Il Regno Unito va alle urne

| I Tories di Boris Johnson partono in vantaggio, ma forse non così sufficiente per portare alla conclusione l’incubo della Brexit. I Labour di Corbyn sperano invece nella possibilità di formare un governo di minoranza

+ Miei preferiti
Di fatto, la tornata elettorale del 12 dicembre rappresenta il secondo referendum sulla Brexit, l’ormai famigerata uscita del Regno Unito dall’UE che dal 2016 ha gettato lo scompiglio aldilà della Manica.

A due anni e mezzo dalle elezioni generali del 2017 e a più di tre dal referendum, domani i sudditi di Sua Maestà sono chiamati a decidere su quello che la loro classe politica non è riuscita a fare. Per togliere Westminster dalla confusione, gli tocca turarsi il naso ancora una volta ed eleggere i 650 membri della Camera dei Comuni, ovvero il 58esimo Parlamento del Regno Unito. Seguendo il “Fixed-term Parliaments Act” la prossima tornata elettorale avrebbe dovuto essere nel 2022, ma il tira e molla della Brexit ha trascinato il Paese in un pantano costituzionale ormai senza via d’uscita. E tutti, dagli schieramenti, ai cittadini ai media, sono consapevoli che si tratti di un passaggio elettorale delicatissimo e fondamentale per capire la direzione che prenderà il Regno Unito nel suo futuro prossimo.

In campo ci sono i Tories di Boris Johnson, lo scapigliato premier che del “Get Brexit Done” (portiamo a termine la Brexit) ha fatto un mantra: la sua speranza è di ottenere una maggioranza tale da non avere più intoppi per correre a Bruxelles e salutare tutti, ma per quanto in netto vantaggio, al momento sembra difficile che possa arrivare a tanto. All’angolo opposto i Labour di Jeremy Corbyn, dati in svantaggio dai sondaggi ma che al contrario potrebbero avere i numeri di formare una coalizione governo di minoranza e guidare il Paese verso il secondo referendum che tanti chiedono da tempo. A ruota, una pattuglia di terzi incomodi: la giovane Jo Swinson e i Liberal Democratici, il partito nazionalista scozzese di Nicola Sturgeon, il partito nazionalista gallese di Plaid Cymru e i nazionalisti nordirlandesi di Sinn Féin.

I sondaggi che da settimane si accavallano danno i “Tory” saldamente in vantaggio, spinti dalla voglia della gente di chiudere l’asfissiante questione Brexit e forse anche un po’ dall’anticonformismo di BoJo, leader meno amato di un tempo ma sulla cima delle preferenze del ceto medio-alto e decisamente meno di quelli popolari.

Se dalle urne uscirà una maggioranza chiara, spetta alla regina Elisabetta incaricare il vincitore di formare un nuovo governo. Se invece così non fosse si finirebbe nell’hung parliament, com’è chiamato il periodo di trattative per formare un esecutivo di minoranza. Un’eventualità estremamente complicata per BoJo, in rotta di collisione con il resto del mondo, mentre potrebbe essere più facile per Corbyn, che punta a raccogliere lo Scottish National Party, disposto a dare manforte sugli scranni di Westminster a patto di ottenere il via libera per un secondo referendum sull’indipendenza.

Per i 45 milioni con diritto al voto residenti nel Regno Unito, nella Repubblica d’Irlanda e nel Commonwealth (purché con residenza in UK), i seggi aprono alle 7 ora locale (un’ora in più in Italia), e chiudono alle 22 (idem). A quel punto inizieranno i primi exit poll, tradizione che nel Regno Unito ha una percentuale di successo molto alta, anche se questa volta nessuno si sbilancia: la forbice potrebbe molto stretta. Così tanto da non risolvere nulla, ancora una volta.

Galleria fotografica
Il Regno Unito va alle urne - immagine 1
Europa
Germania, il vento dell’antisemitismo
Germania, il vento dell’antisemitismo
Centinaia di episodi, in un preoccupante crescendo di violenza, elencati in un rapporto dettagliato. La preoccupazione del governo e della comunità ebraica
La Gran Bretagna ad un passo dal baratro
La Gran Bretagna ad un passo dal baratro
Il muro contro muro con Bruxelles e le provocazioni di Boris Johnson stanno preparando il terreno della Brexit ad un clamoroso finale senza accordo. I rischi sono carenza di cibo, medicinali, recessione e isolamento internazionale
Brexit, l’ultimatum di Johnson
Brexit, l’ultimatum di Johnson
Un accordo entro il 15 ottobre, o nessun accordo: BoJo alza la posta e detta il calendario, ma secondo molti sta bluffando, per strappare un’intesa dell’ultimo minuto da rivendicare come vittoria politica
Brexit, lo strappo della Germania
Brexit, lo strappo della Germania
Nessun passo avanti nelle trattative e un premier che “non sa cosa siano”, hanno convinto la delegazione tedesca ad abbandonare i tavoli su cui si tenta di arrivare ad un compromesso fra Bruxelles e Londra
Brexit, trattative in stallo
Brexit, trattative in stallo
Durissimo scambio di battute fra Michel Barnier e David Frost, i due capi delegazione della UE e del Regno Unito. Secondo il primo un accordo è improbabile, per il secondo è ancora possibile
GB, il governo lancia la campagna per il nuovo turismo
GB, il governo lancia la campagna per il nuovo turismo
A meno di sei mesi dall’uscita del Regno Unito dalla UE, una massiccia campagna pubblicitaria avvisa gli inglesi sulle nuove regole
Brexit: meno di un mese per scrivere il futuro
Brexit: meno di un mese per scrivere il futuro
Gli equilibri mondiali dopo Covid-19 sono cambiati, e si teme possano mutare nei prossimi mesi. Johnson di fronte ad un bivio: tenere la mano ferma con l’UE, ma rischiare di trascinare il Paese in un'altra crisi dopo la pandemia
La città divisa in due dal coronavirus
La città divisa in due dal coronavirus
Uno dei più complicati casi europei: una città belga all’interno dei confini olandesi. Ma se prima della pandemia era un’attrazione turistica, ora il lockdown da una parte le riaperture dall’altra creano non pochi fastidi
Riaperture: il fai da te europeo
Riaperture: il fai da te europeo
L’unico dato comune è il desiderio e il bisogno di riaprire: per il resto, ogni Paese europeo ha varato misure, nome e concessioni diverse
Defender Europe 2020, l’invasione silenziosa
Defender Europe 2020, l’invasione silenziosa
Dai primi di marzo, migliaia di militari americani stanno sbarcando in Europa per una colossale esercitazione Nato. Il nervosismo del Cremlino e l’indifferenza verso il diffondersi del coronavirus