Brexit, nervi sempre più tesi

| Le posizione di Londra e Bruxelles non segnano passi in avanti, e dalle due sponde partono accuse reciproche. A rimetterci di più, conti alla mano, sarebbe il Regno Unito

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Nel corso della prima giornata dei vertice dei capi di governo della UE non tiene solo banco il “Recovery Fund”: è l’infinito calvario della Brexit ad accende gli animi e mostrare i nervi tesi di Bruxelles.

Il messaggio che parte verso Londra è forte e chiaro: se volete un accordo muovetevi, così come altrettanto sibillino è l’avviso ai 27 stati membri, “tenetevi pronti a qualsiasi risultato, compreso il no-deal”. Ma Londra replica stizzita per voce di David Frost, capo negoziatore, dicendosi “deluso che dal vertice europeo non sia apparsa chiaro l’impegno a lavorare in modo più intenso”.

In realtà, la posizione di Bruxelles è sempre la stessa: piena collaborazione e disponibilità, ma nessuna necessità di arrivare ad un accordo a qualsiasi costo. Posizione ribadita da diversi premier, compresi Giuseppe Conte, Angela Merkel, che parla di “volontà verso un accordo equo, ma di cui entrambe le parti possano trarre beneficio”, e Emmanuel Macron, il più deciso di tutti: “Senza le giuste condizioni salta tutto”.

Ma mentre la possibilità di un accordo sembra sempre più distante, analisti ed esperti iniziano a quantificare i costi di un divorzio non consensuale. Secondo un’analisi della CNN Business basata sulle previsioni di Citi e dell’Institute for Fiscal Studies, per il Regno Unito sbattere le porte in faccia alla UE significherebbe creare pericolose interruzioni del commercio, con un taglio all’economia britannica valutato in circa 25 miliardi di dollari nel 2021 rispetto a uno scenario con accordo di libero scambio limitato. Prospettiva che metterebbe il Paese ancora più difficoltà nel tentativo di riprendersi dallo shock storico innescato dalla pandemia.

“La combinazione di Covid-19 e l’uscita dal mercato unico della UE rende le prospettive del Regno Unito eccezionalmente incerte - commenta Laurence Boone, capo economista dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico - le azioni intraprese per affrontare la pandemia e le decisioni sulle future relazioni commerciali avranno un impatto duraturo sulla traiettoria economica del Regno Unito per gli anni a venire”.

Secondo Johnson i termini del futuro accordo commerciale devono essere definiti entro la metà di ottobre per dare alle aziende il tempo sufficiente per pianificare il risultato, ma così com’è arrivata, la scadenza sta sfumando nel nulla. La confusione non poteva arrivare in un momento peggiore per il Regno Unito: le stime economiche di quest’anno si aspettano una contrazione del 9,4%, e secondo i dati della Banca d’Inghilterra, sarebbe il calo maggiore dal 1921.

Con un accordo commerciale limitato, l’economia britannica dovrebbe riprendersi con una crescita del 4,6% nel 2021, prima di perdere un po’ di slancio tra il 2022 e il 2024, secondo le proiezioni di IFS e Citi. Mentre il mancato raggiungimento di un accordo commerciale con l’Europa ridurrebbe di un punto percentuale la crescita: la differenza è di quasi 20 miliardi di sterline, oltre 25 miliardi di dollari.

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