L’antisemitismo attraversa la UE

| Lo dice, mostrando numeri allarmanti, una relazione dell’UE che registra una recrudescenza di casi di intolleranza e violenza. Fra i paesi dove la situazione è peggiore spicca la Francia

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L’antisemitismo nel vecchio continente sta assumendo contorni preoccupanti, e le comunità ebree sono sempre più in allarme per il rischio crescente di molestie e violenze. Lo racconta un’importante indagine condotta in 12 paesi dell’UE.

Centinaia di persone, contattate dall’Agenzia europea per i diritti fondamentali, hanno dichiarato di aver subito un attacco fisico antisemita negli ultimi 12 mesi, e il 28% ha dichiarato di essere stato oggetto di molestie e insulti.

Fra i paesi più a rischio svetta la Francia, ma anche in Germania, Regno Unito, Belgio, Svezia, Paesi Bassi e Italia si sono registrati diversi casi. L’ultimo, in ordine di tempo, la rimozione di 20 pietre d’inciampo a Roma, dedicate alla memoria di altrettante vittime dell’Olocausto.

La FRA (European Unione Agency for Fundamental Rights) dipinge un aumento esponenziale di sinagoghe e scuole ebraiche che richiedono protezione, oltre al dilagare di commenti sempre più infamanti su internet, nei media, in politica, nelle scuole e sul lavoro.

Il rapporto afferma che gli abusi antisemiti sono diventati così comuni che la maggior parte delle vittime non si preoccupa neanche più di denunciare gli incidenti. L’89% dei 16.395 ebrei intervistati considera l’antisemitismo online un problema, il 28% ha subito negli ultimi 12 mesi qualche forma di molestia, il 2% è stato attaccato fisicamente, il 47% è preoccupato per insulti o molestie verbali e il 40% teme di subire attacchi fisici nei prossimi 12 mesi, più il 34% che ha scelto di evitare gli eventi ebraici almeno occasionalmente per timori sulla propria incolumità. Per finire con il 38% di persone che ha ammesso di aver considerato l'eventualità di emigrare.

Dove è più evidente l’antisemitismo? Un sorprendente 95% degli ebrei francesi lo vive come un problema molto preoccupante. La Francia, va ricordato, è stata oggetto di una serie di attacchi jihadisti, tra cui l’uccisione di ostaggi in un supermercato ebraico a Parigi. Quest’anno Mireille Knoll, 85 anni, scampata all’Olocausto, è stata uccisa nel suo appartamento di Parigi, e un bambino di otto anni con un “kippah” è stato attaccato per strada da alcuni adolescenti.

Il primo ministro Edouard Philippe ha parlato di un aumento del 69% di casi di antisemitismo nel paese che ha la più grande concentrazione ebraica d’Europa, con circa mezzo milione di persone. Il ministro ha annunciato una rete nazionale per prevenire e combattere i crimini motivati dall’odio razziale e una task force scolastica per aiutare gli insegnanti ad affrontare l’antisemitismo in classe.

Non va meglio da altre parti: oltre l’80% degli intervistati vede l’antisemitismo come un problema serio in Germania, Belgio, Polonia e Svezia. Il mese scorso, il cancelliere Angela Merkel ha dichiarato che i tedeschi si sono ormai abituati fornire protezione speciale alle istituzioni ebraiche.

Al calcolo va aggiunta la Svezia, paese che insieme al Regno Unito e alla Germania ha visto uno dei più forti aumenti nella percezione dell’antisemitismo negli ultimi sei anni. “Penso che molti ebrei in Svezia abbiano paura”, dice Isak Reichel, segretario generale della comunità ebraica di Stoccolma. Lo scorso anno, una campagna di odio neonazista ha costretto un’associazione ebraica a chiudere i battenti nella città settentrionale di Umea. Un anno fa, tre uomini di origine mediorientale hanno lanciato bottiglie molotov in una sinagoga di Göteborg mentre era in corso una festa: l’attacco è avvenuto dopo che il presidente Trump ha annunciato di aver riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele.

La popolazione ebraica svedese è di soli 20.000 abitanti, e la maggior parte di loro è particolarmente attenta a non farsi notare: “La stragrande maggioranza degli ebrei svedesi preferisce non mostrarsi pubblicamente, nessuno va in giro con un kippah e se hanno una stella di Davide intorno al collo, preferiscono nasconderla”.

Secondo il “Community Security Trust”, un ente di beneficenza che lavora con la polizia per proteggere gli ebrei, la maggior parte dei casi di antisemitismo nel Regno Unito hanno raggiunto un record lo scorso anno. Per mesi l’antisemitismo è stato al centro del discorso politico, con accuse riguardanti il partito laburista dell’opposizione e il suo leader, Jeremy Corbyn. Il partito ha messo in dubbio il ruolo di Israele nella definizione di antisemitismo adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Settimane dopo, il deputato laburista ebreo Luciana Berger ha richiesto la protezione della polizia durante la conferenza annuale del partito.

“Nel Regno Unito ci sono stati due effetti principali: il primo è la normalizzazione della retorica antisemita, il secondo l’idea che la gente si senta libera di criticare Israele senza per questo sentirsi antisemita”.

La settimana scorsa, il Consiglio dell’UE ha approvato una dichiarazione che invita gli Stati membri che non l’hanno ancora fatto ad approvare la definizione operativa non giuridicamente vincolante dell’IHRA sull’antisemitismo come utile strumento di orientamento nell’istruzione e nella formazione. La relazione dell’agenzia sollecita inoltre i paesi dell'UE a “cooperare sistematicamente” con le comunità ebraiche: le vittime dovrebbero essere esortate a denunciare gli episodi di discriminazione.

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