Il voto che potrebbe distruggere il Regno Unito

| L’esito delle elezioni del prossimo 12 dicembre potrebbe accelerare la voglia di indipendenza della Scozia, dove l’Europa non è vista come una nemica, anzi

+ Miei preferiti
Saint Andrews è graziosa cittadina nel cuore della Scozia, regione del Fife, a Nord di Edimburgo. Un posto del cuore per tanti turisti, che sfidano il freddo pungente per salire sulla torre della Cattedrale che da 800 anni si affaccia su questa località costiera: davanti ai loro occhi il mare che va verso l’Europa, dietro, le colline che anticipano l’Inghilterra.

Non è una scelta casuale: mentre il Regno Unito sta per affrontare le elezioni più importanti della sua storia, la Scozia è indecisa su dove puntare il proprio futuro: verso Londra o Bruxelles.

L’indipendenza non riguarda l’atavica antipatia verso gli inglesi, affermano in tanti, ma di capire se finalmente essere responsabili del proprio destino. Nel 2014, la Scozia ha rifiutato l’indipendenza in un referendum che ha avuto il 55% dei voti per restare ancorati all’Inghilterra, contro il 45% di chi voleva andarsene. Ma da allora la situazione è cambiata drasticamente, come continua a ripetere lo Scottish National Party, il terzo partito più grande del Parlamento britannico. Il giro di boa è stato il referendum sulla Brexit, che ha schiacciato la volontà degli scozzesi di rimanere nei confini dell’Unione Europea, rilanciando ancora una volta la lotta per ottenere l’indipendenza.

Ma per quei paradossi della politica, lo Scottish National Party si è ritrovato ad essere l’ago della bilancia a Westminster, dove nessun partito ha una vera e propria maggioranza. L’appoggio ad un governo laburista a condizione di ottenere il via libera per un secondo referendum: secondo gli analisti il terreno ideale per una feroce battaglia che potrebbe avere conseguenze importanti nel futuro del Regno Unito. E nessuno scontro sarà più feroce di quello combattuto nella circoscrizione del North East Fife, il seggio più marginale del Regno Unito, dove sia il PNS che i LibDem vogliono bloccare la Brexit lottando per gli elettori europeisti, anche se con metodi nettamente diversi. Il PNS ritiene che una Scozia indipendente sia il modo migliore per rimanere nell’UE, mentre i LibDem affermano che la Scozia è più forte in Europa se resta ancorata al Regno Unito.

Nel cuore del North East Fife c’è la città universitaria di St Andrews, un posto conosciuto come il luogo dove il principe William ha iniziato a frequentare Kate. La prestigiosa università della città ha anche una reputazione secolare, dove i ricchi studenti inglesi e americani scelgono di andare quando non entrano a Oxford o Cambridge.

Ogni martedì sera gli studenti si incontrano in uno dei numerosi pub della città: si armano di block notes, evitando le pinte di birra per tè e Coca-Cola. Molti di loro erano troppo giovane per votare nel referendum del 2016, e anche chi ha votato “Remain” sente di essere stato gettato sotto un tir impazzito e senza controllo chiamato Brexit. “Uscire dalla UE è solo l’ultimo esempio di come la Scozia stia ottenendo l’esatto contrario di quello per cui ha votato. Vogliamo sederci vicino all’Inghilterra nei tavoli che contano, e non restare nelle retrovie accontentandoci degli scarti. Vogliamo poter dire la nostra, che la Brexit è un’idea isolazionista che ci porta verso un ignoto pericolosissimo”.

Naturalmente, non c’è alcuna garanzia che una Scozia indipendente sia automaticamente riammessa nell’UE. Gli esperti hanno avvertito che la Spagna – alle prese con il movimento catalano per l'indipendenza - può porre il veto a qualsiasi tentativo della Scozia di ricongiungersi al blocco europeo, come ripicca dopo l’appoggio degli scozzesi alla causa catalana. 

Articoli correlati
Galleria fotografica
Il voto che potrebbe distruggere il Regno Unito - immagine 1
Europa
Jonhson: prepariamoci al No Deal
Jonhson: prepariamoci al No Deal
L’annuncio del premier britannico sembra voler mettere la parola fine alle estenuanti trattative sul dopo Brexit. Ma da Londra e Bruxelles filtra comunque l’idea di poter arrivare ad un compromesso
Brexit, nervi sempre più tesi
Brexit, nervi sempre più tesi
Le posizione di Londra e Bruxelles non segnano passi in avanti, e dalle due sponde partono accuse reciproche. A rimetterci di più, conti alla mano, sarebbe il Regno Unito
Brexit, segnali di distensione
Brexit, segnali di distensione
Una videochiamata fra Boris Johnson e Ursula von der Layen riaccende le speranze di un divorzio non traumatico. Ma andando al sodo tutto è ancora da definire, e il tempo stringe
Brexit, la posta in gioco è sempre più alta
Brexit, la posta in gioco è sempre più alta
Martedì prossimo a Bruxelles è in programma uno degli ultimi appuntamenti possibili per raggiungere un accordo. Ad averne maggiormente bisogno è il Regno Unito, che però continua a fare i capricci
Germania, il vento dell’antisemitismo
Germania, il vento dell’antisemitismo
Centinaia di episodi, in un preoccupante crescendo di violenza, elencati in un rapporto dettagliato. La preoccupazione del governo e della comunità ebraica
La Gran Bretagna ad un passo dal baratro
La Gran Bretagna ad un passo dal baratro
Il muro contro muro con Bruxelles e le provocazioni di Boris Johnson stanno preparando il terreno della Brexit ad un clamoroso finale senza accordo. I rischi sono carenza di cibo, medicinali, recessione e isolamento internazionale
Brexit, l’ultimatum di Johnson
Brexit, l’ultimatum di Johnson
Un accordo entro il 15 ottobre, o nessun accordo: BoJo alza la posta e detta il calendario, ma secondo molti sta bluffando, per strappare un’intesa dell’ultimo minuto da rivendicare come vittoria politica
Brexit, lo strappo della Germania
Brexit, lo strappo della Germania
Nessun passo avanti nelle trattative e un premier che “non sa cosa siano”, hanno convinto la delegazione tedesca ad abbandonare i tavoli su cui si tenta di arrivare ad un compromesso fra Bruxelles e Londra
Brexit, trattative in stallo
Brexit, trattative in stallo
Durissimo scambio di battute fra Michel Barnier e David Frost, i due capi delegazione della UE e del Regno Unito. Secondo il primo un accordo è improbabile, per il secondo è ancora possibile
GB, il governo lancia la campagna per il nuovo turismo
GB, il governo lancia la campagna per il nuovo turismo
A meno di sei mesi dall’uscita del Regno Unito dalla UE, una massiccia campagna pubblicitaria avvisa gli inglesi sulle nuove regole