Deutsche Bank, tagli per 18mila dipendenti

| Il colosso bancario tedesco ha annunciato un imponente e drastico piano di ristrutturazione. Dismessi investimenti a rischio

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Risparmi per 17miliardi di euro entro il 2022: è il piano di ristrutturazione della “Deutsche Bank”, un tempo emblema della leggendaria affidabilità tedesca, un colosso al 15esimo posto fra gli istituti bancari più importanti del mondo. Nata nel 1870 a Francoforte sul Meno, dove ancora oggi conserva il suo quartier generale, ha sedi in Europa, America, Asia e Pacifico: una lunga storia fatta anche di passi falsi controversie giudiziarie, come il caso nel 2009, quando due dirigenti finiscono a giudizio per truffa nell’ambito di un’inchiesta sui derivati al comune di Milano. Nel 2015 un nuovo pasticcio: una multa da 2,5 miliardi di dollari per lo scandalo “Libor”, il tasso variabile del costo dei prestiti fra banche e quello dei mutui alla clientela. Due anni dopo, nel 2017, il maggiore azionista della banca tedesca è diventato “HNA Group”, un conglomerato cinese.

Ma ora, come accennato, Deutsche Bank ha annunciato un robusto piano di ristrutturazione che porterà a risparmi notevoli, ma anche a fare a meno di 18mila dipendenti, concentrati soprattutto nelle aree “global equities” e “corporate investment banking”, da cui ha intenzione di uscire. Fra le attività dismesse circa 74 miliardi di asset considerati a rischio, gestite attraverso un’unità creata appositamente.

“Si tratta di un’operazione progettata per consentire a Deutsche Bank di investire sulle attività come Corporate Banking, Finanziamento, Foreign Exchange, Origination & Advosory, Private Banking e Asset Management”, spiegano in una nota a commento dell’operazione.

È la più imponente ristrutturazione nella storia della banca tedesca, realizzata senza ricorrere ad alcun aumento di capitale, necessaria anche per il crollo in borsa dovuto alla notizia della fine delle trattative per la fusione con i rivali di “Commerzbank”: da 112 euro ad azione prima della crisi, Deutsche Bank ha visto crollare il titolo a 6,3 euro, minimo storico, recuperando fino a 7 dopo l’annuncio dell’operazione.

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