuri. Ma il dettaglio che Johnson abbia mantenuto la calma e si sia opposto a Bruxelles, è una prova sufficiente che avrebbe fatto lo stesso in seguito.

Ma il mondo ormai è cambiato. Non è un segreto che Johnson stia vivendo un anno difficile: la gestione della pandemia da parte del suo governo è stata criticata aspramente perché ha trasformato il Regno Unito nella capitale europea del coronavirus e che il paese sta subendo la più profonda recessione di qualsiasi altra grande economia. Il governo si è visto costretto a fare una serie di imbarazzanti inversioni a U di fronte alle pressioni politiche giunte da tutto il mondo, per cui una grande vittoria prima della fine dell’anno sarebbe senza dubbio benvenuta.

David Davis, “Brexiteer” di lunga data, pensa che ci siano “tre opzioni egualmente probabili”: nessun accordo, molti mini-accordi e un più ampio accordo di libero scambio. “Se vogliamo arrivare all’opzione tre, allora sono necessari molti sforzi per spianare la strada al compromesso”. Tim Montgomerie, ex consulente di Johnson, ammette che “a Boris piace essere colui che tira fuori un coniglio dal cappello all’ultimo minuto: le maratone non contano nulla se alla fine non c’è uno scatto verso il traguardo. E questo rende un compromesso dell’ultimo minuto una prospettiva assai attraente”. Come dice Anand Menon, professore di politica internazionale al King’s College di Londra, “Sembrerà davvero un successo se otterrà un qualsiasi tipo di accordo, indipendentemente dal contenuto. Parlare della probabilità di non ottenere alcun tipo di intesa a causa dell’intransigenza della UE farà sembrare che Johnson abbia tentato l’impossibile”. Ma l’ex nemico di BoJo, Nigel Farage, ha messo le mani avanti, affermando che qualsiasi accordo finale non sarà la “vera libertà che avevamo sognato”.

La verità è che c’è ancora molta strada da fare prima che la Brexit si concluda, ma dal 10 di Downing Street  continuano a serrare le fila: “Siamo seriamente intenzionati ad andarcene senza un accordo, e non stiamo bluffando. Se l’Unione Europea non adotterà un approccio più realistico alle questioni degli aiuti di Stato e della pesca, allora dovremo andar via alle stesse condizioni dell’Australia”. Tuttavia, man mano che la cerchia di Johnson diventa più ristretta e la sua strategia più segreta, le prossime settimane potrebbero essere molto indigeste per coloro che da tempo sognano la vera indipendenza.

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