Brexit, segnali di distensione

| Una videochiamata fra Boris Johnson e Ursula von der Layen riaccende le speranze di un divorzio non traumatico. Ma andando al sodo tutto è ancora da definire, e il tempo stringe

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È servito un faccia a faccia in streaming tra Boris Johnson e Ursula von der Leyen per riaprire qualche spiraglio di speranza sul futuro della Brexit. Le due delegazioni, quella inglese e quella europea, erano ormai impantanate da tempo sulle rispettive posizioni, senza riuscire ad andare avanti.

Boris e Ursula, fra tanti sorrisi e poche canzoni, hanno ammesso “l’importanza di arrivare ad un accordo”: non esattamente un successo, ma meglio di niente. Per cominciare, l’ultimatum sul negoziato guadagna un altro mese, e spesso coinvolgerà direttamente i due leader.

La posta in palio è troppo alta per un muro contro muro, per l’Europa ma soprattutto per il Regno Unito, che nel mezzo di una recessione devastante non può permettersi il lusso di sbattere la porta in faccia al proprio mercato di riferimento. Secondo un recente sondaggio di una società di consulenza, la City di Londra ha iniziato a svuotarsi in vista del 31 dicembre, quando il divorzio sarà definitivo: più di 400 società - tra cui colossi come “JPMorgan Chase” e “Goldman Sachs” - stanno trasferendo le proprie sedi in altri Paesi UE, con una perdita iniziale valutata in 7.500 posti di lavoro persi per Londra.

Certo, sui tavoli della Brexit resta la spinosa questione dell’Internal Market Bill, la contestata legge sul mercato interno britannico che rinnega quanto negoziato finora, capace di innervosire Bruxelles al punto da richiedere una procedura d’infrazione con tanto di ultimatum di un mese per replicare. Ma anche questa, trovando la quadratura del cerchio sui commerci, potrebbe sciogliersi come neve al sole.

Ma malgrado tutto, la videochiamata fra Boris e Ursula è stata una sorta di boccata d’ossigeno sulle trattative, che procedono spedite con un calendario piuttosto fitto: martedì il negoziatore capo Michel Barnier volerà a Londra per incontrare il suo omologo David Frost, che restituirà la visita la settimana dopo. Il tutto in preparazione del summit europeo del 15 ottobre. Frost ha mostrato ottimismo con un tweet in cui annuncia “la possibilità di intensificare le trattative per tentare di colmare le differenze: in molte aree sono visibili i contorni di un’intesa”.

Fra i punti ancora aperti i diritti sulla pesca, su cui la cancelliera Angela Merkel avrebbe proposto un ammorbidimento delle posizioni europee, citando l’esempio degli accordi con la Norvegia, ma da Parigi – direttamente coinvolta - la proposta non sembra piacere.

Johnson, chiusa la videochiamata con la von der Leyen ha rialzato la cresta, girando la patata bollente a Bruxelles: “Ci sono tutte le possibilità di arrivare ad un grande accordo ed evitare un no-deal, ma dipende dal buon senso dei nostri amici e partner”. Secca la replica di Ursula von der Layer: “Lavoreremo, ma non ci sarà un accordo ad ogni costo”. Insomma, punto e a capo.

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