L'arcivescovo di Cracovia contro i gay

| Parole pensatissime, che paragonano la comunità LGBT ad un’epidemia di peste peggiore di comunismo e nazismo messi insieme

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Lo sdegno e l’imbarazzo stanno attraversando l’Europa, per le pesanti parole di Marek Jedraszewski, arcivescovo di Cracovia e fra i massimi esponenti della conferenza episcopale polacca. Nel corso di diversi interventi pubblici, mentre si celebra l’insurrezione di Varsavia che avrebbe portato alla distruzione della capitale per ordine di Hitler, l’alto prelato polacco ha paragonato la comunità LGBT come “un’epidemia di peste” i cui effetti sulla società potrebbero essere peggiori di nazismo e comunismo messi insieme.

Parole forti e dure, che in qualche modo anticipano l’accesa campagna elettorale in vista delle elezioni legislative del prossimo 13 ottobre, che facilmente sarà fra i temi caldi del programma elettorale dei sovranisti di “PiS”, alleati in Europa alla Lega di Salvini.

“Non esiste più un’epidemia e una piaga rossa comunista, ma ne sta nascendo una nuova, quella della cultura LGBT e delle bandiere arcobaleno, una minaccia bolscevica per i valori e la solidità sociale e familiare della Polonia”, ha spiegato Jedraszewski, classe 1949, in carica dall’8 dicembre 2016.

L’esortazione dell’arcivescovo è di “difendere contro la nuova minaccia il diritto alla vita e alla dignità di un uomo e una donna, gli unici deputati a costruire una famiglia e mettere al mondo dei figli”.

Immediate le reazioni delle associazioni LGBT polacche, che per voce di Bartosz Staszewski hanno protestando, indicando “L’atmosfera di pogrom che la Chiesa cattolica e il PiS stanno creando in Polonia: in passato il capro espiatorio di ogni male del mondo erano gli ebrei, oggi sono i gay”.

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