La Gran Bretagna ad un passo dal baratro

| Il muro contro muro con Bruxelles e le provocazioni di Boris Johnson stanno preparando il terreno della Brexit ad un clamoroso finale senza accordo. I rischi sono carenza di cibo, medicinali, recessione e isolamento internazionale

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Nei quattro, lunghissimi anni passati da quando la Gran Bretagna ha votato per lasciare l’Unione Europea, esperti, economisti e aziende hanno costantemente consegnato un messaggio ai leader politici: non uscite mai e in nessun caso dal nostro più grande mercato di esportazione senza un accordo per proteggere il commercio.

Ora, dopo accurate trattative che hanno portato ad un divorzio amichevole con la UE all’inizio di quest'anno, il premier Boris Johnson ha scatenato un litigio con Bruxelles che potrebbe trasformare l’incubo del “no-deal” in realtà.

Il governo britannico ha dichiarato che intende infrangere i termini dell’accordo di divorzio che regolano l’uscita del paese dall’Unione Europea. Una provocazione che a Bruxelles si è trasformata in un ultimatum: c’è tempo fino alla fine di questo mese per abbandonare l’idea di violare le norme del diritto internazionale. Trascorso quello si andrà per vie legali, con conseguenze pesantissime.

Se il Regno Unito rifiuta, come sembra voglia fare, i negoziati per un’intesa commerciale tra il Regno Unito e l’Unione Europea, necessari per sostituire l’accordo di transizione che scade alla fine del 2020, rischiano di crollare creando conseguenze che vanno dal caos alle frontiere alla scarsità di cibo e medicinali che metterebbe la parola fine alla fragile ripresa del Paese, alle prese con la più profonda recessione che si sia mai registrata.

Inoltre, infrangere intenzionalmente il diritto internazionale farebbe sì che altri Paesi ci pensino più di due volte prima di offrire al Regno Unito accordi di libero scambio di cui ha disperatamente bisogno, danneggerebbe la reputazione del Paese e lo renderebbe una destinazione meno attraente per startup e investitori stranieri.

“Per un Paese, non avere una vera e propria direzione da seguire è estremamente preoccupante”, ha commentato David Henig, direttore britannico del Centro Europeo per l’Economia Politica Internazionale.

Non esiste un accordo commerciale disponibile per il Regno Unito che possa offrire gli stessi vantaggi dell’adesione all’Unione Europea, la più grande area del mercato unico del mondo e destinazione finale del 43% delle esportazioni britanniche. Lasciare il blocco significa, in qualsiasi caso, costi più elevati per le aziende inglesi.

Secondo gli analisti di “Berenberg”, il PIL britannico è cresciuto a un tasso annuo del 2,4% nei tre anni precedenti al referendum sulla Brexit del giugno 2016. Da allora, con la stagnazione degli investimenti, la crescita negli anni successivi è rallentata fino all’1,6%.

Poter contare su un nuovo accordo commerciale con l’Unione Europea contribuirebbe non poco a limitare ulteriori danni alle imprese che cercano disperatamente di riprendersi dalla pandemia che nel secondo trimestre ha causato una contrazione del PIL del Regno Unito di oltre il 20%, il peggior crollo mai registrato e il più profondo di qualsiasi altra grande economia.

Nel novembre 2018, un dossier del governo britannico ha stimato che una fine disordinata delle relazioni commerciali fra Gran Bretagna e Unione Europea ridurrebbe la produzione del 7,7% nei prossimi 15 anni, rispetto a quanto il Paese avrebbe ottenuto restando all’interno della UE. E lo shock per l’economia, già segnata dalla pandemia, sarebbe immediato. “Un’uscita difficile, con pochi o nessun passo intermedio per gestire aree chiave come il commercio di beni e i servizi finanziari, potrebbe far precipitare il Regno Unito in una profonda e difficilissima recessione già all’inizio del 2021”, ha commentato l’economista di Berenberg Kallum Pickering in uno studio pubblicato pochi giorni fa.

Il nuovo litigio fra Londra e Bruxelles preoccupa gli investitori: dall’inizio di settembre, la sterlina è scesa del 4% rispetto al dollaro  e secondo gli analisti di “Capital Economics”, in uno scenario “no deal” potrebbe sprofondare di un altro 10%.

Preoccupazioni che toccano nel vivo le aziende di trasporto che portano merci nel Regno Unito: al momento, sono ancora all’oscuro dei sistemi informatici che saranno utilizzati per le dichiarazioni doganali, così come delle modifiche alle infrastrutture alla frontiera, ben sapendo che non c’è abbastanza tempo per assumere decine di migliaia di agenti doganali prima della fine dell’anno.

Questa settimana, il “British Retail Consortium” ha messo in guardia i consumatori, avvisando di prepararsi ad un brusco aumento dei prezzi e ad una ridotta disponibilità di prodotti. “In uno scenario no deal, le nostre principali rotte di approvvigionamento  saranno interrotte in un momento in cui dipendiamo fortemente dalle importazioni. L’interruzione della catena di approvvigionamento significa una riduzione della disponibilità, una durata di conservazione più breve e una maggiore pressione sui prezzi”.

Conseguenza che potrebbero richiedere diversi anni per essere assorbite: “Non vedo come un’auto prodotta nel Regno Unito possa essere economicamente redditizia con una tariffa del 10% applicata dalla UE. Si può ipotizzare che una parte sostanziale della produzione britannica cesserà di esistere”.

La decisione di Johnson di annullare parti dell’accordo di divorzio potrebbe placare alcuni membri del partito conservatore, ma potrebbe anche compromettere la capacità della Gran Bretagna di assicurarsi nuovi accordi commerciali negli anni a venire. Ma infrangere intenzionalmente il diritto internazionale rende meno probabile che altri governi si impegnino con il Regno Unito. La presidente della Camera Nancy Pelosi, teme che una mossa per annullare il trattato di divorzio possa minare la fragile pace dell’Irlanda: “Voglio essere chiara: se il Regno Unito viola il trattato internazionale, non ci sarà alcuna possibilità che un accordo commerciale fra Stati Uniti e Regno Unito superi lo scoglio del Congresso”.

“La pandemia presto o tardi sparirà, ma la Brexit e le sue conseguenze saranno con noi per sempre”.

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